diredonna network
logo
Stai leggendo: Biografie di donne d’altri tempi: L’Io fiero e gentile di Caterina II

Quando l'arcobaleno è rosa: la spiegazione del fenomeno

Cynthia Nixon come "Miranda": da Sex & The City alla politica

Look da fata dai capelli turchini per Rihanna

Il papà denuncia la mamma no-vax: la parola passa al tribunale

"Mangia, sei anoressica": Alessia Marcuzzi risponde alle critiche su Instagram

Il messaggio di Emma per l'amica Stefy, la mamma di Bea

Scuola: al via i Licei brevi, 4 anni invece di 5

È morta la mamma di Bea, la bambina prigioniera del suo corpo

Questo è il primo emoji della storia: ha 3700 anni la "faccetta" più antica

Itzel, la ragazza di 15 anni che ha ucciso il suo stupratore, è stata assolta

Biografie di donne d'altri tempi: L’Io fiero e gentile di Caterina II

Molte sono le biografie a lei dedicate. La sua vita è un film, film in cui lei è personaggio principale e regista. Ricordata come una grande donna un felice connubio di dignità e disinvoltura, signore e signori ecco a voi Caterina II.

 Non era bella. Il suo naso sin dalla prima giovinezza era troppo lungo ed eccessivamente allargato alla base per essere considerato grazioso, il mento era troppo pronunciato, la bocca sottilissima. Era lo sguardo la luce che rendeva il quadro perfetto. I suoi occhi erano enormi e non allineati, il che le conferiva uno sguardo assai penetrante che metteva chiunque in imbarazzo. Erano due perle. Da lì veniva trasmesso il suo pensiero, il suo Io, la sua irrefrenabile energia. Dentro di sé era disperata, ma esteriormente, di fronte agli altri, continuava ad essere una bambina brillante. Dai documenti storici e dalle epistole  sono stati estrapolati commenti interessanti da parte delle dame di corte. Come quello della baronessa Von Prinzen: “una personalità fredda, seria e calcolatrice”. In realtà non era eccessivamente fredda, amava infatti stare in compagnia e discorrere di filosofia e politica. Già a quattordici anni era una ragazzina precoce e molto istruita per la sua età.

Numerose e continue erano le lodi dei vari conti ospitati ai lunghi pranzi di corte. 

La sua vita fu tutt’altro che serena e piena di gioia. I giorni passavano lentissimi e Caterina continuava a rimanere intrappolata in una serie di insignificanti rapporti con gente noiosa; trascorreva le mattine leggendo e studiando saggi mentre un domestico la pettinava, ogni tanto andava a trovare suo marito Pietro e proprio in quel frangente serrava i denti sperando che il tempo passasse più in fretta. Questi infatti si era rivelato una vera e propria delusione. Appariva debole come una ragazzina, insultava le persone che lo circondavano, aveva una salute malferma ed infine un carattere poco affabile. Come se non bastasse disprezzava tutti gli aspetti della cultura russa, proprio lui che di cultura non ne voleva sapere. Più che una delusione rappresentava una preoccupazione. Tutti erano in ansia per la sicurezza del suo trono: il ragazzo non conquistava la fiducia di nessun cortigiano ed era difficile che potesse diventare un sovrano temuto ed autorevole. Come poteva una donna così intelligente e profonda come Caterina amare un uomo-bambino che nutriva gli interessi e le passioni di un bambino di dieci? Pietro amava infatti giocare ancora con i suoi soldatini. Era un uomo irrispettoso e molto infantile. La notte che seguiva le nozze fu totale disastro. Pietro si presentò con circa tre ore di ritardo perché pensò bene di “divertirsi” a cena. Caterina nel frattempo si sdraiò sul letto, visibilmente agitata; con la mente persa in congetture e preoccupazioni sentì scoccare la mezzanotte. Alla fine, dopo un’attesa che le sembrò infinita, la porta si aprì ed apparve Pietro, incerto nell’andatura, vestito con un corsetto d’argento e con un ghigno da ubriaco sul volto sfigurato. Barcollò verso il letto con gesti scoordinati, si allentò i vestiti e poi crollò accanto a lei: un attimo dopo stava già russando. 

 

 

Non sono stata mai senza un libro, mai senza un tormento, mai felice.

Così Caterina descrive la sua vita all’inizio dei vent’anni. La giovane imperatrice confessava nel suo diario di sentirsi isolata dal mondo della corte, nonostante ci si fosse abituata. Si rifugiava così nelle letture: i libri costituirono la sua salvezza, formarono la sua personalità e temprarono il suo carattere. Aveva una ironia sottilissima ed unica che le veniva in soccorso quando meno se lo aspettava: spesso, anche durante momenti di tristezza angosciante, nei suoi occhi indagatori e pieni di azzurro compariva un guizzo di divertimento. Lei stessa definiva questo suo dono “umore allegro”. Scrive in una lettera ad un’amica:

Mi comporto il più possibile con filosofia.. e cerco di non abbandonarmi alle mie emozioni.

