Quando muore un personaggio famoso, ovviamente, tutti veniamo a sapere della sua morte da un qualsiasi mezzo di comunicazione, sia esso un giornale, un telegiornale o, in tempi recenti, anche attraverso i social. Mentre nel caso delle persone comuni, molto spesso l’unico modo per venire a conoscenza della scomparsa di una persona è leggerne il necrologio sul giornale.

Una tradizione che, a dispetto di quanto si potrebbe pensare, non è andata scemando con la sempre crescente digitalizzazione dei media, e che anzi nei format online dei giornali ha trovato nuova linfa; l’editor Kristen Hare, ad esempio, ha raccontato su Poynter il suo personale esperimento, portato avanti sia sul giornale di St. Petersburg, Florida, per cui scrive, che sul Tampa Bay Times, riportando gli obituaries, ovvero gli articoli dedicati appunto alle persone scomparse, in formato digitale.

L’esperimento di Hare si è trasformato in una borsa di studio nel 2020 con il Reynolds Journalism Institute dell’Università del Missouri, e dalla collaborazione fra l’editor e l’istituto sono emersi risultati significativi: scrivendo un necrologio a settimana per quasi ogni settimana, per un totale di 40 articoli, sono state generate quasi 200.000 pagine visualizzate, quasi 300.000 minuti impegnati, mentre 226 persone hanno fatto clic sulla pagina dell’abbonamento al Times o dell’abbonamento digitale dopo aver letto un necrologio.

Ma ci sono anche altri dati che possono essere analizzati osservando il pubblico che legge i necrologi digitali: ad esempio, le persone sono molto legate a comunità specifiche, che si tratti di un’industria, un hobby, un’identità, ai luoghi conosciuti, e sono incuriosite dal trarre insegnamenti dalle vite delle persone defunte, descritte negli articoli.

La morte di un ristoratore, spiega Hare, può indurre le persone a commentare “Andavo sempre a mangiare in questo ristorante!”, mentre leggere gli obituaries di persone che hanno ottenuto particolari successi nella propria vita può indurre altre a fare qualcosa per cambiare in positivo la propria.

Scrivere un necrologio, quindi, confrontandosi con i familiari del defunto per capire come impostarlo, non è un mero atto di cronaca da pubblicare sul giornale ma, nei limiti del possibile – delle parole concesse per scrivere l’articolo, in particolar modo – raccontare un pezzo di umanità che probabilmente vale la pena conoscere.

Anche in Italia i necrologi, ovviamente, sono molto usati; Il Post ha chiesto al Corriere della Sera, il quotidiano che attualmente ne pubblica di più, come funzioni la pubblicazione di un pensiero per una persona scomparsa. Questo genere di annunci si paga 6,50 euro a parola, mentre le partecipazioni (che di solito hanno formule come “Partecipano al lutto anche”) servono 13 euro a parola, ma sono decisamente più brevi.

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In media un necrologio costa 300 euro, ma non è detto, perché alcuni possono essere piuttosto lunghi e, quindi, costare di più. Per quanto riguarda la versione digitale, il Corriere li pubblica anche sulla propria pagina web senza sovrapprezzo, e il necrologio viene inserito in un database online per renderlo sempre disponibile; a esso possono essere aggiunte la biografia (50 euro) o la fotografia (15 euro).

Anche nel caso di un giornale a livello nazionale come il Corriere, è molto probabile trovare necrologi che arrivano dalla provincia di Milano, perché in generale le persone fanno così, pubblicando l’annuncio di morte sul giornale locale o, in caso di quotidiano nazionale, su quello che è più vicino alla zona di nascita della persona scomparsa. Insomma, se una persona muore a Napoli è piuttosto facile pensare che il suo necrologio venga pubblicato sul Mattino.

Nel 2020 purtroppo i necrologi sono ovviamente aumentati, a causa della pandemia di Covid che ha causato moltissime morti in tutto il mondo; esemplare, in questo senso, L’Eco di Bergamo, che nel solo mese di marzo dello scorso anno è stato costretto a pubblicare fino a dodici pagine di necrologi al giorno; quella bergamasca, come sappiamo, nella prima fase della pandemia fu la città più colpita in Italia.

Le 12 pagine di necrologi su L’Eco di Bergamo (Fonte: Il Post)

Proprio nel 2020 il necrologio è tornato ad assumere una funzione fondamentale, visto il divieto di celebrare ogni forma di cerimonia religiosa, compresi quindi i funerali, che per tantissime persone hanno purtroppo spesso significato dover dare l’addio a un caro senza neppure poterlo salutare di persona.

C’è infine chi detta il proprio necrologio, come fece Indro Montanelli nel 2001, poco prima della morte, all’allora direttore del Corriere della Sera Ferruccio de Bortoli:

Giunto al termine della sua lunga e tormentata esistenza – Indro Montanelli – giornalista – Fucecchio 1909, Milano 2001 – prende congedo dai suoi lettori ringraziandoli dell’affetto e della fedeltà con cui lo hanno seguito. Le sue cremate ceneri siano raccolte in un’urna fissata alla base, ma non murata, sopra il loculo di sua madre Maddalena nella modesta cappella di Fucecchio. Non sono gradite né cerimonie religiose, né commemorazioni civili.

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