"La scuola cattolica", da bravi bambini di famiglie per bene a mostri del Circeo

Il film diretto da Stefano Mordini, adattamento del romanzo omonimo di Edoardo Albinati, è l'occasione per ripercorrere i fatti del 1975 e riflettere sulla lettura che ne venne data in quegli anni dagli intellettuali dell'epoca.

Sono sempre bravi ragazzi di buona famiglia“, commenta Tina Lagostena Bassi in un’intervista di Enzo Biagi del 1983, spiegando il Massacro del Circeo, avvenuto nel 1975 e tornato alla cronaca in questi giorni per il film La scuola cattolica, in sala dal 7 ottobre.

Seduta accanto all’avvocata delle donne (si deve a lei il celebre Processo per stupro del 1979), c’era Donatella Colasanti, la superstite sua assistita. Insieme a Rosaria Lopez era stata rapita, torturata, stuprata da tre ventenni della Roma bene, che con l’inganno avevano trascinato le due amiche in una villa a San Felice Circeo, a cento chilometri dalla Capitale. Rosaria Lopez è morta, annegata nella vasca da bagno dai suoi aguzzini dopo 36 ore di sevizie. Donatella Colasanti è sopravvissuta, fingendosi morta, per morire poi, a soli 47 anni, stroncata da un tumore nel 2005.

Sono stati 9 “giovanotti della Siena bene”, invece, a violentare nel luglio del ’79 una ragazza di 16 anni: vittima poi risarcita – come spiega sempre Lagostena Bassi a Biagi – non per la violenza subita, ma poiché a seguito della violenza, nella società, non avrebbe trovato adeguata sistemazione, ossia, nessun “uomo l’avrebbe sposata.”

Sia a Siena che a Roma, il milieu di provenienza degli stupratori è alto-borghese, in entrambi i casi c’è il dominio del forte sul debole, del maschio sulla femmina: “erano solo un pezzo di carne” , si dicono Gianni Guido e Angelo Izzo, due dei tre mostri del Circeo in una scena emblematica del film (il terzo era Andrea Ghira, già carcerato nel 1970 per episodi di teppismo politico e condannato in contumacia all’ergastolo per i fatti del Circeo).

Frequentavano il Fungo dell’Eur, ristorante al 14esimo piano di un grande serbatoio dell’acqua, allora celebre ritrovo per i giovani neofascisti romani, dove portano anche le due amiche, arrivate dalla Montagnola, una borgata periferica della Capitale. Le convincono a seguirli a una festa di compagni di scuola, un istituto cattolico del Quartiere Trieste, fino al litorale laziale nella casa di Ghira, una bella villa isolata.

Qui i tre danno prova di un sadismo raro: Gianni Guido è addirittura in grado di tornare a Roma, in serata, per cenare a casa, come è obbligato dalle regole famigliari, per poi riprendere la via del Circeo e ricominciare le torture e le violenze sulle due ragazze. Leggere le testimonianze di Donatella Colasanti è una discesa all’inferno, degna del peggiore horror. Peccato che quello che accadde in quelle ore fu tutto vero.

Per le loro azioni, i tre sono stati condannati all’ergastolo: in questi quarant’anni, dopo una latitanza lunga una vita, Andrea Ghira è morto di overdose, a Melilla, dopo essersi arruolato nella Legione straniera spagnola. Gianni Guido ha scontato la sua pena a 30 anni, costellati di evasioni; Angelo Izzo, dopo essere fuggito almeno due volte dal carcere e aver a lungo collaborato con la giustizia, visti i suoi trascorsi e i suoi legami con l’estrema destra romana, è stato condannato a un secondo ergastolo per essere stato il colpevole della strage di Ferrazzano: in libertà vigilata, nel 2005, ha ucciso una donna e sua figlia.

In un’intervista rilasciata a Franca Leosini nel 1999, dopo aver già scontato 23 anni di carcere, rivela di aver ucciso altre 7 donne prima del Circeo: dai 17 ai 21 anni aveva già commesso altri 7 omicidi.

È sempre lui, il 7 ottobre di quest’anno, intervistato dal carcere da Adnkronos, a raccontare: “(…) già da subito Pasolini, unico e solo, nella sua ultima ‘lettera luterana’ rispondendo in particolare ad Italo Calvino, ebbe a scrivere ‘ho da ridire che tu crei dei capri espiatori che sono parte della borghesia, Roma, i neofascisti. (…) Ebbene i poveri delle borgate romane cioè i giovani del popolo possono fare e fanno effettivamente (come dicono con spaventosa chiarezza le cronache) quello che hanno fatto i giovani dei Parioli, con lo stesso identico spirito che è oggetto della tua descrittività. I giovani delle borgate di Roma fanno tutte le sere centinaia di orge, le chiamano batterie, simili a quelle del Circeo’. Pasolini fu spiazzante e totalmente ignorato“. (Izzo si riferisce ala Lettera luterana a Italo Calvino. Tu dici, pubblicata sul Corriere della Sera, l’8 ottobre 1975).