La sera, la granduchessa cenava con gli stessi cortigiani che l’avevano annoiata a pranzo e poi si ritirava nei suoi appartamenti per leggere fino all’ora di coricarsi. Pietro la raggiungeva spesso ubriaco, a volte aggressivo ed offensivo. Non si faceva  problemi nemmeno nel raccontarle le sue avventure sentimentali. Caterina faceva il possibile per non curarsi dell’interesse che aveva per la “deforme” duchessa di Curlandia, ma non poteva non sentirsi ferita. Il loro era un rapporto finto, triste e insensato.

La tenevano viva la cultura e lo sport. Praticava equitazione e caccia alla volpe anche se preferiva la prima attività. In estate poteva andare a cavallo quando voleva, e talvolta galoppava sui prati per tutta la giornata.

 

Più l’esercizio era difficile e più mi appassionava; se un cavallo fuggiva , io lo inseguivo e lo riportavo indietro.

Era definita  sovrana illuminata: Caterina era ansiosa di dare applicazione pratica alle teorie dei philosophes per il bene del suo popolo. Intrattenne una calorosa corrispondenza con Voltaire, Diderot, F.M Grimm ed altri. Si impegnò una vita intera  per dare alla Russia un’organizzazione civile e culturale degna del secolo dei lumi mediante giuste leggi e riforme. La sua, tuttavia, non fu un’impresa facile. Ad ostacolarla erano i vari partiti aristocratici di corte, la bellicosa e costosa politica estera del paese, i problemi di ordine pubblico che essa pose ma soprattutto l’arretratezza dei cittadini. Nonostante gli ostacoli l’epoca cateriniana è da tutti ricordata come l’epoca dei cambiamenti: la produzione libraria superò di gran lunga quella del periodo precedente, crebbe lentamente un’intellettualità nazionale favorita dall’attiva partecipazione della imperatrice alla vita culturale, ed infine scoppiò il successo della prosa giornalistica e del teatro, nei quali lei stessa scese in campo per permettere una circolazione più vasta alle sue idee. Si stava creando un cittadino nuovo. Grazie a Caterina ci si occupò per la prima volta di questioni pedagogiche ed istruzione pubblica, affinché le virtù civiche e morali si unissero al decoro esteriore e alla maturità dello sviluppo intellettuale.

Non piaceva a tutti. Puskin la ritraeva come un Tartuffe in gonna e corona e la sua condanna fu condivisa dalla maggior parte della storiografia ufficiale sovietica. Nonostante i pareri contrastanti non si può non riconoscere come l’età di Caterina II segnò un periodo di consolidamento e di maturazione culturale che fecero della Russia una grande potenza europea.

A cinquantotto anni Caterina era ancora ostinata e testarda come era sempre stata. Questa cocciuta determinazione era diventata una sua qualità predominante. Quasi tutti coloro che la incontravano rilevavano questa sua caratteristica.

State attenti alla forza e all’impetuosità delle sue opinioni

Erano queste le parole di Giuseppe in una lettera all’ambasciatore inglese a Vienna.  Al pubblico appariva sempre imperturbabile e di buon umore, o almeno così pensavano gli ambasciatori. Sotto lo sguardo penetrante e magnetico si nascondeva una vera intrattenitrice: c’era un’evidente gentilezza e dolcezza nei suoi lineamenti e trattava la gente con un garbo eccezionale. Sembrava conoscesse tutti, persino i camerieri più umili, e parlava a ciascuno di loro con la stessa familiarità. Tuttavia ci teneva a mantenere alta la sua dignità: cercava infatti di  nascondere con cura la sua vulnerabilità: aveva imparato che questo era essenziale per mantenere il potere.

Ma l’amore?

In una lettera Caterina scrive:

Il mio cuore non può rimanere un’ora senza amore.

Caterina ebbe vari amanti, ma nessuna delle relazioni nascoste riuscì a soddisfare quel bisogno di amore romantico e di spontanea intimità. A volte era di una convinzione sconvolgente nell’affermare che il partner sarebbe stato “l’appoggio della sua vecchiaia”, come nel caso di Lanskoij, uomo bellissimo e molto più giovane di lei. Poi veniva colta dalla passione per l’arciduca d’Austria, Giuseppe II. Scrive al fidato Grimm: “E’ veramente l’uomo più intelligente, profondo ed istruito che io abbia mai conosciuto”. Nonostante gli uomini, gli intrighi, le dicerie di corte, l’imperatrice provò sentimenti forti e puri. Visse ogni momento al meglio. Purtroppo non trovò il modo di assicurare quel suo ideale di amore senza rinunciare al potere, ad una relazione continuativa o al completo appagamento.