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Un nuovo tipo di divorzio: quello "felice". Arriva dall'America la ricetta per affrontare con serenità una separazione

Un nuovo tipo di divorzio sbarca dagli Stati Uniti, ma che come al solito, tarda a diffondersi qui in Italia.

 

Il divorzio è divenuto purtroppo un momento frequente nella vita di molte coppie;  ci si separa sempre più spesso e oltre a tutto il dolore che deriva dal porre fine ad un matrimonio che si sperava durasse per sempre, ci sono una serie di faccende burocratiche da evadere, e molti soldi da spendere. Quindi via con avvocati, udienze, litigate per accaparrarsi l’anfora calabrese del soggiorno, a chi va la casa, l’ammontare dell’assegno di mantenimento e la non meno importante gestione dei figli, sia psicologica che logistica.

In aiuto di queste ex coppie, arriva dagli USA un nuovo tipo di divorzio: si chiama “divorzio collaborativo” e permette una separazione amichevole. Basta lotte all’ultimo sangue e a colpi di “parla col mio avvocato”:  stavolta le coppie hanno un ruolo attivo, si siedono faccia a faccia e parlano in prima persona, per trovare delle soluzioni adatte a entrambi, senza affidarle a un giudice che potrebbe compiere delle scelte sbrigative e quindi non consone. Anche in questo caso c’è il supporto degli avvocati, che però si limitano ad assistere il loro cliente nelle decisioni già prese a monte. Inoltre, ci sono anche altre figure come lo psicologo e il commercialista, che siedono al tavolo delle trattative e consigliano nel migliore dei modi gli ex coniugi: si opera in team. L’obiettivo rimane sempre e comunque raggiungere un accordo il prima possibile evitando lunghi scontri, che portano anche a un maggior spreco di denaro.

Certo, non è un percorso facile: serve maturità e sangue freddo, è necessario mettere da parte desideri di rivalsa, vendette, antipatie, rancori e bisogna essere chiari e mettere al primo posto il bene comune (soprattutto quello di eventuali figli): la situazione patrimoniale ad esempio va dichiarata fino all’ultimo centesimo, i bisogni veri espressi sul tavolo. Per questo si firma un accordo di partecipazione in cui ci si impegna all’onestà,  alla trasparenza e alla riservatezz. E certo non è facile, soprattutto se una delle parti si sente danneggiata.

Non è detto che la mediazione abbia sempre successo, forse uno dei coniugi non trova giusto l’accordo e decide quindi di ritornare sulle vie della separazione “classica”, ricominciando tutto dall’inizio e con un’impennata non da poco delle spese. Ma visti i dati, dove questo tipo di separazione ha successo nel 90% dei casi, non si può che guardare con favore a questa nuova pratica, anche perchè non tutti possono permettersi una battaglia legale, o addirittura di pensare di sperararsi: sono sempre molti anche le persone che pur non volendosi più bene, convivono forzatamente sotto lo stesso tetto, ed è solo un problema di soldi.

L’importante prima di tutto è diffondere questo nuovo tipo di mentalità “non litigiosa”, che manca in questo campo e scardinare la supremazia delle separazioni consensuali, spesso favorite anche perchè più costose; negli altri paesi europei, divorziare e/o separarsi in maniera “leggera” è una cosa ormai assodata e ampiamente diffusa.  La cosa non è stata molto pubblicizzata qui, il motivo è facilmente comprensibile.

Come al solito, qui in Italia si riesce a speculare anche su un fallimento personale come una separazione.