Sentiamo spesso parlare di anno sabbatico. Lo sentiamo nei film statunitensi, quando i giovani fermano un anno gli studi dopo il liceo, prima di approdare all’università. Per chi tra noi ha proseguito con gli studi sarà capitato di sentirlo anche da qualche professore universitario – magari, sfortunatamente, proprio mentre stavamo andando a chiedergli di fare la tesi con lui. L’anno sabbatico è una sorta di pausa – che non dura, stando ai termini di legge, necessariamente un anno – ma non è una vacanza. È un anno di esperienze e riflessioni. È un anno in cui si cominciano a gettare, intellettualmente parlando, le basi per il proprio futuro – non a caso è così diffuso prima di approcciarsi agli studi universitari. Ma in cosa consiste?

Anno sabbatico: significato ed etimologia

Anno sabbatico
Fonte: Pixabay

Il termine «sabbatico» viene dal latino «sabbaticus», che a sua volta è un calco dal greco «σαββατικός»: quest’ultimo termine indicava un concetto ebraico. Il sabato – parola archetipica della lingua, in tal senso – infatti è il settimo giorno per gli ebrei e l’anno sabbatico è il settimo anno di un ciclo e durante esso la legge prevedeva che cessasse il lavoro nei campi ma anche che si liberassero gli schiavi e che i debiti venissero condonati. Nei Paesi anglosassoni prende il nome di «gap year», cioè, letteralmente, «anno di intervallo».

L’anno sabbatico è un periodo in cui ci si dedica a un’attività differente dal proprio lavoro. Per un ricercatore può essere anche quello in cui si sperimenta una ricerca differente, sia nel contenuto sia nell’approccio metodologico. Non è che non si lavori lo stesso: si sta impegnati in ambiti che non si sarebbero potuti prendere in considerazione.

Anno sabbatico al lavoro

Come funziona in Italia, se ci si vuole prendere un anno sabbatico dal lavoro? La questione è regolata dalla cosiddetta “legge Turco”, una legge del 2000, proposta dall’allora ministra. La legge introduceva dei concetti specifici: si può andare in congedo – presentando ovviamente tutta la documentazione del caso, che può essere richiesta a discrezione del datore – per ragioni specifiche, senza percepire lo stipendio, ma certi che il posto di lavoro attenderà al proprio ritorno. Una garanzia di non perdere il posto davvero tranquillizzante. Inoltre, l’anno può essere riscattato, versando i contributi pensionistici volontari.

Il congedo può essere richiesto per formazione, maternità, grave malattia o ragioni famigliari, ma può essere anche un congedo parentale per l’uomo. Naturalmente, il lavoro o la formazione che si compiono nell’anno sabbatico non possono essere retribuite, per cui si può chiedere un anticipo sul Trattamento di Fine Rapporto, per poter sostenere le spese per il periodo di pausa. Talvolta è il datore di lavoro che chiede al lavoratore di prendere forzatamente un anno sabbatico, per risparmiare e considerandolo una forma di flessibilità, ma è una forzatura, anche se le leggi vigenti lo permettono. In casi particolari l’anno sabbatico non è un anno in senso stretto, ma dura due anni.

Anno sabbatico: cosa fare

Anno sabbatico
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Durante il proprio anno sabbatico si può studiare e approfondire. Ci si può dedicare a qualche master. Si può effettuare un viaggio di conoscenza, magari con l’intenzione di scrivere un libro. Ci si può dedicare a un’attività creativa da sempre desiderata come la pittura e in generale tutte le arti figurative, ma anche le arti sceniche. Si può decidere di fare del volontariato, o non spostandosi affatto dal luogo in cui si vive, oppure recandosi in terre remote al seguito di organizzazioni no profit o della Chiesa cattolica. L’importante è liberarsi dagli schemi, sfruttare questo periodo come è meglio per se stessi, continuando a ricordare che non si tratta di una vacanza, ma di un tempo volto al proprio miglioramento. Almeno quando il congedo non è richiesto per gravi ragioni.

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