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Sei creativa? 10 passi per fare della tua passione un lavoro grazie ai social

Questo non è un manuale per diventare influencer o miliardari in 10 mosse, semmai un vademecum più concreto per iniziare a guadagnare mettendo a frutto un tuo talento, fino a trasformarlo in lavoro.
Questo contenuto fa parte della rubrica “Libere di essere” powered by N26

Il web è pieno di compendi per diventare ricchi, famosi e cambiare vita in 10 mosse e no, qui non troverete nulla del genere.

Più o meno tutti, in un momento della nostra vita, presi da disperazione o da chissà quale speranza, abbiamo provato a cliccare su uno di questi articoli che ci promettevano soldi e successo facile.

Salvo poi scoprire l’unica cosa garantita da questi manuali del business facile, che non sono altro che specchietti per le allodole zuppi di banalità e privi di sostanza: e cioè che non c’è nessun vademecum in grado di cambiare la nostra vita dall’oggi al domani, come una bacchetta magica.

Nell’epoca in cui tutti sognano di essere influencer e di fare soldi facili, parlare di sacrifici, di studio e dedizione, si sa, può sembrare fuori moda. Ma di fatto il successo, quello vero s’intende, non quello che rischia di crollare da un giorno all’altro come un castello di sabbia, è ancora fatto di queste cose e di talento.

Ma a volte anche quest’ultimo non basta, se non si sa come metterlo a frutto e come incanalarlo all’interno di un piano di business. E allora ecco che di seguito abbiamo provato a raccogliere qualche spunto per chiunque abbia un talento creativo e voglia farne una fonte di guadagno, per arrotondare, per lasciare magari domani un lavoro che non ci piace più, per reinventarsi dopo averne perso uno o dopo una maternità che ci sembra ci abbia lasciate in panchina dal punto di vista professionale.

Questo articolo è dedicato a chi possiede un’abilità artistica e abbia deciso di mettersi in gioco. Partendo non solo da qualche consiglio, ma anche dalle domande giuste.

1. Fattibilità e “analisi di mercato”: ricorda che less (ma unico) is more

C’è chi fa gioielli partendo dalle materie prime più creative, chi dipinge sui materiali più impensabili, chi ha il dono di saper raccontare per immagini o per parole; c’è chi sa cucire, ricamare, creare oggetti di artigianato o fare riciclo creativo creando oggetti davvero utili e/o originali e dal design fantasioso.

Ma avere un’abilità creativa basta? La risposta è non sempre ed è importante, prima di intraprendere un’avventura imprenditoriale, fare un’analisi della fattibilità e del potenziale del nostro progetto.

Ci sono alcune domande fondamentali cui dobbiamo rispondere con lucidità, come ad esempio:

  1. Il mercato artigianale/ creativo in cui vado a inserirmi è già saturo o c’è spazio?
  2. Quanto è originale la mia offerta? È davvero unica o ho un sacco di rivali e, se sì, quanto spazio ho.

È difficile, se non impossibile, che chi voglia iniziare un’attività in proprio partendo da un proprio talento possa permettersi di far fare da professionisti esperti un’analisi di mercato, ma un po’ di sano realismo è alla portata di tutti.

Per esempio: difficilmente riuscirò a sfondare se intendo aprire un negozio online di gioielli fatti con le cialde usate del caffè, soprattutto se questi sono uguali ai tanti tantissimi già visti sul web.

Quindi il primo passo è definire l’unicità della nostra offerta e puntare su questa. Non fatevi prendere dalla fregola di fare mille cose fatte male, a volte un unico prodotto ben curato, ben pensato e magari che si presta a personalizzazioni  ha più possibilità di un servizio vario ma già abusato, che posso trovare ovunque.

2. Competitor (chi?) e ispirazione (che non vuol dire plagio)

Altra cosa da chiedersi: chi sono i miei competitor, ovvero rivali?
In cosa mi differenzio da loro? (Se la risposta è in niente, è un problema!).
Che cosa, invece, posso imparare da loro, non solo in termini di prodotto, ma anche nel modo di comunicare?

