Ciò che è dannoso è l’esperienza di non essere assolutamente nulla in presenza di un altro essere umano.

È esattamente questo a spingere le donne a colpevolizzarsi e, spesso, a scegliere il silenzio piuttosto che la confessione pubblica, che finirebbe col metterle sul banco degli imputati, a corollario di un’umiliazione già tremenda e indimenticabile: è proprio il senso di impotenza a far sentire le donne vittima di violenza delle nullità, la consapevolezza di non potersi ribellare all’ingiustizia subita e di non aver potuto o saputo reagire all’aggressione. E, certamente, il sentirsi dire, oggi (per giunta proprio da chi dovrebbe stare dalla parte di queste donne, e invece sembra aver toccato i livelli minimi di empatia e solidarietà, ma questo è soltanto un ulteriore aspetto che aggiunge desolazione al contesto) che solo quelle che sono state fisicamente “penetrate” possono legittimamente considerarsi stuprate, mentre le altre, tutt’al più, possono dire di aver avuto un “noioso, pigro rapporto non consensuale”, le precipita in uno stato ancor più profondo di umiliazione e degrado morale. Dove il senso di quello che hanno subito loro viene tristemente banalizzato, ridotto al rango di grottesco e maldestro approccio sessuale, minimizzato senza pietà.

Più che naturale, quindi, che Naomi Wolf non potesse tacere. Non solo per il fatto di essersi fatta carico della voce femminista degli ultimi anni, per il fardello che ha scelto di portare sulle spalle come simbolo dell’impegno e della responsabilità verso le donne, per lo scontro generazionale tra due tipi di femminismo diversi (anche se rimane da capire dove il femminismo della Greer si esprima, in quest’ultimo lavoro), ma come donna stuprata in primis. Anzi, come bambina stuprata. Che è pure peggio, perché vaglielo a spiegare a una bambina che nemmeno sa cosa sia il sesso, figuriamoci il significato di consensuale o no, che può definirsi violentata solo se è stata penetrata, non se è stata costretta a un rapporto orale.

Naomi Wolf, stuprata a 7 anni: “Lo stupro non è solo un pene che penetra in vagina”

Naomi Wolf, stuprata a 7 anni: "Lo stupro non è solo un pene che penetra in vagina"
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