Impiccati, condannati, sfruttati: perché il 1 Maggio è la Festa dei Lavoratori

Da più di un secolo in molti Paesi il primo maggio si celebra la Festa dei Lavoratori: ecco perché cade in questa data.

Il primo maggio di ogni anno, in Italia e in altri Paesi del mondo, si celebra la Festa dei Lavoratori, per commemorare le lotte per i diritti dei lavoratori, nate a partire dalla seconda metà dell’Ottocento per ottenere la riduzione della giornata lavorativa a otto ore, e che hanno portato negli anni a conquiste fondamentali di cui godono oggi i lavoratori di tutto il mondo.

La scelta della data, come vedremo, si riferisce proprio a uno degli eventi centrali avvenuti sul finire del XIX secolo durante uno degli scioperi organizzati dai lavoratori. Dopo anni di storia, ancora oggi in molti Paesi, questa giornata è un’occasione per ricordare le conquiste ottenute, fare campagna per i diritti dei lavoratori e mostrare solidarietà con altri lavoratori che chiedono tutele e il rispetto di diritti fondamentali.

Nonostante le conquiste raggiunte dalla Storia negli anni, infatti, oggi le condizioni di lavoro per molte categorie sono peggiorate. La crisi economica sul finire degli anni Dieci e l’ascesa di nuovi modelli economici, come la gig economy, hanno messo in luce le contraddizioni di un’era moderna, che si è mostrata incapace di garantire condizioni eque e dignitose per tutti e di tutelare diritti fondamentali che si pensavano ormai acquisiti, come un salario minimo, ferie pagate e l’indennità di malattia.

Accanto alla nascita di nuove figure professionali precarie e al perdurare di forme illegali di reclutamento e di sfruttamento della mano d’opera, come il caporalato, continua poi a essere sempre più fragile la posizione delle donne, ancora vittime di una disparità di genere che le penalizza da ogni punto di vista e ne condiziona scelte di vita e opportunità di carriera, limitandone le libertà.

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Ecco perché, ancora oggi, il primo maggio non è solo una ricorrenza simbolica in ricordo di un passato di conquiste ma una giornata piena di significato per chiedere maggiori diritti e l’eliminazione di ogni forma di discriminazione e sfruttamento.

Perché la Festa dei Lavoratori si festeggia il 1 maggio

È alla fine del 1800 che un gruppo di socialisti, comunisti e sindacalisti sceglie questa data simbolica per commemorare i tragici fatti di Haymarket avvenuti a Chicago nel maggio del 1886. Più precisamente succede nel 1889, quando il Congresso Internazionale di Parigi, che diede il via alla Seconda Internazionale – ossia l’associazione internazionale dei lavoratori – dichiara ufficialmente il primo maggio come la Festa Internazionale dei Lavoratori.

Nel maggio del 1886, alcuni lavoratori di Chicago erano in sciopero da giorni per protestare contro il mancato rispetto della legge – promulgata nel 1866 ed entrata in vigore nell’anno successivo – che istituiva il tetto massimo di otto ore lavorative al giorno. Durante le manifestazioni, la polizia, chiamata a reprimere l’assembramento, sparò sulla folla, uccidendo due persone. La brutalità delle forze dell’ordine portò a nuove proteste, che culminarono nella manifestazione di Haymarket Square, la piazza che abitualmente ospitava il mercato delle macchine agricole. I fatti culminarono nello scoppio di una bomba sulla folla, che portò alla morte di sette agenti e almeno quattro civili.

Non venne mai identificata la persona responsabile del lancio della bomba, ma vennero arrestati otto lavoratori. Sette dei quali vennero condannati a morte e uno di loro mandato in prigione per 15 anni. Dei sette, quattro furono impiccati, uno si suicidò il giorno prima dell’esecuzione e a due di loro venne commutata la pena in ergastolo.

Dal 1889, quindi, da quando cioè la Seconda internazionale dichiara il primo maggio Festa internazionale dei Lavoratori, questa ricorrenza viene celebrata in molti Paesi del mondo.

