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Sindrome della crocerossina: cos'è e come si supera

La sindrome della crocerossina consiste nel fenomeno per cui ci si annulla in un'altra persona: ecco cosa dice la psicologia.
Crocerossina

Prende il nome di sindrome della crocerossina quella condizione psicologica in cui una donna si annulla completamente – sogni, bisogni, desideri – per accudire qualcun altro. Viene chiamata anche sindrome di Wendy, dal personaggio dell’amica di Peter Pan che si pone un po’ come l’adulta del gruppo – senza esserlo però davvero.

In realtà potrebbe anche prendere il nome di sindrome di Anastasia Steele, perché, come nelle 50 Sfumature, le donne che ne sono colpite, a volte sperano di riuscire a “salvare” la persona con cui hanno a che fare. Anche e soprattutto quando quella persona non vuole affatto “essere salvata”.

Sindrome della crocerossina, cos’è?

Crocerossina
Fonte: Il capitale umano

Questa sindrome vede protagoniste soprattutto le donne che accudiscono qualcuno. Può essere un individuo di qualunque sesso, ma più spesso si tratta di un partner o comunque qualcuno con cui si è legate da una relazione sentimentale. Il processo può essere consapevole, ma solitamente non lo è, né da una parte né dall’altra. La crocerossina è completamente presa dalla propria battaglia: salvare l’altro. L’altro può esserne inconsapevole ma anche sfruttare la situazione. In altre parole, la casistica non può rientrare in nessuna generalizzazione in tal senso.

Sindrome della crocerossina, i sintomi

Non esistono dei veri e propri sintomi, ma possiamo parlare di prodromi. È possibile che si tratti di sindrome della crocerossina se vediamo una nostra amica alle prese con un uomo violento, “da salvare” appunto, dedito a dipendenze come alcolismo o altro. In quel caso, in generale, sarebbe bene che cercassimo di farle capire – in maniera sensibile – magari facendoci aiutare da qualche professionista – che questa amica ha bisogno di un aiuto psicologico. Ovviamente la spinta primaria deve avvenire dentro di lei, proprio perché di solito manca la consapevolezza del problema.

Per quanto riguarda i prodromi, la sindrome della crocerossina può attecchire su soggetti predisposti, come per esempio lo sono le donne che nella vita – soprattutto nel corso della propria infanzia, come per esempio dei gravi lutti – si sono ritrovate ad affrontare dolori e sofferenze che le hanno segnate. Per questo chi è colpita da questa sindrome sente il bisogno di aiutare, perché non vuole rischiare che qualcun altro passi quello che ha passato lei.

Ma ci sono anche altri meccanismi che possono innescarsi: l’annullarsi nell’altra persona può anche essere dovuto al timore di essere abbandonata. In pratica, salvare l’uomo equivale a legarlo a sé tutta la vita, anche quando questi diventa l’attore protagonista di una violenza.

Sindrome della crocerossina: psicologia

Crocerossina
Fonte: Mad Men

Nei casi peggiori è sempre bene rivolgersi a qualcuno che possa aiutare. La propria famiglia – se parliamo di una relazione sentimentale viziata dalla sindrome della crocerossina – ma anche e soprattutto un centro antiviolenza nelle vicinanze. Queste situazioni possono risultare potenzialmente pericolose se il soggetto “da aiutare” è un violento o psicologicamente compromesso, ma anche semplicemente maschilista. Ma non si può ridurre il tutto a una mera questione di retaggi maschilisti – anche se questa sindrome proviene anche direttamente da essi.

Alla base, un grosso ruolo può essere anche giocato dalla presenza di sensi di colpa, oltre che dall’identificazione nell’altra persona. Lo psicologo gioca un ruolo fondamentale naturalmente. Ma per arrivare allo psicologo c’è bisogno che la crocerossina senta il bisogno di chiedere aiuto lei stessa, deve giungere a un’epifania. In un’intervista su D di Repubblica, lo psicoterapeuta Enrico Faggiano spiega come mai siano le donne le più colpite dalla sindrome della crocerossina.

Sono certo – spiega l’esperto e studioso – che il motivo sia da ricercare nell’educazione della donna, oltre a uno spirito materno innato. Una volta, ad esempio, il ruolo del medico era riservato all’uomo, oggi in ambito sanitario e sociale le donne sono in forte maggioranza e questo si rileva a livello internazionale. La donna è da sempre più propensa a prendersi cura di chi le sta accanto. Nel bene e nel male.