La conosciamo tutte nei panni di suor Angela, e prima ancora di Lucia Liguori, la mamma della famiglia allargata dei Cesaroni.

Elena Sofia Ricci, fiorentina, attrice con una carriera cinematografica, televisiva e teatrale ricca di prestigio e di riconoscimenti, poco tempo fa si è convinta a lasciarsi andare a una confessione ben più reale e dolorosa rispetto a quelle cui è abituata nei panni della suora in Che Dio ci aiuti, quella dell’abuso subito, da parte di un amico di famiglia, appena dodicenne.

L’attrice ha rivelato lo scioccante episodio una prima volta a Libero, scendendo maggiormente nei dettagli con Vanity Fair:

Sono 45 anni che aspettavo questo momento. Non ho mai parlato finché era in vita mia madre [la scenografa Elena Ricci Poccetto, scomparsa nel luglio del 2018, ndr.], ma mi ero promessa di farlo quando se ne sarebbe andata.

Il suo carnefice? Un amico di famiglia. Elena Sofia Ricci ammette di non essere mai riuscita a confidarsi con la madre,

[…] mi vergognano e avevo paura. Invece no! Bisogna parlarne, avrei dovuto farlo a 12 anni, questo silenzio mi è costato tantissimo e ho pagato pesantemente lo scotto.

Adesso si è finalmente liberata del peso che la opprimeva da gran parte della sua vita, e ha deciso, come lei stessa spiega, di parlare solo da mamma e da donna “per quelle bambine che crescono e che se sono state ferite a 8, 9, 10, 15 anni e che portano dentro quella ferita fino a 18, 20, 30 anni”.

E non è così facile dire di no come si potrebbe pensare. Non si può generalizzare: le sfumature tra il bianco, ovvero l’amore vero tra due ragazzi, e il nero dello stupro o il femminicidio, sono molteplici. C’è una gamma di grigi che vanno considerati, non si può puntare il dito contro qualcuno tranne contro chi abusa del proprio potere. Nessun uomo ha il diritto di abusare del proprio potere per manipolare una bambina, una donna, un bambino o un ragazzo. Mai. Quanto più forte è il potere che l’uomo ha, tanto più grave è il reato che commette.

Del resto, pur tacendo l’episodio che l’ha coinvolta in prima persona, Elena Sofia aveva già espresso il medesimo concetto nel corso di varie interviste, fra cui questa, quando le è stato chiesto perché non avesse firmato il manifesto Dissenso Comune, la versione italiana del #metoo.

Non me l’hanno chiesto! Non importa, tanto si sa che sono dalla loro parte. Con me nessuno ci ha provato – né sul lavoro né fuori – ma l’abuso di potere mi disgusta. Serve soprattutto un lavoro di tipo culturale, i ragazzi vanno educati ai sentimenti: vorrei che nelle scuole si inserisse un’ora dedicata all’evoluzione emotiva.

Oggi, smessa l’armatura che ha dovuto indossare per tutti questi anni, e finalmente totalmente aperta e pronta a parlare di quella pagina nerissima della sua vita, suggerisce come educare le nuove generazioni – ma non solo – affinché gli episodi di violenza verso le donne si diradino, fino a sparire.

[…] dobbiamo insegnare ai nostri figli a non avere paura, a denunciare subito, e gli uomini dovrebbero scendere in piazza contro la violenza sulle donne, lo devono fare altrimenti si rischia di far venir fuori un rigurgito di femminismo che stride. Gli uomini dovrebbero manifestare per dire: ‘I veri uomini si comportano in un certo modo’, così forse gli altri si sentiranno delle merde.

In gallery abbiamo riassunto la vita e la carriera di Elena Sofia Ricci.

Elena Sofia Ricci e quel trauma nascosto per 45 anni: "Io, abusata appena dodicenne"
Fonte: web
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