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Sibilla Aleramo: la forza di una Donna

Sibilla Aleramo, nata ad Alessandria nel 1876 da famiglia piccolo borghese, il suo vero nome è Rina Faccio. Dopo le scuole elementari frequentate a Milano, essendo rimasta senza madre, non ha altra guida che quella del padre, autoritario ed ateo che, tuttavia, asseconda la sua innata curiosità. Legge innumerevoli romanzi che le consentiranno l'acquisizione di una cultura di cui saprà servirsi come di un'arma, più di attacco che di difesa.

Le vicende familiari avrebbero potuto fare di lei una vittima dell’oppressione maschile ma Rina alzerà la testa per scegliere liberamente il proprio destino. Appena quindicenne, lavora come contabile nella fabbrica del padre; è bella, spigliata, estroversa ed ignora ancora il potere di seduzione che esercita sugli uomini, fino a quando un impiegato, Ulderico Pierangeli, le usa violenza, una  violenza che si protrae durante il matrimonio riparatore, nonostante la nascita di un figlio. Ma Rina non accetta il ruolo impostole a forza di moglie e madre; diventa protagonista del movimento femminista che anima gli ultimi anni dell’Ottocento e comincia a collaborare con vari periodici fino a dirigerne uno “Italia femminile“. A venticinque anni giunge il momento di affrancarsi dalla pesante catena coniugale; infatti abbandona marito e figlio, avventurandosi in quella che chiama la sua “seconda vita”.
L’illustre letterato Giovanni Cena diventa il suo Pigmaliobne ed amante, le suggerisce il nome d’arte, Sibilla Aleramo, e la spinge alla composizione del suo primo romanzo, “Una donna”, intervenendo , però, pesantemente, imponendole tagli e correzioni: è questa per Rina una seconda violenza, che non può nè vuole accettare. Lascia Cena e intreccia una relazione con Lina Poletti. E’ per lei l’epoca dell’impegno sociale che la vede combattere contro l’analfabetismo.
Negli anni successivi diviene una casanova in gonnella, intrecciando numerose relazioni, brevi ed intense, con poeti e scrittori come Cardarelli, Papini, Rebora,Campana. Sibilla passa anche da una città all’altra, diventando la musa ispiratrice degli scrittori che si raccolgono intorno alla rivista la Voce e continuando ella stessa a scrivere.Ad ogni incontro ad ogni amore Sibilla rinasce, diventa un’altra, vive una sorta di gioco d’azzardo che la porta a scommettere sempre di più.
Avendo frequentato Anteo Zaniboni, attentatore di Mussolini, viene arrestata ma riesce ad ottenere un incontro con il Duce, uscendone vincitrice, con un mensile di mille lire ed un premio di cinquantamila lire. A sessant’anni, nel 1936, entra in quella che chiama la sua “quarta vita”: intreccia una relazione con un poeta ventenne. Nel dopoguerra entra nelle file del partito comunista e scrive per  l’Unità e Noi donne. Negli ultimi anni Sibilla non si risparmia. Continua a scrivere ed a parlare in pubblico: ormai il suo femminismo si è trasformato nel vagheggiamento di un matriarcato che riscatti la vita delle donne, rendendo loro giustizia. Muore a Roma, ottantaquattrenne, nel 1960.
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