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Accusato di pedofilia, ma è una bufala virale. "Aiutatemi": l'incubo di Alfredo

Perché sì, i social network possono diventare anche un campo di battaglia. Volano insulti e minacce nei confronti di Alfredo, un barista 24enne nonché l'ennesima vittima delle bufale del web che lo hanno accusato (ingiustamente) di pedofilia.
Fonte: Facebook – Alfredo Mascheroni

I social network sono diventati una lama tagliente. Certo, probabilmente lo sono sempre stati; ma fino a qualche anno fa non erano forse così popolari, o quantomeno non avevano un ruolo così importante nella vita quotidiana. Adesso il mondo gira a torno agli smartphone, queste piccole “scatole tecnologiche” che con un clic ci permettono di parlare in tempo reale con parenti e amici lontani e che, tra le mille cose che adoriamo fare, ci permetto di acquistare di tutto e di più mentre stiamo sdraiate comodamente sul divano a sgranocchiare qualcosa. Chi è che non usa la tecnologia? Insomma, condividere piccoli momenti di vita quotidiana attraverso le Instagram stories o Snapchat è diventata la nostra routine.

Per quanto Internet (se usato con intelligenza) sia un mondo meraviglioso, allo stesso tempo riesce ad assumere le sembianze di una gabbia piena zeppa di leoni. Conoscerete tutti i famosi “leoni da tastiera”, no? Personcine dal cervello minuscolo che sono pronte a divorarci alla prima occasione, protetti da uno schermo.

In quanto a reputazioni rovinate e a vite spezzate il web potrebbe ottenere (quasi) il primato. Vai a scuola e sei soggetto a bullismo, torni a casa e subisci il cyberbullismo. Basta una foto diffusa qua e là per scatenare una rivolta che può nuocere alla sensibilità di chi ne è oggetto.

E come dimenticare la tristissima vicenda di Tiziana Cantone? Una bellissima donna morta suicida alla giovane età di 31 anni perché derisa, insultata e diffamata a causa della diffusione di alcuni suoi video privati sui social network e su siti hard. La sua morte ha lasciato una scia di immenso dolore nei cuori dei suoi cari, soprattutto in quello della mamma che, disperata, afferma di riuscire a sopravvivere solo per darle giustizia. Di seguito il suo sfogo:

E poi abbiamo l’altra faccia della medaglia: le bufale. Ma davvero esiste ancora qualcuno che si alza la mattina e decide di inventare storielle che possono ledere la reputazione di un uomo o di una donna? Perché sul web ormai i soldi si fanno così. Ma tralasciando la questione economica, oggi vogliamo parlarvi di Alfredo Mascheroni, un barista 24enne di Collecchio (Parma) che ha visto la sua vita cambiare da un giorno all’altro a causa di una bufala inventata per caso. Ma per cosa poi? Non si sa.

6 maggio 2017: Alfredo si alza come tutte le mattine per andare a lavorare, solo che questa volta non avrà tempo di iniziare la giornata con il solito sorriso, perché il suo cellulare sarà un’esplosione di messaggi e notifiche che non gli piaceranno affatto.

Secondo quanto riportato da Repubblica, quella mattina, dopo aver letto i messaggi e aver visto le notifiche, Alfredo si è ritrovato davanti a una scena che avrebbe voluto tanto evitare: la sua foto con allegato un messaggio che lo accusava ingiustamente di pedofilia:

Fonte: Alfredo Mascheroni

Ecco quanto dichiarato dal ragazzo:

Su Facebook è comparso un post con la mia immagine e un link al mio profilo in cui si diceva che ero un pedofilo. Ho passato il weekend a leggere e rispondere a insulti e minacce. C’è stato chi ha chiesto le mie foto nude. I miei amici hanno cercato di difendermi ma qualcuno li ha accusati di essere falsi, dei finti profili inventati da me. Hanno tirato in mezzo anche la mia ex fidanzata, scrivendo che stavo con una minorenne quando in realtà lei è più grande di me di quattro anni. Mi hanno scritto di tutto.

