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Dimmi quanto ce l'hai lungo e ti dirò da dove vieni!

Sono considerati i latin lover per eccellenza, ma gli italiani si collocano solo al secondo posto in Europa, con una media di 15,7 centimetri e sesti nella classifica generale. I primi nel vecchio continente, a sorpresa, sono gli islandesi (fermi a 16,5 cm). Proprio così. Esisterebbe una stretta relazione tra la misura del pene e la nazionalità di provenienza. A dirlo una ricerca pubblicata dall'Università dell'Ulster, a Belfast. E nella classifica delle 26 nazioni, e relative dimensioni, non mancano certo le sorprese.

I più dotati, primi in classifica, incontrastati con ben 18 centimetri, sono gli uomini del Congo. Un bel discreto ai maschi dell’Ecuador e del Ghana. Non stanno male in Colombia. Quarti prima di Islanda e Italia. Lo studio – quindi – conferma in parte le dicerie, secondo cui gli africani sarebbero i più equipaggiati. E trasforma in “scientificamente provato” anche le voci sulle misure degli uomini orientali. A chiudere la classifica sono i coreani, piccoli anche di statura (Nord e Sud Corea a pari merito con 9,7 centimetri in media). Mentre nonostante il gran numero di abitanti, la Cina deve accontentarsi di un 22esimo posto, per 10,9 centimetri di virilità.

E se è vero che “in medio stat virtus” saranno contenti gli altri 15 Paesi tra cui Svezia (15 cm), Grecia (14.7 cm) e Germania (14.5). Stupisce la posizione dei duri neozelandesi, conosciuti nel mondo grazie al rugby: si fermano a un mediocre  14 centimetri, a pari merito con inglesi, canadesi e spagnoli. Non sorprende invece la misura dei francesi (13,5 cm) considerati un po’ effeminati, forse per colpa della tipica “erre” moscia. La stessa misura smonta russi e australiani. Mentre si contendono i 13 centimetri tondi tondi americani, irlandesi e romeni. Gli indiani e i thailandesi si fermano a quota 10,2 centimetri.

In molti hanno criticato la ricerca perché l’estensore, il professore emerito di psicologia Richard Lynn, non avrebbe personalmente misurato gli organi sessuali maschili nei singoli Paesi ma, scrive il britannico Sunday Telegraph, avrebbe usato statistiche raccolte dal web.