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"Ho provato un’app di incontri a 35 anni ed ecco cosa è successo"

"Premetto, non sono una single disperata. Tutt'altro: sto bene da sola, ma sono curiosa e ho deciso di sperimentare un mondo sul quale avevo tanti pregiudizi".

Non sveleremo chi, tra noi della redazione è A. e ha fatto quello che ci piace definire un “esperimento sociale”, provando per un mese un’app di incontri, nella fattispecie Once.

E non lo sveleremo perché è giusto che sia tutelata la privacy di A. e, soprattutto, delle persone che, senza saperlo o venendone a conoscenza a posteriori, hanno preso parte a questo “test”.

Qui, prima di lasciare la parola direttamente ad A. diremo soltanto che questo esperimento sociale è nato dalla volontà di approfondire un argomento che, il traffico e i commenti sul tema ce lo hanno confermato anche in passato, interessa molto alle donne, anche se, per alcune, sembra rientrare nella sfera di quelle cose che si fanno, ma non si dicono.

Stiamo parlando appunto di app d’incontri, tendenzialmente finalizzate alla conoscenza di potenziali anime gemelle: sono tante, tantissime le persone iscritte a una o più app di dating e, al tempo stesso, sono tante quelle che inorridiscono solo a sentirne parlare.

Il tabù pare legato al fatto che “se hai bisogno di un’app per incontrare potenziali partner, allora sei uno sfigato” e alle sue varianti. Leggi: “ci si trovano solo sfigati” o “gente in cerca di una botta e via e per quello non serve certo un’app”. Tutte declinazioni di un pregiudizio che, confessiamo, era comune a molte di noi visto che Z. è l’unica nella redazione a non fare mistero di aver usato ed essere tuttora iscritta a un’app di dating.

Va da sé che far condurre a lei l’esperimento non avrebbe avuto molto senso: sarebbe stato come sfondare una porta aperta. Vuoi mettere prendere A., felicemente single, poco propensa a speed date, chat di incontri, vacanze per single, cene combinate e qualsiasi cosa abbia il fine ultimo di appiopparle un fidanzato?

Così è nato questo esperimento sociale e A. si è iscritta a Once, un’app di incontri di cui avevamo già parlato e che si contraddistingue per la presenza di matchmaker, ovvero di consulenti in carne e ossa che si occupano di cercare “manualmente” l’anima gemella, invece di affidarsi al freddo calcolo di un algoritmo. Da qui la scelta di prediligere Once su altre app di dating più orientate, diciamo, alla ricerca della botta e via o, comunque, meno finalizzate a incontri più selezionati.

Ed ecco come è andata:

Premetto, non sono una single disperata. Tutt’altro: sto bene da sola, ma sono curiosa e ho deciso di sperimentare un mondo sul quale avevo tanti pregiudizi e che mai e poi mai avrei approcciato se la cosa non fosse nata come un gioco.

(A parlare da qui in poi è sempre A.)

Così, tra tante risate, poche aspettative e, confesso, anche un po’ di timore nel mettere la mia faccia e il mio nome su un’app di incontri mi sono iscritta a Once.

Fin qui nulla da dichiarare: l’iscrizione è intuitiva, gratuita e veloce, a meno che non si provi, come la sottoscritta, a mettere una di quelle immagini di un dettaglio del viso o in cui si scorge appena il profilo più mille filtri, che amiamo tanto usare su Instagram perché ci fanno sentire più fighe (e, sostanzialmente, ci nascondono).

Sì, ci ho provato, ma l’app non mi ha fatto andare avanti dicendomi in sostanza:

Ah bella, chi ti credi di incontrare se manco ce metti la faccia?

E quindi alla fine ho dovuto cedere ed eccomi iscritta, a 35 anni, per la prima volta, a un’app di dating, che se me lo avessero detto a 20 anni avrei riso solo al pensiero.

Insomma, la partenza è stata un po’ un “mi tocca”. Ho compilato la mia descrizione, indicato le mie preferenze e, mentre le ragazze della redazione se la sghignazzavano, io avevo già l’ansia da “qualcuno mi salvi da psicopatici killer malintenzionati che di sicuro finirò per incontrare online”.

E invece… Ecco chi ho incontrato in un mese su Once: mi concentrerò sulle persone cui ho dato il mio “cuore”. Nel senso di mi piace cosa avete capito?! (il simbolo da cliccare è un cuore).

