Giulia Ottonello: "Vi racconto I Miei Colori... di donna e di artista" - INTERVISTA

Vincitrice dell'edizione di Amici nel 2002, Giulia Ottonello ne ha fatto di strada. Star dei musical e artista a tutto tondo, ci presenta i suoi prossimi spettacoli, "I miei colori" e il musical "Cabaret". Intanto Giulia racconta a Roba da Donne anche il volto più duro del mondo dello spettacolo, soprattutto per le donne, e come lei lo ha affrontato.

Era il 2002 e Giulia Ottonello vinceva quella che potremmo definire la prima “vera” edizione di “Amici” di Maria De Filippi, considerando il fatto che, come in molti ricorderanno, prima di allora (e in realtà anche per circa metà di quella stessa edizione), il programma si chiamava “Saranno Famosi”.

Oggi, nel 2015, Giulia ne ha fatta di strada. I tratti incerti della ragazzina, già molto determinata, di allora hanno lasciato spazio a quelli di una giovane donna, bella di una bellezza che non si confonde con i canoni comuni ma, soprattutto, di quella bellezza che si propaga dalle persone che, capisci, stanno costruendo, con costanza e fatica, un percorso ambizioso e sono, al tempo stesso, ben intenzionate a non scegliere la strada più facile e a non tradire se stesse.

Si chiama coerenza. In Giulia la trovi: all’inizio ti sorprende – non capita spesso e comunque meno di quanto uno speri -, poi ti fa pensare che sarà una bella intervista. E così è stato.

L’occasione dell’incontro è “I miei colori”, spettacolo-concerto in cui l’artista presenta il suo album omonimo e altri brani cruciali della sua carriera, con cui sarà venerdì 25 settembre 2015 al Teatro Comunale “Pietro Micheletti” di Travagliato (Brescia) e sabato 26 settembre al Teatro “Gustavo Modena” di Genova (inizio concerti ore 21 – biglietti disponibili su www.clappit.com). E poi dal 7 ottobre comincia la nuova stagione teatrale, che vedrà Giulia impegnata come protagonista femminile di “Cabaret”, il commovente musical della Compagnia della Rancia, che prenderà il via dal Teatro Brancaccio di Roma.

Ma andiamo con ordine. Anzi, facciamone fare un po’ direttamente a lei.

Cosa hai fatto in questi anni, Giulia, dopo la vittoria di Amici?
Sono successe molte cose. “Amici” è stato quello che potremmo definire il “debutto in società”. Dopo ho fatto ancora un po’ di tv, sempre con Maria De Filippi, poi soprattutto tanto tanto teatro e musical.
Ho iniziato a lavorare con la Compagnia della Rancia, la più storica e importante produzione teatrale di musical italiana e, con loro, dal 2004 ho fatto “Cantando sotto la Pioggia” nel ruolo di Kathy Selden, “Cats” nel ruolo di Grizabella, “Frankestein Junior” nel ruolo di Elizabeth Benning – per cui viene anche premiata come miglior attrice non protagonista, ndr –. Ho avuto anche esperienze di doppiaggio – è la doppiatrice italiana della voce cantata di Amy Adams in “Come d’incanto” e “I Muppet” della Walt Disney, ndr – e cinema – nel primo film diretto da Paolo Ruffini “Fuga di Cervelli”, interpreta il ruolo di Karen, ndr –.

E il canto?
Subito dopo “Amici” ci furono delle esperienze discografiche, un po’ problematiche per la verità.

All’epoca chi veniva dai talent non era visto per nulla bene dai discografici più importanti, specialmente se donna.

La cosa mi avvilì molto. Nonostante il grande lancio di “Amici” e proprio in quell’età in cui puoi dare il meglio, la macchina discografica mi devastò. Non è stato facile. Era un compromesso continuo. Anche per questo, alla fine, ho deciso di produrmi da sola.

E così è nato l’album “I miei colori”, da cui prende il titolo anche il tuo spettacolo.
Sì, anche se ripropongo le canzoni dell’album solo nella prima parte. Nella seconda, più teatrale, interpreto alcuni brani dai musical, per poi concludere con una terza parte dedicata a una serie di cover, molto differenti tra loro, che costituiscono un po’ il mio bagaglio e la mia ispirazione musicale. Diciamo che questo spettacolo è un viaggio nel mio percorso e in questi anni. Un viaggio in cui si mischiano stili e influenze diverse e proprio per questo ho deciso di mantenere il nome “I miei colori”.

Non amo le etichettature, chi cerca di ingabbiarti in una definizione o in un genere: preferisco raccontare le mille sfumature del mio essere donna e artista, senza avere troppo timore di essere giudicata. E, quando avviene, va bene così: è un motivo di crescita, non di paura.

Sul palco, la cantante genovese, è accompagnata dalla sua band, composta da Riccardo Barbera (contrabbasso e basso elettrico), Luca Falomi (chitarra acustica ed elettrica), Lillo Fossati (batteria) e Fabio Vernizzi (piano e tastiere).

