logo
Stai leggendo: “Niente protesi, dopo la mastectomia restiamo senza seno”. La scelta di 5 donne

"Niente protesi, dopo la mastectomia restiamo senza seno". La scelta di 5 donne

Debbie, Marianne, Rebecca, Paulette, Charlie: 5 donne accomunate dallo stesso destino, e dalle medesime scelte. 5 donne, che ne rappresentano tantissime altre, che hanno superato un cancro al seno e la mastectomia, ed hanno deciso di non sottoporsi all'intervento di ricostruzione. Perché la femminilità va ben oltre un seno.
Fonte: Beatrice de Cea for nytimes
Fonte: Beatrice de Cea for nytimes

Dopo essere riuscita a sopravvivere ad un tumore al seno e ad un intervento di mastectomia, ovvero di asportazione chirurgica della mammella, ogni donna ha due possibili scelte: affrontare un intervento di ricostruzione, con impianto di protesi mammarie che la aiutino a riavere un seno, oppure  lasciare le cicatrici a testimonianza delle operazioni subite. Queste sono storie di donne che hanno scelto la seconda opzione, rinunciando a tornare sotto i ferri del chirurgo e che non vedono necessariamente nel seno un simbolo primario di femminilità. Sono donne che hanno scelto di convivere con le proprie cicatrici, e di mostrarle pubblicamente, per sensibilizzare e far comprendere meglio i motivi delle proprie decisioni.

Tutto è partito dall’idea di Debbie Bowers, che ha risposto così al chirurgo che le proponeva l’innesto di protesi.

1. Debbie Bowers

Fonte: Beatrice de Cea for nytimes
Fonte: Beatrice de Cea for nytimes

Quando Debbie, 45enne di Bethlehem, Pennsylvania, si è ripresa dopo l’intervento di mastectomia, il suo dottore le ha promesso che l’assicurazione avrebbe provveduto a pagare per la ricostruzione del seno, che avrebbe potuto essere persino più grande. Ma Ms. Bowers non voleva affatto un seno più grande, anzi non voleva affatto il seno, e lo ha detto chiaramente al medico, come ha spiegato al New York Times:

Avere qualcosa di estraneo nel mio corpo dopo aver avuto una diagnosi di cancro è decisamente l’ultima cosa che voglio.

Così, nonostante i medici continuino a consigliare l’intervento ricostruttivo post-mastectomia, sono in realtà sempre più le pazienti che vanno controcorrente e rinunciano all’operazione, preferendo continuare a mostrare le cicatrici. Debbie le ha riunite in un gruppo chiamato, molto appropriatamente, “go flat”, che significa letteralmente “diventare piatte”. E anche Deanna J. Attai, ex presidente della società dei senologi, sottolinea che l’intervento ricostruttivo non è in realtà molto semplice, e che molte donne vi rinunciano perché pensano che il percorso sia troppo lungo; essendo già passate attraverso la sconvolgente esperienza del tumore, preferiscono non sottoporsi ad un ennesimo calvario ospedaliero.

2. Go Flat

Fonte: Web
Fonte: Web

Così, assieme alle amiche che con lei hanno condiviso l’esperienza della mastectomia, Debbie è riuscita a dare visibilità al suo gruppo anche sfruttando i social media: lei e l’amica Marianne DuQuette Cuozzo, 51 anni, hanno infatti postato un video sul sito Wisdo.com, immediatamente ripreso anche da Facebook, in cui si mostrano mentre levano le t-shirt per far vedere, orgogliosamente, il proprio seno piatto e segnato dalle lunghe cicatrici. Un modo, straordinario, per dire al mondo

Siamo delle donne bellissime, anche senza il seno, e abbiamo sconfitto un nemico terribile“.