Le Festa dei Lavoratori in Italia e negli altri Paesi

Negli Stati Uniti, da cui tutto è partito, un’osservanza simile, nota con il nome di Labor Day, si festeggia il primo lunedì di settembre, questo perché, negli anni successivi alla rivolta di Haymarket, il presidente degli Stati Uniti Grover Cleveland, a disagio con le origini socialiste delle Festa internazionale dei Lavoratori, decise di firmare una legge per rendere la Festa del Lavoro, che già si teneva in molti Stati nel primo lunedì di settembre, la festa ufficiale degli Stati Uniti in onore dei lavoratori. L’esempio fu poi seguito negli anni successivi anche in Canada.

In Unione Sovietica, sul finire dell’Ottocento il governo appoggiò inizialmente la ricorrenza, convinto che avrebbe incoraggiato i lavoratori di Europa e Stati Uniti ad unirsi contro il capitalismo. Divenne quindi una festa solenne nei Paesi del blocco orientale, con parate di alto profilo e manifestazioni solenni a cui partecipavano le più alte cariche del governo e del partito comunista; successivamente, con la dissoluzione dell’Unione Sovietica e la caduta dei governi comunisti in Europa orientale alla fine del XX secolo, la festa ha perso importanza.

In Germania questa ricorrenza diventò ufficiale nel 1933, dopo l’ascesa del Partito Nazista, ma paradossalmente proprio in quei giorni il governo abolì i sindacati liberi, ponendo fine anche al movimento operaio tedesco.

In Italia, la Festa dei Lavoratori, che si celebra a partire dal maggio 1891, venne soppressa durante l’era fascista e fu ripristinata dubito dopo la Seconda Guerra Mondiale, nel 1945.

La condizione femminile e la necessità di una Festa delle Lavoratrici

I dati che la realtà attuale ci consegna ci mettono di fronte a una situazione drammatica riguardo alla condizione delle lavoratrici donne, situazione aggravata dalle conseguenze generate dalla pandemia da Covid-19, i cui costi maggiori in ambito sociale ed economico sono pagati ancora una volta soprattutto dalle donne.

Basti pensare che, come ci dice Istat, nel dicembre 2020 su 101mila posti di lavoro persi, 99mila erano occupati da donne e che nell’intero 2020 delle 444mila persone rimaste senza lavoro, tra inattivi e disoccupati, 312mila erano, nuovamente, donne.

A dicembre 2020 101mila persone hanno perso il lavoro, 99mila sono donne

Accanto a questo dato allarmante, va segnalato che in generale il tasso di occupazione femminile è di molto inferiore rispetto a quello maschile: siamo a 48,4% contro il 67,6% degli uomini. Inoltre la disparità tra i sessi nel mondo del lavoro si traduce anche in una importante differenza salariale: le donne, percepiscono in media uno stipendio inferiore del 16% in meno rispetto a quello degli uomini. Il Gender Gap Report 2019 del World Economic Forum riferito all’anno 2018 rileva che in quell’anno la la differenza retributiva fra maschi e femmine valeva più di 2.700 euro lordi annui.

Non solo, le donne sono oggi maggiormente coinvolte in lavori precari e maggiormente vulnerabili e privi di sicurezze e tutele: la forza lavoro femminile è per larga parte costituita da partite iva e contratti deboli, con tutele minime o del tutto inesistenti. Inoltre, sempre sulla popolazione femminile, ricade la quasi totalità della gestione dei figli e della cura domestica, una pesante eredità della mentalità patriarcale che permea ancora oggi la società e la sua cultura dominante. L’assenza di una efficace rete di infrastrutture dedicate a servizi assistenziali e di cura e di politiche mirate per il sostegno della maternità e dei congedi parentali, mai come in questo periodo emergenziale, hanno messo in luce come sia il lavoro delle donne e le loro opportunità di carriera a risentirne, con conseguenze importanti sui loro reddito, il tenore di vita e la libertà economica, oltre che sociale.

Uno scenario allarmante che merita una maggiore attenzione dell’opinione pubblica, oltre che immediati interventi da parte dei governi finalizzati a inaugurare nuove politiche economiche e sociali che si fondino sul protagonismo delle donne e su un loro più agevole accesso nel mercato del lavoro, per promuovere un’idea di società e un’economia più equa e inclusiva, che tenga conto prima di tutto della prospettiva di genere. Uno scenario che ci spinge a riconoscere, nostro malgrado, ancora oggi la necessità di dedicare una Giornata specifica alla causa femminile, perché quei diritti fondamentali conquistati faticosamente anni fa, ancora oggi non ci consegnano una società equa e paritaria.

Articolo originale pubblicato il 22 Aprile 2021

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