Rispondere a queste domande è fondamentale. E attenzione! Resistete all’idea di rubare idee, invece di averne delle vostre: a) perché è un plagio e i diretti interessati potrebbero venire a chiedervene conto in termini legali ed economici; b) essere la copia di qualcosa o qualcuno non vi renderà imprenditori di successo e, nel breve-medio termine, sarà giustamente la fine della vostra attività (poco) creativa.

3. Target, questo sconosciuto, e dove trovarlo

Non si tratta di essere esperti di marketing, ma di una domanda tanto fondamentale, quanto a volte ignorata. Chi è il mio target? A chi mi rivolgo? Chi è interessato al mio prodotto? Non sempre cercare di soddisfare tutti ci dà più possibilità di vendere. Spesso è solo un modo per rendersi irrilevanti e non uscire a emergere dalla mischia.

A volte il nostro successo può essere determinato proprio dal fatto di rispondere a un’esigenza precisa. Pensiamo per esempio ad alcune artigiane che creano gioielli con il latte materno: il target delle neomamme è ristrettissimo, ma molto molto motivato.

4. Partita iva (mamma, scusa se non ho un lavoro a tempo indeterminato!)

Bisogna fare i conti in tasca, bisogna pianificare, analizzare, definire quanto sopra e poi… Bisogna crederci! Ci sarà sempre qualcuno a noi molto vicino che ci chiederà “Perché lo fai?”, non è meglio/ più facile trovarsi un lavoro sicuro, con un’entrata fissa e magari un orario ben definito?

A parte il fatto che non per tutti è possibile avere la sicurezza di un lavoro di questo tipo, essere imprenditori di se stessi porta a tante soddisfazioni, ma anche a tanti pensieri.

Prima di lanciarsi nel business è bene capire con un consulente di fiducia:

  1. cosa comporta aprire una partita IVA (calcolate bene soprattutto lo scoglio del primo anno di attività, quando vi troverete a versare l’IVA per la prima volta: è sempre un momento cruciale per tutti i freelance),
  2. a che agevolazioni avete diritto (se ne avete),
  3. se potete avere accesso ad alcuni fondi per l’imprenditoria (es. femminile o per giovane età, etc).

Dovete aver ben chiaro quale potrebbe essere lo scenario peggiore: non per demoralizzarvi, ma per non farvi trovare impreparati e sì, anche per testare la vostra motivazione.

5. Conto in banca (non sono tutti uguali!)

Non lo sono per nulla e, soprattutto per un freelance che avrà grandi uscite di start up e la necessità di tenere monitorate al centesimo le proprie finanze, scegliere un conto o l’altro può fare la differenza.

Come scegliere un conto per freelance? Ecco alcune caratteristiche fondamentali:

  1. Meglio un conto in banca 100% mobile, per gestire e tenere traccia di tutte le operazioni via smartphone in qualsiasi momento;
  2. Rigorosamente a zero spese: oggi ce ne sono, perché pagare quello che non devi?

Il conto dedicato ai freelance di N26 ha tutte queste caratteristiche e, in più, offre anche un cashback dello 0,1% per ogni acquisto effettuato con la carta di debito business.

“Come ho lasciato un lavoro a tempo indeterminato per seguire le mie passioni”

“Come ho lasciato un lavoro a tempo indeterminato per seguire le mie passioni”

6. Dove vendo?

Il web è un negozio potenzialmente aperto sul mondo. Ma questo non vuol dire che dobbiamo aprire un e-shop ovunque.

Se per esempio facciamo oggetti di artigianato, portali come Etsy possono fare al caso nostro, così come le funzioni di shop integrate ormai nei social più noti, da Facebook a Instagram.

Anche in questo caso less is more: è inutile avere aperti mille shop seguiti male. Meglio verticalizzarsi e investire risorse ed energie nel negozio online che abbiamo scelto.

7. Non avevamo detto social

Com’è che il titolo è “10 passi per fare della tua passione un lavoro grazie ai social” e ancora non abbiamo parlato di social?

Perché un’azienda digitale ha delle premesse indispensabili per certi versi simili a un’azienda tradizionale e finché non abbiamo le idee ben chiare su cosa vogliamo fare è inutile mettersi ad aprire profili social come se non ci fosse un domani.