3. Paulette Leaphart

Fonte: nytlive
Fonte: nytlive

Anche Paulette, di Biloxi, nel Mississippi, ha fatto qualcosa di altrettanto eccezionale: ha infatti percorso le strade di New Orleans in topless, con l’intenzione di raggiungere addirittura la Casa Bianca, per mostrare il suo seno diventato piatto dopo l’intervento di mastectomia. Nel 2014 le è stato diagnosticato un cancro piuttosto aggressivo al seno, che avrebbe condotto ad una doppia mastectomia e non avrebbe potuto offrire l’opportunità di una ricostruzione, in un secondo momento date le critiche condizioni di salute. Dopo cicli di chemioterapia e le operazioni, Paulette è finalmente riuscita a sconfiggere il nemico, ma questo non le è bastato: ha iniziato quindi a camminare, stato dopo stato, a torso nudo, per mostrare le sue cicatrici. E la sua storia, diventata presto di dominio pubblico, ha suscitato l’interesse del produttore Sasha Solodukhina, che ha lavorato con  la director Emily Mackenzie per creare Scar Story, un documentario basato proprio sul viaggio di Paulette.

4. Marianne DuQuette Cuozzo

Fonte: Beatrice de Cea for nytimes
Fonte: Beatrice de Cea for nytimes

Marianne, che compare nel video con Debbie, ha speso un anno della propria vita per la ricostruzione del seno, dopo una doppia mastectomia. Ma, avendo subito ben quattro infezioni in soli 5 mesi, alla fine ha deciso di rimuovere definitivamente le protesi.

La ricostruzione – ha detto- per me è stata peggio del cancro

Anche la dottoressa Clara Lee, professore associato di chirurgia plastica alla Ohio State University, conferma che le implicazioni negative per una ricostruzione di seno post-mastectomia possono essere molto elevate. C’è inoltre da dire che, molto spesso, le donne non sono affatto informate della possibilità di rimanere piatte.

Non pensavo fosse un’opzione – spiega Marianne – sono passata da una sala operatoria ad un’altra, perché mi avevano detto che sarebbe stato così

5. Charlie Sheel, Rebecca Pine

Fonte: Beatrice de Cea for nytimes
Fonte: Beatrice de Cea for nytimes

Anche la 48enne Charlie, di Brooklyn, ha preferito non ricorrere all’intervento ricostruttivo dopo la doppia mastectomia a cui è stata sottoposta: l’idea di un seno ricostruito ma che non avesse capezzoli (perché anche quelli vengono asportati, naturalmente, ma non ricostruiti) la disturbava a tal punto da preferire restare con le cicatrici e un petto completamente piatto.

E c’è chi, come Rebecca Pine, 40 anni, di Long Island, ha detto definitivamente no alle protesi dopo aver accettato la ricostruzione in un primo momento: Rebecca, sopravvissuta al cancro, fondatrice di un progetto fotografico chiamato “The Breast and the Sea“, si è sottoposta ad un intervento di ricostruzione dopo una prima mastectomia, ma ha rimosso le protesi dopo un nuovo intervento di profilassi all’altro seno.

Non sembra comunque di riavere il tuo seno- ha dichiarato- i nervi sono tagliati, quindi i seni non rispondo agli stimoli tattili e non sono sensibili

Dopo l’approvazione, nel 1998, del Women’s Health and Cancer Rights Act, la pratica di ricostruzione è diventata la più seguita per il post-mastectomia, tanto che vengono registrate circa 106 mila ricostruzioni ogni anno, con un incremento del 35% dal 200, secondo i dati riportati dall’American Society of Plastic Surgeons. Ben il 63% delle donne candidate a sottoporsi all’operazione vengono accettate, ma non esistono dati riguardanti invece la percentuale di donne che scelgano questa opzione, anche perché, come sottolinea la dottoressa Marisa C. Weiss, fondatrice di breastcancer.org, i dottori non dovrebbero proporre come unica opzione per tutte le donne l’intervento di innesto delle protesi, e non dovrebbero neppure dare per scontato che tutte le donne vogliano sottoporvisi.

Ci sono molte donne che desiderano mostrare con orgoglio ciò che la vita, in un momento tanto difficile,ha loro lasciato, i segni di un male terribile che loro, con coraggio, determinazione e grinta hanno abbattuto. No, non è un seno a fare una donna, e il gruppo “Go Flat” lo vuole ricordare ogni giorno.