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Due donne uccise in russia, il killer scrive "Free Pussy Riot"

Mosca - I corpi di due donne, madre e figlia, sono stati ritrovati oggi senza vita nella loro casa a Kazan, capitale della repubblica del Tatarstan. Scritta sul muro con il loro sangue la frase "Free Pussy Riot"

Macabro ritrovamento in una casa a Kazan, capitale della repubblica del Tatarstan, in Russia. Due donne, madre e figlia di 76 e 38 anni, sono state pugnalate a morte e su una parete del loro appartamento è stata trovata la scritta “Pussy Riot libere”, tracciata con il sangue delle due vittime, secondo quanto riferisce l’agenzia locale Artafax.

Il riferimento è chiaramente mirato al trio punk russo Pussy Riot che è stato recentemente dichiarato colpevole di teppismo motivato da odio religioso, ovvero per la preghiera anti Putin nella Cattedrale del Cristo Salvatore di Mosca (per questo le imputate sono state condannate a due anni di reclusione in carcere).

Il legale del gruppo ha definito l’avvenimento “una sporca e spregevole provocazione” dicendo che le Pussy Riot si sono sempre battute per protestare pacificamente e che quindi l’incidente è o una provocazione oppure l’azione di un pazzo.

Il riferimento del killer alle tre ragazze condannate a metà agosto per la canzone anti-Putin nella Cattedrale ortodossa di Mosca, è quantomeno poco credibile. Il caso della band ha riscosso molto sostegno e notorietà, a livello internazionale. Con musicisti di tutto il mondo schierati a loro favore e da ultima l’occupazione della Biennale di Venezia con ragazze incappucciate con passamontagna colorati, come le Pussy Riot.

Svariati episodi stanno succedendo da ogni parte nel mondo, il più violento a Mosca dove è stato attaccato il museo d’arte erotica mentre il caso più recente è accaduto ieri a Venezia quando, in occasione dell’apertura della Biennale, un centinaio di attivisti dei centri sociali locali è riuscito ad introdursi all’interno del padiglione della Russia per protestare con striscioni e cartelli in difesa delle ragazze della band e contro il premier, la giustizia sovietica e per l’annullamento della condanna.
Altro episodio, respinto dall’avvocato delle Pussy Riot come provocazione, è stato l’abbattimento di quattro croci ortodosse di legno con una motosega in due regioni della Russia. Il duplice omicidio di Kazan, comunque, sembra più l’azione efferata di un folle e non un vero legame con la vicenda del gruppo punk.