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Vittimismo: 3 modi per riconoscere una persona affetta dalla "sindrome di Calimero"

Il vittimismo rischia di trasformare la presunta vittima in tiranno. Ecco come fare, sia che lo si subisca sia che se ne sia affetti.
Vittimismo

Sarà capitato a tutti, almeno una volta nella vita, di sentire che il mondo, lo spazio che ci circonda, i nostri conoscenti siano ingiusti nei nostri confronti. Quando capita una volta o due, beh, è molto probabile che abbiate ragione. Ma quando si innesca un continuo domandarsi: «Perché gli altri sì e io no?» quello che otteniamo è il vittimismo cronico, che può sfociare, nei casi peggiori, nella paranoia. Il vittimista è colui che è affetto da quella che comunemente prende il nome di sindrome di Calimero.

Chi è stato bambino tra gli anni ’60 e ’70 ricorderà sicuramente un programma pubblicitario della Rai che si chiamava Carosello. In esso, tra le varie réclame, si potevano vedere le avventure di Calimero. Erano degli spot, come li conosciamo oggi, solo che raccontavano una vera e propria storia. In questa storia, fatta di episodi, Calimero finiva spesso vittima degli eventi, perché era «piccolo e nero». Questo sentirsi costantemente inferiori e diversi è ciò che caratterizza anche il vittimismo, da qui l’espressione sindrome di Calimero appunto. Non vi sembra grave perché Calimero aveva un aspetto carino e puccioso? Allora continuate a leggere.

Come riconoscere le persone che soffrono di vittimismo

Vittimismo
Fonte: Calimero

Il vittimista presenta delle caratteristiche ben precise. E anche abbastanza pericolose, dato che se gli state troppo vicino innesca un sistema di sensi di colpa in cui voi crederete di aver commesso qualcosa che in realtà non avete mai commesso. Per questo, per esempio, Riza parla del concetto di tiranno. Il vittimista diventa un vero e proprio tiranno nei confronti della persona che gli sta vicino, è la sua manipolazione principale. Ma come possiamo capire se chi abbiamo accanto è affetto da vittimismo? Ecco alcuni consigli.

1. Niente aggressività

Secondo Scienza e Salute, il vittimista è tale perché rigetta l’aggressività. Il vittimismo appare infatti come un circolo vizioso in cui la persona che ne è affetta crede di aver ricevuto delle ingiustizie dal mondo circostante. E l’unico modo che trova per reagire è uno scoramento preventivo. Il vittimista è un tiranno sì, ma con le parole. E la sua diventa una vera e propria violenza psicologica.

2. Instillare sensi di colpa

Questa caratteristica discende direttamente da quella enunciata prima. Se la persona che vi sta accanto continua a riempirvi di sensi si colpa per cose che non avete fatto, siete molto probabilmente di fronte a un vittimista. Tuttavia, un esame di coscienza non fa mai male a nessuno: il fatto che siate tanto sicuri di voi da pensare di non aver fatto nulla, non vuol dire che non l’abbiate fatto davvero. Non siate pronti a bollare come vittimista qualcuno con cui vi siete comportati male.

3. Partire dalle cause

Se conoscete il vittimista fin da quando eravate bambini, forse conoscete tanto bene il suo background da poter individuare una o più cause nel suo atteggiamento. Tra le cause più diffuse del vittimismo ci sono infatti l’aver subito violenza di qualunque tipo (fisica ma anche psicologica) da piccoli, un atteggiamento riscontrabile in uno o in entrambi i genitori oppure la trascuratezza da parte della famiglia di origine.

Come sopportare il vittimismo

Vittimismo
Fonte: Il favoloso mondo di Amelie

Sopportare il vittimismo potrebbe non essere la strada. Se siete sempre accondiscendenti, il problema peggiorerà. Il Calimero-tiranno si nutre di «sì, hai ragione». La strada giusta è invece cercare di riportarlo a più miti consigli, e cioè di fargli comprendere che forse il suo modo di pensare non sia del tutto corretto. Basta una crepa in questo sistema piramidale di sensi di colpa: con una crepa, il vittimista potrebbe realizzare di avere un problema. E, come sappiamo, un po’ di psicanalisi non fa male in questi casi.

Come combattere il vittimismo (se si è vittimisti)

Il vittimismo, se siamo noi i tiranni, non è facilissimo da combattere. Dobbiamo giungere alla consapevolezza di cui sopra e poi avviare un percorso di psicanalisi che ci aiuti ad arrivare alla radice del problema. Il percorso ottimale è qualcuno che ci aiuti, con fermezza, non con dolcezza né con durezza, a comprendere che c’è quella crepa di cui parlavamo. Solo così possono cambiare le cose. Solo così la nostra vita può cambiare in meglio.

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