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Bufera su Zara: "Ecco Quello che i Clienti Devono Sapere Prima di Acquistare"

Una recente indagine condotta dal Center for Popular Democracy conferma che la nota catena di abbigliamento spagnola adotterebbe una politica interna e commerciale volta a discriminare le persone afroamericane.
Foto: Web
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Qualcuna di voi ha mai guardato “Indovina chi viene a cena?” Se non lo avete mai fatto, ve lo consiglio. Sicuramente si tratta di un film un po’ datato (risale al 1967), ma la trama è sempre molto attuale. In modo leggero ed efficace, infatti, viene affrontato il tema della discriminazione razziale. E se pensate che in quasi cinquant’anni siano stati fatti passi da gigante in tale senso, leggete questa notizia che riguarda la nota catena di abbigliamento Zara. C’è da ricredersi.

Una recente indagine condotta dal Center for Popular Democracy nei negozi newyorchesi di questo marchio, infatti, ha messo in luce una tale disparità di trattamento tra clienti bianchi e neri da destare grande clamore in tutti gli Stati Uniti. Alcuni giornalisti americani hanno addirittura commentato il fatto definendolo “una pubblica messa in discussione dei diritti civili equamente garantiti ai cittadini americani.”

I risultati della ricerca non lasciano adito a dubbi: i clienti neri del colosso spagnolo dell’abbigliamento vengono trattati in modo ben diverso rispetto a quelli bianchi. Si legge a tal proposito sul The Guardian:

I clienti afroamericani vengono addirittura monitorati, pedinati, guardati a vista all’interno dei negozi. E il tutto avviene solo per un unico, grande sospetto: si pensa che i neri rubino di più.

Un’accusa molto pesante, che ha destato l’immediato intervento dell’organizzazione americana attiva per l’equità e i diritti dei cittadini, alla quale si è rivolto anche lo stesso Center for Popular Democracy, dopo aver riscontrato tale comportamento discriminatorio. Ma come è stata svolta l’indagine in questione?

Sono stati intervistati 151 dei 1500 dipendenti di New York e le risposte dello staff ha fatto emergere un iter ricorrente all’interno dei punti vendita: ai clienti considerati potenzialmente “pericolosi” verrebbe assegnato il codice di special order, una sorta di nomignolo particolare coniato appositamente per allarmare il personale. Di prassi, però, questo codice non verrebbe quasi mai attribuito a cittadini bianchi, raramente ai latinos e sempre (o quasi) ai clienti afroamericani.

Tuttavia, solo il 57% del personale ha risposto in modo esaustivo alle domande. Il campione, pertanto, non può ritenersi pienamente soddisfacente. Il 46%  di chi ha risposto completamente al questionario, ha ammesso la discriminazione ai danni dei clienti neri. Il 14% ha sostenuto che i commessi si comportano allo stesso modo anche nei confronti dei latinos. E solo il  7% ha difeso l’operato dello staff, dichiarando che non esisterebbe nessuna possibile discriminazione. Ma i risultati complessivi del report lasciano pochi dubbi all’interpretazione: il colore della pelle e l’abbigliamento dei clienti vengono considerati possibili indizi per valutare un’ipotetica tendenza al furto.

Ma il report ha fatto emergere un’ulteriore sconcertante verità: anche i dipendenti afroamericani di Zara subirebbero una politica interna discriminatoria, segnata da profonde disparità rispetto ai colleghi bianchi. Lo ha reso noto Connie Razza, direttrice delle ricerche strategiche del Center for Popular Democracy:

Mi aspettavo certe differenze, ma non avrei mai immaginato un simile divario. I dipendenti neri, infatti, sono molto più insoddisfatti del proprio orario di lavoro, ricevono un trattamento più severo da parte dei manager e hanno minori opportunità di essere promossi.

Ovviamente, anche la risposta ufficiale della catena Zara è stata tempestiva:

Zara Usa rifiuta con forza i risultati del report del Center for Popular Democracy, pubblicati senza alcun tentativo di contattare la nostra società. Tale indagine raggiunge asserzioni non supportate dai fatti e non rispondenti all’eterogenea forza lavoro di Zara.

Non ci resta che attendere gli sviluppi, per poter sapere chi ha realmente ragione. Non vi svelo il finale del film…ma in ogni caso spero che per questa vicenda ci sia un lieto fine.