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Il dramma delle spose bambine

Nel mondo 10 milioni sono le spose bambine e 150 milioni di ragazzine subiscono abusi sessuali. Nascere femmina è ancora un grosso problema nella maggior parte del pianeta.

Si è celebrata l’11 ottobre scorso la prima giornata mondiale delle bambine e delle ragazze. Il messaggio lanciato dall’Unicef  e dall’ONU è chiaro: porre fine ai matrimoni precoci.

I dati diffusi dall’ONU in merito lasciano ben poco spazio all’immaginazione: 150 milioni le ragazze che nel mondo subiscono abusi sessuali (e nella maggior parte dei casi commessi da familiari); 70 milioni di giovani donne tra i 20 e i 24 anni si sono sposate prima dei 18 anni e di queste 23 milioni si sono sposate prima di aver compiuto 15 anni.

Quello dei matrimoni precoci è un genocidio che si consuma nella totale indifferenza del mondo. Il rapporto dell’Unicef in merito sottolinea come le spose bambine subiscano evidenti danni alla salute (basti pensare che molte di loro subiscono violenza all’interno delle mura domestiche) e alla mente. Nella maggior parte dei casi sono piccole di appena sette, otto, nove anni, che vengono date in spose a coetanei, ma anche a uomini adulti. In media il primo figlio lo hanno all’età di appena dodici, tredici anni.

Secondo quanto afferma l’UNICEF 50 mila mamme tra i 15 e 19 anni muoiono ogni anno a causa della gravidanza o del parto.

Il triste primato lo vincono alcuni tra i paesi più poveri del mondo: India, Bangladesh, Nepal, Pakistan e Afghanistan.

Sembra incredibile quanto, ancora nel 2012, il genere sessuale sia la principale fonte di discriminazione in molti paesi del mondo. Basti pensare che le bambine, nel mondo, sono esposte più dei maschi a malnutrizione e all’anemia e che quasi 88 milioni di bambine sono costrette a lavorare prima ancora di finire le elementari.

I matrimoni combinati in età infantile vanno oltre il paese d’appartenenza, la lingua, la religione o la casta. In India le bambine vengono promesse in genere a ragazzi che hanno quattro o cinque anni in più; in Afghanistan i mariti possono essere giovani uomini o addirittura vedovi di mezza età, in alcuni casi sono addirittura rapitori che prima violentano le vittime e poi le reclamano come mogli, secondo una pratica in uso in alcuni parti soprattutto dell’Etiopia.

Sono tante le testimonianze che si possono leggere su internet di bambine che sono state costrette a sposarsi, come ad esempio Kali che all’età di 8 anni è stata unita in matrimonio a Hardeal che aveva 10 anni, sebbene la legge indiana proibisca il matrimonio sotto i 18 anni; o quella di Namastè che ha 12 anni e che è stata promessa in sposa da quando ne aveva solo due.

Oppure ancora la storia di Maryet che ha 10 anni ed è promessa in sposa a Subh Khan che di anni ne ha solo 7 ed è suo cugino. Giocano insieme tutti i giorni ma ancora non sanno che un giorno dovranno sposarsi. 

Il rapporto redatto dall’ONU  e dall’UNICEF invita i governi e i leader dei paesi maggiormente interessati a contrastare questo triste fenomeno suggerendo come azioni da seguire il far rispettare le leggi nazionali che aumenteranno l’età del matrimonio a 18 anni, utilizzare i dati emersi per identificare le zone con la tendenza del fenomeno, mitigare l’impatto negativo del matrimonio precoce sulle ragazze ed estendere i programmi di prevenzione. Piccoli passi che speriamo possano portare a un miglioramento della vita delle donne nel mondo.