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Congo, il destino dei bambini stregoni violentati e bruciati vivi

Nella terribile guerra civile del Congo che ogni giorno fa centinaia di vittime si aggiunge anche il dramma dei bambini stregoni, abbandonati dalle famiglie, stuprati e uccisi, bruciati vivi, solo perché diversi. Quando l'ignoranza diventa orrore.
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La loro unica colpa, essere nati in un paese che non accetta la diversità, e dove la parola d’ordine è brutalità. È terribile il destino cui ogni giorno moltissimi bambini sono destinati in Congo, paese dell’Africa centrale già martoriato da una guerra endemica che sembra non avere fine, che ha sulla coscienza milioni di vittime innocenti, martiri della faida interminabile tra guerriglieri ed esercito regolare o del traffico dei famosi blood diamonds, i diamanti insanguinati. Cos’hanno di tanto “speciale” (in senso negativo) questi bambini che quotidianamente vengono abbandonati dalle loro famiglie, disconosciuti come figli, lasciati a vivere come lupi solitari o, peggio, uccisi senza pietà?

Li chiamano enfants sorciers, bambini stregoni, perché la loro condanna è appunto questa: non praticare stregoneria nera, ovviamente, ma possedere qualità fisiche o psicologiche particolari che fanno credere alle famiglie e agli abitanti dei loro villaggi che siano posseduti dal demonio: sono malati, affetti da disturbi del comportamento, autistici, epilettici, o albini. Bambini nati nel posto sbagliato.

Nella sola capitale Kinshasa sono 23 mila, secondo le stime fornite dall’antropologo Filip de Boeck durante una presentazione accademica, i bambini definiti stregoni; se la sorte è benevola con loro, finiscono “solo” con l’essere abbandonati per strada e raccolti da centri come quello, il Don Bosco, di cui si occupa padre Mario Perez. Ma nella peggiore delle ipotesi, spiega lo stesso prete intervistato da TPI

I bambini-stregoni vengono stuprati o uccisi, in famiglia o per strada, per opera delle milizie che li violentano o li bruciano.

Vanno ad aggiungersi alla già nutrita schiera di vittime della guerra civile, che non risparmia proprio nessuno, donne, anziani e bambini.

In guerra da sempre

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La Repubblica Democratica del Congo è governata dal 2001 da Joseph Kabila, divenuto presidente dopo l’assassinio del padre, Laurent-Désiré Kabila, nel gennaio dello stesso anno; da quel momento, nonostante il suo mandato sia scaduto da tempo, Kabila non ha più voluto lasciare il potere, rifiutandosi di indire elezioni democratiche. Per mantenere il controllo sul popolo le milizie governative effettuano una sanguinosa repressione, che solo nel periodo compreso tra ottobre 2016 e oggi ha portato a 3383 vittime, morte proprio negli scontri tra milizie locali, governo e civili. Nella sola regione del Gran Kasai, a ovest della Repubblica Democratica del Congo, ogni giorno neppure le donne e gli anziani sono risparmiati, anzi vengono picchiati o uccisi, e migliaia di bambini vivono in strada perché abbandonati dalle famiglie che non possono mantenerli o, più spesso, li accusano di stregoneria.

Al momento sono più di 30 le fosse comuni ritrovate nella regione. Il fenomeno dei “bambini stregoni” ha iniziato a svilupparsi negli anni ’90, in concomitanza del proliferare delle sette religiose, ma anche all’esodo rurale dovuto alle difficoltà economiche causate dalla guerra civile, scoppiata nel 1996. È proprio il governo a voler seminare il panico, poco importa che a farne le spese siano tutti, compresi i bambini. Gli attacchi e le uccisioni di massa spingono la popolazione del Kasai occidentale verso la parte orientale e centrale, con tutto quello che questo comporta in termini di assistenza nei confronti di gente costretta ad abbandonare case e possedimenti.

Due storie di bambini stregoni

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Uno studio di Unicef pubblicato nel 2010 ha evidenziato un incremento nelle accuse di stregoneria dirette ai bambini nell’Africa Sub-Sahariana, in particolare in Angola, Benin, Camerun, Repubblica Centrafricana, Repubblica Democratica del Congo. La ricerca ha mostrato che la maggior parte delle vittime sono bambini maschi tra gli 8 e i 14 anni, in particolare orfani, bambini di strada, albini, bambini con disabilità fisiche o mentali (come l’autismo), bambini aggressivi o solitari, bambini particolarmente dotati, bambini nati prematuramente o in posizioni inusuali, e persino i gemelli. In Congo il fenomeno riguarderebbe addirittura fra il 60 e l’80% dei bambini che vivono nelle strade delle due città più grandi del paese: Kinshasa e Lubumbashi.