Sono state 9 su 30 proposte (una per ogni giorno del mese) che l’app mi ha inviato quotidianamente: molto più di quanto avrei pensato, considerando che sono una terribile single scassapalle-esigente-intollerante-abitudinaria con una paura terribile – più che la voglia – di incontrare un uomo che mi faccia perdere la testa. E poi sfido chiunque a trovare 9 uomini per un motivo o l’altro interessanti in un mese – in alcuni casi manco in una vita 😉

Come funziona Once in breve?
Per i primi 15 giorni ho usato solo la versione free dell’applicazione. Ogni giorno un consulente – li chiamano matchmaker – ha scelto un solo profilo affine al mio e me lo ha proposto in esclusiva per 24 ore (vale a dire che nel frattempo il potenziale uomo della mia vita non era tra le grinfie di altre millemila anime gemelle). Ogni volta visitavo il profilo, analizzavo foto e informazioni della mia “cavia” e decidevo se meritava il mio cuore (like) – e quindi il privilegio di parlare con me in chat – o, diversamente, potevo mettere una bella X e levarmi di torno l’aspirante principe azzurro bocciato dalla sottoscritta. Tranne in un caso, in cui mi sono concessa un ripensamento e ho ripescato (e incontrato) un ragazzo che avevo già “eliminato”.

Cosa mi è piaciuto di questa selezione? Il fatto che non incoraggi sveltine e selezioni di massa. Non che stia cercando chissà cosa, ma l’ho trovata una cosa seria.

Morale della favola, nei primi 15 giorni ho:

  • dato 9 X/ non mi piace (l’ho detto che sono esigente?)
  • 1 like non ricambiato (il mio orgoglio avrebbe voluto omettere l’informazione, ma ci tengo a sottolineare che è stato 1 in 30 giorni e, comunque, sono stati molto di più i like che non ho ricambiato io. tiè!)
  • 5 like reciproci con successive chat
  • da cui sono scaturiti 3 incontri (ebbene sì, ne ho incontrati 3 di persona: ditelo pure alla mini me 20enne!)

Come è andata? Ve lo racconto di seguito, insieme al resoconto delle altre 6 chat – sì, ci ho preso gusto! – iniziate nella seconda parte del mese. Ovvero dopo aver acquistato l’opzione premium del matchmaker personalizzato – in sostanza un “selezionatore di anime gemelle” dedicato. La mia matchmaker si chiama Serena: santa subito! , visto che l’ho massacrata via chat come un’adolescente esagitata, spiegandole per filo e per segno che tipo di uomo avrei voluto incontrare, caratteristiche fisiche, caratteriali, passioni, cose da evitare soprattutto!…; affidandole peraltro confessioni non richieste che manco ad alcune delle mie amiche più care… tanto poi con lei non esco, con loro sì 🙂

Ecco come è andata con le mie 9 aspiranti anime gemelle (che delle X mi pare inutile parlarne). Partiamo dalle prime due settimane:

1. Marco, il figo… e basta – solo chat

Confesso: ho messo un like solo perché era un figo da paura.
Poi mi ha scritto una frase con una h di troppo davanti a una a, tipo “sto andando ha casa”… Fine di una possibile storia d’amore.
E addio figone.

2. Michele, il figo da selfie – solo chat

Bono pure lui e con un italiano non eccellente ma almeno corretto. Il mio entusiasmo è naufragato dopo un’attenta analisi dei nostri primi scambi in chat, con una media, lato suo, di un io ogni 5 parole. Poi ho guardato il suo account Instagram e mi si è fatto tutto più chiaro: il bonazzo è giusto un tantino egoriferito e ho deciso che io con l’uomo-selfie anche no. Addio figone due.

3. Marco (un altro), l’amico – incontro

Marco è stato il primo raggio dopo una decina di giorni in cui non facevo che ripetere “avevo ragione io” (parlando di app). Carino, senza le tartarughe in vista degli altri, alla mano e molto simile a me, con una passione condivisa a livelli nerd per Quentin Tarantino. Ci siamo dati appuntamento per un aperitivo: è stato un po’ imbarazzante all’inizio, ma divertente poi.
Cosa non ha funzionato? Nulla. Solo non è scattata – credo da entrambe le parti, ma ho il dubbio che lui, da signore, non abbia voluto forzare la mano – la chimica che fa sì che un potenziale amico sia altro… Ora siamo in contatto su Facebook e ogni tanto ci scambiamo commenti, like e qualche messaggio. Ho guadagnato un amico.

