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Inemuri, l'arte giapponese del pisolino in pubblico e al lavoro

Si chiama Inemuri ed è l'arte giapponese del sonnellino: ecco come fare per riuscire a riposarsi in pubblico anche solo per pochi minuti, recuperando le forze perdute

Chiunque abbia visitato il Giappone, o anche solo visto un cartone animato, avrà sicuramente notato l’abitudine nipponica di dormire un po’ dappertutto, senza nessuna vergogna. Non solo sui mezzi pubblici, ma anche nei bar, nelle biblioteche e persino sui banchi di scuola o al lavoro. Si tratta di un’abitudine che non può non far sorridere, ma che è presa molto sul serio dai giapponesi, tanto da creare una parola ad hoc per definirla: inemuri.

“Mi sono imbattuta in questa interessante attitudine al sonno durante la mia prima permanenza in Giappone, alla fine degli Anni Ottanta”, ha raccontato la ricercatrice Brigitte Steger in un articolo per la BBC. “In quel momento il Giappone era all’apice di quella che è stata chiamata Bubble Economy, una fase di eccezionale boom speculativo. La vita quotidiana era frenetica. La gente riempiva le proprie giornate di appuntamenti di lavoro e di piacere, tanto da avere pochissimo tempo per dormire”.

La Steger ha sottolineato come tutti fossero orgogliosi di lavorare così duramente, quasi volessero dimostrare la loro superiorità verso il resto del mondo. Allo stesso tempo, però, accadeva anche qualcosa di strano e molto contraddittorio. “Quando di giorno mi spostavo per il lavoro, vedevo moltissime persone dormire sui treni. Alcuni dormivano anche in piedi e nessuno, oltre a me, sembrava stupito di questa cosa”.

“Se dormire a letto è considerato un qualcosa da pigri, perché dormire durante un evento o al lavoro non è invece visto come espressione di indolenza?”, si è chiesta la ricercatrice. “Che senso ha che i bambini rimangano svegli fino a tardi a studiare e si addormentino poi durante le lezioni?”

Da un lato c’era l’immagine del giapponese lavoratore, che non poteva mai restare a letto o dormire più del dovuto, e dall’altra quella del giapponese che si addormentava ovunque. La Steger, che si occupa proprio di studiare gli aspetti socio-culturali del Giappone, ha scoperto così che esiste una profonda cultura millenaria riguardo all’inemuri. Cedere all’improvviso e addormentarsi non è un segno di debolezza, ma una conseguenza della fatica sostenuta e della stanchezza. In pratica, è una dimostrazione della propria operosità.

“L’inemuri non è considerato affatto dormire”, ha spiegato la Steger. “Viene visto diversamente dal dormire e anche dallo schiacciare un pisolino. Che senso potremmo dargli? Un indizio si trova nella parola, composta da due parti: ‘I’ che significa ‘essere presente’ in una situazione e ‘nemuri’ che significa ‘dormire'”.

Dunque, l’inemuri non è un pisolino vero e proprio. Bisogna però rispettare delle regole precise. Chiunque voglia concedersi un “sonnellino non sonnellino” deve fare di tutto per non recare disturbo al contesto sociale in cui si trova. Più che dormire, infatti, è come chiudere gli occhi e assentarsi per un po’ di tempo, mantenendo la stessa postura e il linguaggio del corpo di una persona sveglia. E, soprattutto, è fondamentale riuscire a tornare in sé senza batter ciglio (o quasi).