La passione per i tatuaggi ormai ha contagiato tantissime persone, al punto che, mentre in passato avere dei disegni sul corpo significava spesso essere vittime di pregiudizi e di falsi stereotipi (su tutti quello del “galerano”), oggi questo non sembra rappresentare più un grosso problema sotto nessun punto di vista, neppure quello professionale. Anche i datori di lavoro, infatti, si sono adeguati al trend e, se prima potevano avere dei dubbi sull’assunzione di una persona tatuata, adesso la cosa passa del tutto in secondo piano.

A meno che non si parli di estremi, naturalmente, come nel caso di Mark Cropp, questo diciannovenne neozelandese che fatica – e non poco – a trovare un’occupazione, proprio a causa del suo vistoso (per usare un eufemismo) tatuaggio.

Effettivamente il tatuaggio di Mark è stato realizzato proprio in cella, dove il ragazzo, arrestato appena diciassettenne, ha scontato due anni di reclusione per rapina aggravata, dopo aver derubato un turista puntandogli contro un coltello; in quell’occasione si è fatto tatuare la scritta Devast8 (Devastare) sulla parte inferiore della faccia. Avete capito proprio bene, il tatuaggio che impedisce a Mark di trovare un lavoro è proprio sul suo viso, e decisamente bene in vista.

È il mio soprannome, non un simbolo di affiliazione criminale – ha spiegato il ragazzo al NZ Herald – l’ho fatto in una notte di fine 2016 in prigione, ma all’inizio doveva essere una cosa piccola lungo la linea del mento, poi tutto è andato a rotoli dopo che abbiamo bevuto un po’ troppo. 

C’è un passato difficile alle spalle di Mark: cresciuto senza genitori, ha dichiarato di uscire ed entrare dal CYF (l’agenzia governativa neozelandese che si occupa proprio di minori in difficoltà e in situazioni disagiate, ndr.) fin da quando aveva sei anni, e di aver lasciato la scuola a 11.

Sicuramente parte della colpa di come sono cresciuto è dovuta al fatto di non aver avuto una famiglia, di essere circondato solo da alcol e droghe, ma essere finito in galera mi è servito per darmi una svegliata.

Mark ha anche dichiarato di essersi lasciato deviare sulla strada del crimine perché voleva racimolare soldi per aiutare la compagna Taneia, all’epoca incinta della loro bambina, che lui ha  potuto vedere solo una volta. La custodia della piccola, infatti, è stata negata alla coppia dalle autorità, che hanno predisposto l’affido. Proprio per questo Mark è disperatamente alla ricerca di un lavoro stabile, che gli garantisca una vita sufficientemente serena da poter chiedere, assieme a Taneia, di tornare a essere il padre di sua figlia.

L’ho incontrata per la prima volta qualche giorno fa – racconta – All’inizio era un po’ diffidente, ma alla fine mi ha dato un bacio e un abbraccio.

Fonte: facebook

Trovare un impiego, però, si sta rivelando più complicato del previsto proprio a causa di quel tatuaggio che rimane il marchio inequivocabile di un errore di gioventù (anche se Mark è tuttora giovanissimo!); per questo motivo, il ragazzo sta facendo girare un vero e proprio appello su tutte le televisioni locali, e ha pubblicato anche un post Facebook, in una pagina di annunci di lavoro, per elencare le sue qualità professionali, invitando gli ipotetici datori a non soffermarsi alle apparenze.

Salve a tutti, vorrei lavorare ma ho un problema che me lo impedisce, il tatuaggio sulla mia faccia. Non ho un CV ma ho lavorato in un distributore e una ditta di recupero rottami, ho 19 anni e ho la patente. Vorrei un lavoro che mi permetta di tirare avanti. Sono bravo nei lavori di tinteggiatura e decorazione, ma so maneggiare anche la motosega e fare lavori agricoli.

C’è da dire che Mark ha finora sempre rifiutato l’opportunità, concessa dagli istituti penali neozelandesi, di accedere al servizio di rimozione dei tatuaggi, ma la ragione per cui non ha voluto accettare è semplice:

Reputo il tatuaggio parte di ciò che sono. Ma se tutto si riduce a questo, se per essere una persona normale e inserirmi nella società me ne devo liberare, allora lo farò.

Chissà se Mark sarà fortunato e riuscirà a trovare il lavoro che desidera, e a riabbracciare di nuovo, stavolta per sempre, la sua bambina.

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