Altre date? 
Per il momento no. Oltre a essermi prodotta, ho organizzato tutto da sola e, subito dopo questi concerti, devo partire con la tournée di “Cabaret”. Magari a primavera, sperando nel frattempo di trovare un’agenzia seria che mi aiuti con il booking.

E allora veniamo a “Cabaret”. Grandi nomi, nel cast e alla regia, e un ruolo importante.
Sì, si riparte dopo il debutto di queste estate. L’allestimento è della Compagnia della Rancia, con la regia di Saverio Marconi e… io sarò sul palco al fianco di Giampiero Ingrassia. Il mio ruolo è quello di Sally Bowles che, nel famosissimo film del 1972, fu di Liza Minelli. Una grande responsabilità. 
E poi è un musical immenso, emotivamente e fisicamente impegnativo. Una storia che sa essere al tempo stesso allegra, ma è anche molto drammatica, commovente. Siamo nella Berlino prima della tempesta nazista che rase tutto al suolo. Un pezzo di storia della letteratura, del cinema e del musical molto toccante.

Ma cosa significa essere donne nel mondo dello spettacolo. Giulia ne ha un’idea molto chiara e non teme di parlarne.

Giulia Ottonello intervista
La locandina de “I miei colori” di Giulia Ottonello

Ma cosa significa essere donne nel mondo dello spettacolo. Giulia ne ha un’idea molto chiara e non teme di parlarne.

Possiamo nasconderci dietro a un dito o far finta di nulla. Si dà per scontato che, nel 2015, la presunta parità tra i sessi sia raggiunta. In realtà è ancora molto millantata. E il problema non sono solo gli uomini, ma anche le donne che ricercano in prima persona scorciatoie.

Nel mio brano “Playboy” parlo proprio di queste donne, che si affacciano alla carriera ponendosi con l’atteggiamento delle svampite, disposte al compromesso, così da irretire (e essere irretite da) l’ennesimo uomo che possa garantire loro una strada “facile” per il successo. Successo, ovviamente, effimero. Ce ne sono tante. Forse ho sbagliato il termine, sono donnette, non donne, quelle del “mi tiro a lucido, metto in mostra la carrozzeria, frequento le persone giuste e sarò a posto”.
Poi ci sono quelle serie. Per loro la strada è difficile: devi essere intelligente, salvaguardare la tua integrità e la tua coerenza, avere la fortuna, anche quella, di incontrare persone a loro volta intelligenti. In alcuni casi devi rinunciare, dire no. 

Ma sai cosa ti dico? Può essere difficile, ti sembra di aver buttato a mare l’occasione della tua vita. Ma è un po’ come quando perdi un uomo che ti sembrava tanto importante ma che avrebbe reso la tua vita un inferno. O come nel “Diavolo veste Prada”, per intenderci: lei se ne va da un mondo che per molte è il massimo dell’aspirazione possibile, rendendosi conto che, sì, magari avrebbe avuto chissà quante gratificazioni ma… a quale prezzo? 

Per essere ancora più chiara: io ci sto a diventare una come Madonna, ma se per diventare Madonna la mia esistenza deve diventare quella di un automa, che perde il contatto con la realtà, la sua famiglia, i suoi affetti… Allora no. Rinuncio e sono felice di farlo.

Oggi, sempre più spesso, il successo e l’affermazione nel mondo dello spettacolo passano per i talent show. Tu che conosci ciò di cui stiamo parlando lo consiglieresti a un ragazzo o a una ragazza che voglia intraprendere questa carriera?

Dipende dalle motivazioni che ti muovono. Quella dei talent e dello spettacolo può essere una grande occasione o una macchina tritacarne. Se si è in cerca del successo facile e della celebrità, finirà inesorabilmente per essere la seconda. E quando poi arrivano le legnate, perché arrivano, fanno davvero male.
Diverso è se l’obiettivo è quello di fare seriamente questo lavoro, imparare, crescere. Allora questo passaggio è un passaggio, un inizio, importante, ma non l’unica cosa. 

 

Hai scelto di essere, prima vegetariana, poi vegana. Perché?
Ho sempre avuto un grandissimo amore per gli animali e già da bambina faticavo ad approcciarmi a loro come cibo. La scelta vegetariana è stata un primo passo, ma presto non è stata sufficiente. Laddove c’è sofferenza e morte, per quanto si possa offrire dignità di vita all’animale (cosa che comunque nella maggior parte delle volte non accade), per me non c’è scelta.
So che per molti posso sembrare estrema, ma è quello che sento e penso. 

Voglio essere una donna consapevole, attiva, nella mia vita e nella società. È una scelta scomoda, impone di rinunciare alla pigrizia, impone il fatto di mettersi in discussione.
Ma questo è quello che voglio essere: una donna consapevole.

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