Ed ecco ora il frutto degli “abbinamenti” di Serena:

4. Giovanni, l’ex – quasi incontro

Ho messo mi piace prima di rendermi conto che somiglia in modo incredibile al mio ex, ha gli stessi gusti del mio ex, dice le stesse cose del mio ex. Sono quasi convinta sia il mio ex che si è camuffato, ma non troppo bene, per stalkerarmi. Ho deciso di incontrarlo, per quella vena autolesionista che noi donne non ci facciamo mancare almeno una volta nella vita (se ci va bene). Ma all’ultimo l’ho bidonato. Ha insistito un po’ perché ci incontrassimo, ma io mi sono data a una fuga olimpionica.
E ho detto a Serena che forse le ho parlato un po’ troppo del mio ex…

5. Simone, l’uomo della vita… della mia migliore amica – incontro

Simone l’ho incontrato, stavolta davvero, ma con un’amica (devo essere rimasta sconvolta da Giovanni e ho preferito essere prudente). Ecco: diciamo che alla mia amica è andata bene…

6. Andrea, l’intellettuale – solo chat

Andrea l’ho scelto per una citazione della Ferrante, autrice che amo alla follia, che campeggiava sotto la sua foto nel campo presentazione: “Ognuno si racconta la vita come gli fa comodo”. Intelligente, brillante, peccato l’abbia messa un po’ troppo sull’intellettuale hipster. Presente il genere?

7. Andrea (un altro), il ripescato – incontro

Andrea mi è capitato sott’occhio quasi per sbaglio. Era uno di quelli bannati all’inizio, anche se non ero così convinta di eliminarlo. Penso di aver premuto X più per il rottweiler (mi piacciono i cani, ma mi mettono sempre un po’ in soggezione), presente in 4 delle sue 5 foto. Ma quegli occhi mi erano piaciuti (quelli di Andrea, intendo) e… l’ho ripescato, abbiamo chattato un po’ e abbiamo poi deciso di incontrarci.
Ovviamente è arrivato con Vento, il rottweiler, ma ha fatto anche in modo che il cucciolone se ne stesse alla larga, fino a che non sono stata io a farmi guidare da lui in un lento approccio.
È carino, simpatico, a suo favore una somiglianza tutt’altro che vaga con Alex Baroni, altro mio amore platonico.
Gli ho detto anche il vero motivo della mia presenza su Once. Qualche giorno dopo mi ha scritto “Ti va di fare un aperitivo con la tua cavia, domani sono in centro con un amico. Fammi sapere: ovviamente puoi portare chi vuoi, cani compresi. PS. C’è anche Vento”.
Mi è piaciuto il messaggio, mi piace l’ironia e qui mi fermo. Non ho detto che mi piace, non ho detto che ci uscirò in altri ruoli, ma a questo invito sono andata ed è stata una bella serata.

8. Luca, l’uomo perfetto – incontro

Luca mi ha intrigato da subito. Non è bello, ma ha fascino: e qualunque donna sa bene che è quello che frega di più. L’intesa è stata alta sin da subito. Confesso che, con Andrea, lui è stato quello che ha dato un “senso” molto interessante al mio cinico esperimento sociale. Ci siamo incontrati. Anche a lui ho raccontato la verità e anche lui l’ha trovato divertente. Cosa vi devo dire: sulla carta è perfetto e mi sta pure puntando. Mi sta facendo una corte attenta e impeccabile ma, che volete che vi dica, a me la perfezione non è mai piaciuta.

9. Sergio, il mio alter ego – incontro

È andata un po’ come nel primo incontro con Marco. Lui è me uomo. Siamo in contatto su Facebook, ci si scambia qualche like, ma siamo veramente talmente simili che non credo ci si potrebbe attrarre. Non che creda alla questione degli opposti, ma non so se ho voglia di uscire con me… 🙂

Morale della favola: se siete arrivate alla fine di questo esperimento sociale solo per scoprire se ho trovato l’uomo della mia vita, vi dico no, non l’ho trovato. Non lo sto neppure cercando, a dire il vero, e molto probabilmente se anche lo incontrassi non lo vorrei. Probabilmente vedrò ancora Andrea, perché è stato un bell’incontro e non al solo scopo di capire se c’è spazio per altro.

Ma è stato divertente. Ho conosciuto persone che altrimenti non avrei mai incontrato e, soprattutto, ho capito, ancora una volta, che i pregiudizi sono, come la parola stessa dice, dei giudizi dati a priori, senza conoscere ciò di cui si sta parlando e, quindi, stupide barriere che ci fanno criticare qualcosa solo perché non rientra nel nostro mondo.

Ora capisco perché Z. e altre amiche sono iscritte a Once e cosa possa offrire un’app di incontri seria, se usata in modo corretto e non per “fuggire” dalle interazioni sociali dal vivo. Non so se userò ancora Once, forse non con la costanza quotidiana di questo test, ma sono ancora iscritta e, un mese fa, avrei giurato di cancellare il mio account allo scoccare del 30esimo giorno.