Qual è la colpa di Alfredo se non quella di essere l’ennesima vittima di uno scherzo per niente divertente? I messaggi di disgusto nei suoi confronti sono arrivati anche dall’estero:

Sei un pedofilo, un maniaco, veniamo nel tuo bar e lo distruggiamo.

Come si può accusare una persona di compiere un atto così grave senza avere delle prove certe in mano? Ci si può davvero basare su un messaggio mandato da uno sconosciuto? Dove sono le sue nudità in quella foto? Dove sono le immagini che comprovano la sua pedofilia? Ma se da un lato esiste gente cattiva capace di avere delle idee così contorte, perché, dall’altro lato, non esiste gente che provi a riflettere su quanto diffuso dalla rete?

La testimonianza di Alfredo continua così:

I clienti nel bar entrano e mi chiedono cosa è successo. In piazza, a Collecchio, qualcuno per scherzo ha gridato: ‘c’è il pedofilo’. Ho l’angoscia. Mio zio di 50 anni, che non usa Facebook, al telefono mi dice: ‘Sei un pedofilo? Lo ha sentito dire in giro

Insomma, pare proprio che Alfredo dovrà – ingiustamente – fare molta strada per poter abbattere questo gravissimo pregiudizio nei suoi confronti. Ovviamente il ragazzo ha denunciato l’accaduto alla polizia postale; ma quest’ultima è stata chiara fin da subito. La foto denigratoria ha fatto il giro di ben 20.000 utenti di Facebook e individuare il colpevole sarà molto difficile.

Mi sono affidato ai legali. Gli articoli apparsi sui media e su diversi blog anti-bufale mi stanno dando una mano per riabilitare la mia immagine.

Secondo quanto riportato da Repubblica, pare che Alfredo abbia già qualche sospetto su colui o colei che l’ha diffamato (evidentemente c’è qualcuno con cui ha avuto qualche screzio o con cui non va particolarmente d’accordo). Il ragazzo, però, da persona matura, non ha intenzione di denunciare senza avere delle prove in mano che confermino i suoi sospetti. Per quanto concerne le persone che hanno contribuito a diffondere l’accusa sul web, Alfredo ha espressamente dichiarato che non ha intenzione di agire legalmente nei loro confronti, ecco perché:

Il responsabile è chi ha messo in giro la voce. Non dico che sia giusto ma purtroppo diventa quasi normale che la gente ci creda: tutti dicono che è un pedofilo, sarà vero. Alcuni mi hanno chiesto scusa, altri invece insistono. C’è molta ignoranza e questi comportamenti ne sono una conseguenza.

Da queste parole si evince che, nonostante il fatto grave, Alfredo possiede una grande forza interiore (fortunatamente). Riesce a ragionare razionalmente nonostante l’accusa sia molto dura Chapeau, Alfredo!

Per concludere, Alfredo ci tiene a lanciare un appello a tutti gli utenti di Facebook:

Quello che posso fare è chiedere aiuto. Il social non ha colpe, offre un servizio. L’oggetto della comunicazione non è imputabile a loro. Certo ho capito che è un’arma, quindi dipende da come si usa. Nel mio caso è diventato uno strumento totalmente negativo.

Aggiunge poi:

Vivo estraniato dalla mia attività lavorativa, attaccato al telefono. Ogni due, tre ore mi ritrovo con centinaia di messaggi e notifiche. Mi devo difendere. Mi è stato suggerito di cancellare il profilo, ma non voglio essere dimenticato, che qualcuno che mi conosce possa restare con il dubbio. Sono innocente, ma con un clic mi stanno uccidendo.

Una frase che gela il sangue perché rappresenta una realtà impossibile da negare. Perché è questo che è diventato il web: un’arma capace di uccidere. Vogliamo diffondere la storia di Alfredo perché ci sentiamo in dovere di aiutare tutte le persone che, come lui, diventano vittime del web.

Perché internet dovrebbe servire proprio a questo: a spezzare la catena dell’odio e non ad alimentarla.