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Omogenitorialità: perché avere due mamme o due papà non "confonde" i bambini

È dal 1978 che esistono studi sull'omogenitorialità. E dicono che la crescita e il benessere dei figli non dipende dall'orientamento sessuale dei genitori.
Omogenitorialità

Quello di omogenitorialità è un concetto che entra sempre più nell’immaginario collettivo. Il termine indica il legame tra due genitori omosessuali e i loro figli. In base alla legislazione del Paese in cui si trova la famiglia omogenitoriale, si possono verificare diverse possibilità: per le coppie di uomini che i figli siano stati adottati, siano nati con la gravidanza per altri oppure che siano nati precedentemente al coming out (per cui l’altro partner effettua stepchild adoption); per le coppie di donne c’è anche l’ipotesi della fecondazione in vitro con lo sperma di un donatore.

Nel film Lei mi odia, viene anche aperta l’ipotesi fantasiosa che una donna lesbica si faccia fecondare da un uomo con un rapporto sessuale a pagamento.

Omogenitorialità: cosa significa?

Omogenitorialità
Fonte: A Modern Family

Il termine è un composto da «omo-» che indica i due omosessuali al centro di questo modello famigliare, e «genitorialità» che si riferisce appunto al loro essere genitori. A volte si parla anche di omoparentalità, quindi con un termine che è allo stesso tempo di matrice greca e anglofona.

Questo tipo di famiglie ha iniziato a esistere a partire dagli anni ’70 – e con esse i primi studi sul fenomeno. Le legislazioni di sempre più Paesi occidentali od occidentalizzati si stanno uniformando per riconoscere alle coppie gay il diritto alla genitorialità come diritto umano fondamentale. Negli Stati Uniti, stando a un censimento del 2000, il 33% delle coppie formate da donne e il 22% delle coppie formate da uomini avevano un figlio minore e convivente. In tutto, nel 2005 erano 270313 le cosiddette famiglie arcobaleno.

Omogenitorialità e Famiglie Arcobaleno

Famiglie Arcobaleno è il nome che prende l’associazione che riunisce le famiglie con genitori omosessuali. L’associazione è tanto celebre e significativa per il fenomeno, che le famiglie omogenitoriali vengono chiamate per estensione «famiglie arcobaleno» – con la lettera minuscola come per i nomi comuni, mentre con la lettera maiuscola si indica il nome proprio del circolo.

Esiste in Italia anche un’altra associazione, Genitori Rainbow, che raccoglie in particolare coloro che hanno avuto figli durante le relazioni precedenti al coming out. Esiste infine anche un’altra associazione in Italia, che riunisce i genitori, eterosessuali e cisgender, di figli Lgbt: si chiama Agedo. L’associazione Famiglie Arcobaleno, in particolare, è sorta in Italia nel 2005, per “imitazione” di un’analoga associazione francese, con lo scopo di promuovere il dibattito sulla tutela dell’omogenitorialità.

Studi su omogenitorialità e figli

Omogenitorialità
Fonte: I ragazzi stanno bene

È possibile che, parlando con qualcuno che conoscete e che solleva grossi dubbi sull’eventualità che coppie gay abbiano dei figli, si metta a parlare di generici studi sulle famiglie arcobaleno, secondo cui avere genitori omosessuali è nocivo per la psiche dei figli. Naturalmente questi studi non esistono, si tratta di fuffa e propaganda ideologica. Gli studi ci sono, e vanno avanti dal 1978, ma affermano che non esiste possibilità che due genitori nuocciano ai figli solo perché gay. Tutti gli studi di settore sono raccolti sul sito di Famiglie Arcobaleno.

Il primo di questi studi è appunto del 1978, si intitola Sexual Identity of 37 children raised by homosexual or transsexual parents, a firma Green R., e ha coinvolto 21 bambini di età tra 5 e 14 anni cresciuti da madri omosessuali. Il risultato della ricerca mette in risalto come non esistano atipie nell’identità di genere tra i piccoli volontari. In altre parole, crescendo in una famiglia di gay non si “diventa” gay – certo, oggi sappiamo che, a differenza di quanto scriveva Adolf Adler in Psicologia dell’omosessualità, l’orientamento sessuale non dipende da fattori ambientali.

Uno degli ultimi studi in ordine di tempo è italiano e risale al 2015. Si intitola Crescere in una famiglia omogenitoriale ed è stato realizzato da Anna Maria Speranza. La ricerca, che è una revisione degli studi effettuati negli ultimi 30 anni, attesta come i bambini cresciuti da genitori omosessuali non differiscono da quelli cresciuti da genitori etero, per quanto riguarda salute psicologica, sviluppo sociale, cognitivo e psicosessuale, relazioni con i coetanei e risultati scolastici. In pratica, si spiega come il benessere del bambino sia dato da una serie di fattori, quali la relazione con i genitori, il sostegno sociale ed economico e la sicurezza che essi infondono nei figli.

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