Lenius.it ha raccolto le storie di due bambini accusati di stregoneria e per fortuna salvati: J. ha perso il padre nel 2012 e, dopo il lutto, ha lasciato la sua casa, nel Kasai Orientale, per stare con lo zio a Goma. Ma una volta arrivata a casa dello zio suo cugino inizia a soffrire di crisi epilettiche e quando, in ospedale, il dottore non trova nessuna causa al malessere, la zia, che non ha mai visto sintomi del genere, incolpa J. di aver gettato un maleficio sul figlio; prima lo zio smette d pagarle la scuola, poi la butta fuori di casa; è stata salvata dal una ONG che l’ha accolta in un centro di recupero.

F. invece ha 17 anni, ed è di Lubumbashi, nel Katanga. È rimasto a vivere con il papà e la nuova moglie dopo la separazione dei suoi genitori, ma quando il padre si ammala, e lui è appena un adolescente, inizia il suo inferno; il medico non trova una cura adeguata, e decide di recarsi da un pastore, che, dopo un rituale di preghiera, dichiara che F. è uno stregone, e che è lui ad aver provocato la malattia del padre. Il genitore invia perciò F. a un monastero per “purificarsi” ma, durante il tragitto, l’autobus sul quale il ragazzino viaggia ha un incidente, con numerosi morti. F. è ferito lievemente, ma si salva. Il padre, saputa questa storia, si convince dei poteri soprannaturali del figlio e lo caccia di casa; il ragazzo chiede aiuto al pastore affinché lo guarisca, ma lui lo tiene nella sua chiesa senza neppure dargli da mangiare. Alla fine F.è riuscito a fuggire ed è stato accolto da un ente che si occupa dei bambini stregoni, prima di essere affidato a una famiglia che lo accoglie, iniziando così una nuova vita. Suo padre si è sempre rifiutato di rivederlo.

L’opera di padre Mario Perez

Una bambina ospitata nel Centro Don Bosco di padre Mario Perez (fonte: web)

Come abbiamo detto, padre Mario Perez lavora in un centro Don Bosco nel capoluogo di Mbuji-Mayi, nella provincia del Kasai orientale, la regione del Gran Kasai, dove le violenze sono più frequenti; il suo è un luogo di rifugio e conforto per i bambini e le famiglie che scappano dalla guerra, o per i piccoli abbandonati perché accusati di stregoneria. Il quadro che traccia a TPI induce a più di una drammatica riflessione sul quadro generale di violenze nel paese africano.

Prendiamo in custodia questi minori e le famiglie che fuggono dai massacri – spiega il religioso – Alcuni bambini vengono da soli, altri sono mandati dal tribunale, altri ancora sono solo dei neonati abbandonati. Abbiamo una media di presenza di 200 bambini, dall’inizio del 2017 abbiamo accolto più di 500 bambini. Per i casi di stregoneria cerchiamo anche di farli reintegrare nelle famiglie, ma non è sempre positivo perché i parenti non li vogliono, come nel caso di un bimbo che dovemmo salvare dopo il reintegro in famiglia: i genitori lo avevano legato e lo stavano violentando come rito di purificazione. Per cui è meglio farli restare qui, anche per evitare situazioni in cui esorcisti millantatori provano a “debellare presenze oscure“. Ma com’è possibile che i bambini siano accusati di essere stregoni? Come spesso accade, è ciò che vediamo diverso a fare paura.

Le accuse di stregoneria rivolte ai bambini si basano su alcuni comportamenti che non vengono compresi, e che non sono quindi ritenuti socialmente accettabili: casi di sonnambulismo, albinismo, o deformità fisiche. A loro vengono imputate le piccole o grandi sventure quotidiane.

Sono chiamati anche serpenti e qualunque cosa succede – da un furto a un incidente stradale – la colpa è attribuita alla loro influenza negativa.

Naturalmente, al loro arrivo i bambini sono terrorizzati da tutto e per molti giorni rifiutano il cibo e la compagnia delle persone; solo dopo molto lavoro psicologico riescono finalmente ad aprirsi, giocano con gli altri bimbi e mostrano di voler continuare a studiare, a giocare… a vivere. E padre Mario, come tutti i missionari religiosi e non impegnati in quelle zone difficili del mondo, lavorano ogni giorno affinché questo possa accadere.

Non esistono bambini stregoni, esistono solo adulti davvero molto cattivi.

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