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Gloria, uccisa di botte a 23 anni dai parenti che la costringevano a prostituirsi

Si è risolto il caso che ha visto come protagonista la giovane madre 23enne Gloria Pompili, morta il 23 agosto 2017 a seguito di un barbaro pestaggio. La giovane era stata obbligata dai parenti a prostituirsi.
Fonte: Gloria Pompili/Facebook

Si è finalmente risolto il caso che ha visto come protagonista una ragazza di 23 anni, Gloria Pompili, madre di due bambini di 3 e 5 anni. Secondo quanto riportato da testate importanti (fra queste anche il Corriere), la giovane era stata trovata senza vita il 23 agosto 2017 a bordo di un’auto in una piazzola della strada statale 156 dei Monti Lepini, nel comune di Prossedi, in provincia di Latina. Dopo l’autopsia, che aveva confermato la morte della giovane a causa di difficoltà respiratorie dovute a un barbaro pestaggio, i Carabinieri di Latina avevano dato il via alle indagini. Ricerche che, il 20 settembre 2017, hanno portato all’arresto di due persone.

La nostra inchiesta e i risultati non riporteranno in vita la povera Gloria, ma proveranno a rendere giustizia a una donna e a una mamma che anziché trovare conforto e protezione nella sua famiglia vi ha trovato orrore e violenza.

Ha annunciato Margherita Anzini sul caso, Capitano dei Carabinieri di Reggio Calabria e comandante della compagnia di Terracina. Il selvaggio assassinio sarebbe infatti stato commesso da due figure vicine alla sfera familiare della ragazza: Loide Del Prete, cugina 39enne di Gloria, e Saad Mohamed, compagno 23enne di Loide Del Prete e fratello del fidanzato della vittima. Le motivazione che secondo i carabinieri hanno spinto i due a commettere l’omicidio sarebbero riconducibili al desiderio di Gloria Pompili di abbandonare il giro di prostituzione nel quale era coinvolta ormai da tempo. La giovane infatti era stata costretta dalla famiglia a prostituirsi per contribuire alle spese domestiche ed era sistematicamente accompagnarla dai familiari stessi in auto, notte dopo notte, a vendersi in quella strada statale nella quale ha perso tristemente la vita. Un obbligo dettato da Loide Del Prete e il compagno Saad quindi, al quale la giovane ha cercato in tutti i modi di ribellarsi, venendo picchiata brutalmente. Fino al tragico epilogo del 23 agosto che l’ha portata alla morte: il pestaggio dei due familiari è stato così crudele da aver provocato la perforazione del fegato e della milza della giovane. A nulla sono serviti i soccorsi: quando il 118 è giunto nella strada statale 156 dei Monti Lepini, Gloria era ormai priva di vita a causa di un’emorragia interna.

Era orfana Gloria, cresciuta in un casa famiglia, finita a Frosinone. Il primo marito, rumeno, in carcere, il secondo un egiziano. E chissà se ha sperato in un miracolo, Gloria, quando sulla sua strada ha incontrato la cugina della madre, Loide Del Prete, 39 anni, e il suo compagno di nazionalità egiziana, Saad Mohamed, 23 anni, fruttivendolo ad Anzio. Finalmente una quasi famiglia, finalmente qualcuno a cui lasciare i bambini, tutti sotto lo stesso tetto. E Saad, fratello del nuovo amore di Gloria. Una fiaba.

Ha descritto così la vicenda la giornalista Daniela Amenta su Globalist, mentre si fa luce, ancora una volta, su una vicenda di violenza e soprusi nata proprio nel cuore degli affetti familiari, che tali non sono.
Di nuovo una situazione di degrado, sociale e culturale, a fare da terreno fertile a una mentalità triviale alla quale Gloria aveva trovato il coraggio di ribellarsi, spinta forza dal desiderio di dare un’alternativa a quei figli dal sorriso vitale e fiducioso che in quel selfie su Facebook tanto contrasta con gli occhi tristi della loro mamma.
Gloria ha provato a guardare a un futuro ma, come in una novella del Verga e non in una fiaba, non è riuscita a sfuggire al canone della morale di quel substrato culturale animale in cui se sei nato sciagurato devi vivere sciagurato, senza possibilità di riscatto. O morire, se si osa invocare pietà e dignità.

Di questa vicenda il procuratore aggiunto di Latina, Carlo Lasperanza ha detto: “C’è stata una corsa a testimoniare. Poche volte nelle indagini abbiamo assistito a una così profonda collaborazione dei cittadini. Tutti hanno voluto dare a Gloria, da morta, quello che non aveva avuto in vita. E ci hanno restituito una ricostruzione della sua vita quasi fotografica. Questo è un epilogo figlio di un degrado che si è trasformato in una violenza certamente fuori dal comune”.