Anche qui vale la regola del buon senso: quali sono i social adatti per il mio business?

Trattandosi di lavori creativi è facile che la componente visiva sia fondamentale e, in questo senso, Instagram potrebbe essere il cavallo su cui puntare.

Evitate di aprire canali social inutili. Domandatevi: Twitter può davvero fare la differenza per la mia attività, per esempio, di decoratrice?
Su Tik Tok devo andarci per forza perché i ragazzi giovani ora vanno tutti lì o ci vado solo se ho qualcosa da dire di sensato in quel social e al suo target?

Il fatto che abbiate un account Facebook o Instagram e postiate i vostri selfie o quello che mangiate al ristorante NON vi rende dei social media manager. Fatevi aiutare da chi ne sa o, prima di iniziare, investite su dei corsi di formazione validi.

8. Calendario eventi… Non solo offline

Business nuovo, idee nuove. Non fossilizzatevi nell’idea “prodotto creativo/ artigianato = mercatini in piazza”.

Può essere un canale importante della vostra attività, ma non l’unico e, in alcuni casi, nemmeno il principale.

I social sono un mondo in continuo fermento, sul quale potete organizzare eventi continuativi, partnership, ricorrenze a tema e intercettare un pubblico vastissimo. Ovviamente non dimenticatevi degli appuntamenti commerciali ormai irrinunciabili, come il Black Friday, il Natale, San Valentino, i saldi e domandatevi che cosa potete fare per rendere il vostro prodotto appetibile nelle varie stagionalità dell’anno.

9. Fidelizzazione: se sei bravo passo parola

Quando riceviamo un pacco a casa quanto conta per noi la buona impressione di una confezione fatta bene, di un bigliettino con un buono sconto, di un servizio di assistenza attento soprattutto in presenza di qualche errore?

Non dovete diventare vittime di una recensione negativa, ma se su dieci lo sono nove fatevi due domande. È il mondo che ce l’ha con voi o state sbagliando qualcosa?

E soprattutto, cosa posso fare perché i miei clienti si sentano così coccolati da tornare ad acquistare da me e consigliarmi anche agli amici?

Mai come in questi casi vale il detto “I dettagli fanno la differenza”!

10. Reinvestire: non sempre risparmiato è guadagnato

Le nonne ci dicevano che “risparmiato è guadagnato”. Ma è proprio così?
Forse sì, se hai un lavoro a tempo indeterminato. Ma se hai appena avviato una start up, vale di più dire che investito è moltiplicato.

Monitorate attentamente entrate e uscite dal vostro conto online, ma non dimenticate di mettere a budget un fondo da reinvestire nella vostra attività (per esempio in sponsorizzazioni sui social per promuovere il vostro prodotto). Un’azienda che non investe è un’azienda che muore.

In questo senso, la funzione Spaces del conto N26 permette di creare spazi separati dal conto principale e utilizzarli per mettere soldi da parte per obiettivi precisi. Puoi trasferire denaro dal tuo conto allo spazio in tempo reale direttamente dall’app N26, con un semplice “clicca e trascina”. Imposta il tuo obiettivo di risparmio, monitora i tuoi progressi e, se non vuoi cadere nella tentazione di spendere quello che hai risparmiato, blocca lo spazio. In men che non si dica, riuscirai a mettere un gruzzoletto da parte senza
nemmeno rendertene conto!

Bonus track: no a business plan kamikaze

Vi avevamo promesso 10 passi, ma vi aggiungiamo un consiglio come bonus.
Non fatevi fregare da chi vi racconta da come, da un giorno all’altro, ha mollato tutto per buttarsi senza rete in una nuova avventura lavorativa.

O è una bugia o è la storia di chi, per famiglia o guadagni precedenti, non deve farsi i conti in tasca e, quindi, può anche non tenere i piedi per terra.

Il successo di un’idea è fatto di sacrifici, pianificazione, tempo e crescita. A tanta fatica e impegno, del resto, corrisponde anche tanta soddisfazione.

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