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La rabbia sfocia in ostilità? Attenzione alle possibili conseguenze per la salute

Il dottor Redford Williams nel libro Anger Kills illustra come rabbia ed ostilità non siano sinonimi. La prima è un sentimento naturale, la seconda rischia di avere pesanti ripercussioni sulla salute.
Fonte Web
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La rabbia non è mai una buona compagna di vita, vero ragazze? Tutte noi sappiamo bene cosa si prova quando ci si arrabbia con qualcuno: lo stomaco si chiude, la vista si annebbia, i pensieri ruotano vertiginosamente. Ci si ripete interiormente “calma, calma, calma” e invece molto spesso hanno il sopravvento i versi dei Litfiba: “Ma ho rabbia in testa! Ma ho rabbia in testa!”.

Ebbene, la scienza ha finalmente confermato quello che tutte noi potevamo intuire già: vivere con alti livelli di ostilità e rabbia può avere ripercussioni sulla nostra salute e sul nostro fisico. Anche gravi. E non lo affermo io, ben s’intende, ma il dottor Redford Williams nel libro Anger Kills. 

Il medico, infatti, chiarisce che le persone che sono spesso tese, competitive e ostili presentano una predisposizione per le malattie cardiovascolari. Con un’importante precisazione: la rabbia non è l’ostilità. La prima, infatti, è un sentimento naturale che tutti noi proviamo a più riprese nel corso della vita. La seconda, invece, è un qualcosa di più profondo e preoccupante: è una sorta di “fissazione” che cresce e matura nel tempo, causando pesanti conseguenze sul fisico umano.

L’ostilità è il risultato di sentimenti e azioni che derivano da una combinazione protratta e preoccupante di paura, giudizi negativi, meccanismi di difesa, cinismo e aggressività. Potete comprendere, quindi, come tutto questo contribuisca non solo a determinare malattie fisiche, ma anche a deteriorare e distruggere le relazioni interpersonali.

Ma come funziona la rabbia? Come possiamo, quindi, evitare che degeneri in ostilità? Secondo il dottor Redford Williams essa agisce come una sorta di razzo emotivo, che ci rende consapevoli e allo stesso tempo ci fa sentire minacciati quando un confine personale è stato violato.

Non possiamo, pertanto, ignorare i sintomi che la rabbia ci rimanda. Anzi: sarebbe opportuno imparare a decodificare simultaneamente i suoi utili avvertimenti per poter rispondere a tutto questo in modo costruttivo. Ma quando sentiamo crescere l’incriminato sentimento dentro di noi, il corpo sembra si prepari a combattere una vera e propria battaglia: si attiva il sistema nervoso simpatico, la frequenza cardiaca e la pressione sanguigna salgono, i livelli di adrenalina hanno un’impennata e i muscoli si contraggono.

Qual è dunque l’antidoto? Il dottor Williams dice di attivare il “riposo e ripristino”, rallentando il respiro. Facile a dirsi, difficile a farsi vero ragazze? Stando a quanto è scritto nel libro, è questione di allenamento. Le persone, infatti, sono in grado di rompere la tensione anche solo distraendosi momentaneamente.

E allora se si sente crescere la rabbia è bene fare una passeggiata, chiamare un’amica, ascoltare la propria canzone preferita o leggere un libro. La risposta fisiologica non tarderà ad arrivare: caleranno, infatti, la produzione degli ormoni dello stress, la frequenza cardiaca e la pressione arteriosa. E solo quando si sarà più calmi sarà bene cercare di analizzare le cause che hanno determinato la reazione incriminata.

La consapevolezza dei propri sentimenti, quindi, può rompere quel ciclo vizioso che rischia di portare poi addirittura all’ostilità. Con un beneficio complessivo notevole per l’organismo. E voi ragazze cosa ne pensate? Riuscite a gestire la rabbia per tempo o somatizzate? Attendo i vostri commenti.