Pasolini dava del delitto una lettura sociologica, di perdita dei valori. La donna, il valore che si dava al suo corpo e alla sua persona, non viene mai citata. Si deve arrivare al 2016 e a La scuola cattolica di Edoardo Albinati, romanzo che gli è valso un premio Strega nel 2016 e che è stato adattato da Stefano Mordini nel film omonimo, per leggere (nella Parte VII, Capitolo IV): “Il più originale e durevole discorso politico del Novecento è il femminismo. Ha cambiato la vita a chi ci ha creduto e lo ha seguito, a chi non l’ha seguito, ma ancora di più a chi vi si è opposto“. Molto si deve, dunque, a Tina Lagostena Bassi e alle tante, troppe, donne che ha dovuto difendere.

Federica Torchetti e Benedetta Porcaroli ne La scuola cattolica (Photo by Claudio Iannone)

Perché vedere La scuola cattolica

Mordini tenta di condensare le quasi 2mila pagine di Albinati in un film di 115 minuti e si sofferma sul Delitto del Circeo, perpetrato da tre compagni di scuola dello scrittore, ex allievi di un istituto religioso nel quartiere Trieste, uno dei quartieri “bene” della Capitale. Eppure Roma appare più come la convitata di pietra che non l’ambiente in cui si è alimentata quell’ideologia patriarcale e fascista che ha portato al massacro.

Se la città è solo invocata, il periodo storico, gli anni di Piombo, sono semplicemente detti dalla voce narrante, un fastidioso fuori campo lasciato al protagonista, Edoardo Albinati. Assente il punto di vista delle vittime, le colpe, la crudeltà, l’affiliazione fascista dei tre aguzzini appaiono davvero edulcorate, malgrado sia onorevole la scelta di lasciare nel fondo la crudezza delle violenze.

Si arriva alla fine del film, pur curato e ben interpretato, senza che sia stato sviscerato nulla: i mostri nascono in famiglia, perché le famiglie sono mostruose, pare suggerire la visione, ma non c’è niente abbastanza approfondito da meritare una riflessione, risultando così come una grande occasione mancata.

Vietato ai minori di 18 anni La scuola cattolica di Stefano Mordini, il film che denuncia la violenza sulle donne“: così, su Instagram, la campagna promozionale della Warner Bros Italia per il lungometraggio tratto dal romanzo omonimo di Edoardo Albinati, che ripercorre il Massacro del Circeo.

Senza entrate nella polemica sulla censura (abolita con un decreto del Ministro Franceschini nell’aprile 2021 e sostituita da una Commissione per la classificazione delle opere cinematografiche a cui compete decidere se vietare o meno un film ai minori), va segnalato che, malgrado il limite d’età, nel primo weekend di programmazione il lungometraggio diretto da Stefano Mordini ha debuttato al secondo posto con 508.592 euro di incassi (staccato tuttavia di molto dal primo in classifica, No Time to Die, con un incasso di 1.531.047 euro).

Il Ministero ha vietato ai minori di 18 anni il film sul massacro del Circeo

Resta l’amaro per aver considerato gli adolescenti di oggi incapaci di comprendere la differenza tra vittime e carnefici, aver privato i diretti destinatari del film di una possibilità per conoscere i fatti avvenuti nel 1975 e discutere, magari a scuola, di stupro e violenza di genere; giovani che prima o poi, se vorranno, vedranno il film a prescindere dalla sala o dai passaggi in tv, con o senza divieto. Gli zoomer, d’altronde, hanno mezzi e conoscenze (e profilo, viene da pensare) ben al di sopra dei tanti boomer che compongono la “novella” Commissione. Che poi il film possa anche piacer loro, è tutto da dimostrare.

Emanuele Di Stefano ne La scuola cattolica (Photo by Claudio Iannone)

Scheda del film

Presentato in anteprima fuori concorso alla 78esima Mostra del Cinema di Venezia, La scuola cattolica è in sala dal 7 ottobre, vietato ai minori di 18 anni. Il film è tratto da La scuola cattolica di Edoardo Albinati (edito da Rizzoli), premio Strega nel 2016.

La scuola cattolica

La scuola cattolica

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La regia è di Stefano Mordini, che ne ha curato anche la sceneggiatura insieme a Massimo Gaudioso e Luca Infascelli. Tra gli interpreti, Benedetta Porcaroli, nel ruolo di Donatella Colasanti. Accanto a lei, insieme a tanti giovani alla prima esperienza, ci sono Fabrizio Gifuni, Valentina Cervi, Valeria Golino, Riccardo Scamarcio, Jasmine Trinca, Gianluca Guidi.

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