Questa è la stanza più silenziosa del mondo: qui il silenzio è assordante

Microsoft utilizza una camera anecoica per testare console, cuffie e computer: si tratta di una stanza in cui c'è il silenzio quasi assoluto, qualcosa che in natura è davvero rarissimo.

Nel 1952, il musicista John Cage realizzò una composizione dal titolo 4’33’’: era infatti quella la durata entro cui uno o più artisti avrebbero dovuto non suonare i propri strumenti di fronte al pubblico. Era la provocazione di un genio, che nascondeva una grande verità scientifica (perché la musica è anche matematica e soprattutto scienza): anche se non si suona, l’ambiente intorno a noi emette dei rumori. In altre parole, il silenzio in natura non esiste. O meglio esiste (o quasi, in un certo senso) in una camera anecoica.

Infatti esiste una stanza in cui il silenzio quasi assoluto è artificiale. E impregna talmente lo spazio da diventare assordante e provocare nelle persone una serie di “effetti collaterali”. Ecco cos’è quindi una camera “anecoica” (cioè priva di eco), che si trova nel quartier generale di Microsoft a Redmond, nello stato di Washington. Come spiega la Bbc, questa stanza è stata approntata nel 2015 dal colosso informatico per poter provare diversi device, per esempio la XboX: è infatti fondamentale per testare attrezzature come cuffie, computer o console nel più completo silenzio, o quasi.

In pratica, spiega la Cnn, tutti i rumori del mondo esterno sono bloccati in questa stanza. Il silenzio è quasi assoluto: raggiunge infatti una media di -20,3 decibel, cioè si è ben oltre al suono che può essere percepito dall’orecchio umano. Un vero e proprio primato inserito nel Guinness World Record. In simili circostanze è normale riuscire a sentire distintamente il proprio battito cardiaco o le ossa che fanno un rumore stridente mentre ci si muove: un ronzio nelle orecchie può diventare assordante e la mancanza di eco sabota la nostra consapevolezza spaziale fino a farci perdere l’equilibrio.

Camera anecoica: il silenzio assordante della stanza che fa impazzire chi ci entra

Non appena si entra nella stanza – ha illustrato Hundraj Gopal, scienziato e progettista principale della camera anecoica di Microsoft, qui in foto – si avverte immediatamente una sensazione strana e unica, difficile da descrivere. La maggior parte delle persone trova l’assenza di suono assordante, avverte un senso di pienezza nelle orecchie o qualche ronzio. I suoni molto deboli diventano chiaramente udibili perché il rumore ambientale è eccezionalmente basso. Quando giri la testa, puoi sentire quel movimento. Tu puoi sentirti respirare e sembra un po’ forte.

La spiegazione del perché avviene questo è anche legata alle nostre abitudini di vita: nel mondo reale, quello che non è stato progettato da un ingegnere, siamo esposti continuamente a dei suoni e a dei rumori, proprio perché il silenzio in natura non esiste. Questo significa che i nostri timpani sono soggetti sempre a una certa pressione dell’aria: quando si entra nella camera anecoica, questa pressione scompare perché le pareti della stanza non permettono la presenza di riflessi sonori, riverberi, echi.

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Siamo abituati – ha spiegato lo psicologo Peter Suedfeld dell’Università della British Columbia – a ogni suono che produce una piccola eco dal mondo che ci circonda. In queste camere c’è solo un suono morto. È proprio come entrare in una camera buia: all’inizio non si può vedere niente, ma col tempo i propri occhi si adattano.

Per giungere a questo risultato, i progettisti della Microsoft hanno realizzato una struttura a cipolla che la isola dal resto dell’edificio, oltre che dal mondo esterno: la camera anecoica consta di sei strati di cemento e acciaio, posizionati su una serie di molle per attutire le vibrazioni. Sul pavimento, sul soffitto e sulle pareti sono stati posti dei cunei in fibra di vetro, per impedire il rimbalzo delle onde sonore. Sul pavimento è stata inoltre posizionata una griglia di cavi fonoassorbenti. Esiste anche un’altra stanza simile, che precedentemente deteneva il record del silenzio: si trova all’Orfield Labs di Minneapolis (dove prima c’era lo Studio 80, in cui registravano Bob Dylan e Prince) ma è aperta al pubblico, e quindi tantissimi turisti nella “Piccola Mela” prenotano perché vogliono fare quest’esperienza.

Articolo originale pubblicato il 12 Febbraio 2021

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