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"Togliete i Libri Alle Donne, Torneranno a Fare Figli" Articolo Provocatorio Che Non Piace Alle Donne

"Togliete i Libri Alle Donne, Torneranno a Fare Figli" un articolo di Libero che scandalizza e crea un po' di rammarico.
(foto: Web)

Un articolo provocatorio.
Un articolo che si conclude con un “Così dicono i numeri: non prendetevela con me”. La firma è quella di Camillo Langone, che ha lanciato la bomba sul quotidiano online di Belpietro, Libero.

Non si capisce fino in fondo se le parole scritte siano ironiche oppure furbamente satiriche, fatto sta che si sottolinea il legame tra scolarizzazione femminile e declino demografico.

“Per avere più nascite bisognerebbe chiudere qualche facoltà”.

Forse è vero che il lavoro del genitore sta diventando sempre più difficile e prima di mettere al mondo figli ci si pone molte domande.  Ma è davvero offensivo parlare di educazione.

Bisognerebbe invece evidenziare i numerosi problemi di tipo economico, lavorativo e sociale.
Sicuramente non si può parlare di “troppi libri”. Ridicolo.

Il titolo “Togliete i libri alle donne e torneranno a far figli” pare quasi uno scherzo.

Langone sottolinea di non essere lui ad inventarsi questa relazione tra scolarizzazione e diminuzione delle nascite ma che la sua riflessione sia una conseguenza ai recenti studi che ne denunciano lo stretto legame.
La Harvard Kennedy School of Government sentenzia:

“Le donne con più educazione e più competenze sono più facilmente nubili rispetto a donne che non dispongono di quella educazione e di quelle competenze”

e il ministro conservatore inglese David Willets ha fatto notare che

“più istruzione superiore femminile si traduce in meno famiglie e meno figli”.

Noi teniamo le distanze da tutto quello che è stato detto su Libero e con un po’ di rammarico dobbiamo ammettere che nel terzo millennio c’è ancora chi vede un mondo in ottica maschilista.

Ecco l’articolo completo pubblicato su Libero, 30-11-2014:

Il lavoro che gli italiani non vogliono davvero più fare non è lo spazzino o il panettiere. Il lavoro che gli italiani non vogliono davvero più fare è il genitore.
Si può capire: non esiste oggi lavoro più gravoso e meno remunerato, anzi, più tartassato. Una volta i figli piccoli erano braccia per i campi e quelli grandi erano bastoni della vecchiaia, adesso tocca mantenerli vita natural durante, come impone la Corte di Cassazione («L’obbligo di versare il contributo per i figli maggiorenni cessa solo quando il genitore obbligato provi che essi abbiano raggiunto l’indipendenza economica», sentenza 14123 della prima sezione civile). Ma non può essere solo questo a provocare lo sboom della popolazione e il boom dell’immigrazione.

Culle vuote e barconi pieni sono fenomeni così strettamente legati che perfino un sincero xenofobo come me ha sbuffato, dopo la reazione leghista alla forzatura di Napolitano sulla cittadinanza ai figli degli immigrati. Io sono di destra perché sono realista: le ideologie e le utopie non me le bevo. E l’uscita di Calderoli («Siamo pronti a fare le barricate») non mi sembra piantata nella realtà, la Padania in armi è una visione ancora più utopistica dell’Italia senza frontiere che il Presidente della Repubblica vuole imporci a suon di colpetti di stato.

CULLE VUOTE

Da troppo tempo la Lega abbaia ma non morde. Da troppo tempo i politici, di tutti i partiti, mica solo i bossiani, preferiscono i sogni alle statistiche. La natura non tollera vuoti, bisogna metterselo in testa: non è pensabile che una nazione si spopoli senza che alle nazioni vicine venga in mente di ripopolarla. Se in Italia il numero di figli per donna è 1,32, molto sotto la soglia di sostituzione che è poi la soglia dell’estinzione prossima ventura, ci vorrebbe altro che le dichiarazioni di Calderoli, ci vorrebbe un’atomica al giorno per impedire gli arrivi dalla Siria, dall’Egitto, dalla Libia, dove i figli per donna sono più di tre.
E poi le avete viste le piramidi demografiche, quelle rappresentazioni che mostrano la popolazione suddivisa in fasce di età? Non bisogna essere ingegneri o appassionati di faraoni per sapere che le piramidi, se ci tengono a stare in piedi, devono avere base larga e punta stretta. Disgraziatamente la piramide demografica italiana è stretta alla base (pochi giovani), gonfia in mezzo (tantissimi quarantenni) e piuttosto larga in alto (molti vecchi). Più che una piramide sembra una trottola e le trottole, si sa, dopo qualche giro cadono. Per non far cascare a terra il trottolone italiano bisogna dargli un appoggio e i puntelli possibili sono soltanto due: nuova immigrazione e nuova prolificazione.

Il primo non me lo auguro: mi capita sempre più spesso di trovarmi completamente circondato da stranieri (alla stazione di Brescia, in viale IV Novembre a Reggio Emilia, sui regionali notturni in partenza da Bologna…) e mi sembra di vivere un incubo. Preferisco il secondo puntello però bisogna convincere gli italiani a riaccettare il duro lavoro di padri e di madri.

DIO NON C’ENTRA

Come? Convertendoli all’islam? Non serve: il paese più prolifico del pianeta è il maomettano Niger (7,68 figli per donna) ma subito dopo, nella classifica della fecondità, si trova la cristiana Uganda. Quindi la religione conta poco o nulla, e a riprova ecco l’Iran, precipitato anch’esso sotto la soglia di sostituzione nonostante veli e ayatollah. Che allora convenga diventare induisti? Macché: in molte zone dell’India ancora all’apparenza prolifica il tasso di fecondità sta crollando. Oppure buddisti? Niente da fare: i thailandesi si vanno estinguendo a ritmi europei. Comunisti? Peggio che andar di notte, a Cuba si fanno meno figli che nella decadente Olanda. Se non è la religione, se non è l’ideologia, qual è il vero fattore fertilizzante?

LA RICETTA

Io lo so ma l’ho tenuto per la fine dell’articolo perché non avevo fretta di farmi linciare. Ebbene, gli studi più recenti denunciano lo stretto legame tra scolarizzazione femminile e declino demografico. La Harvard Kennedy School of Government ha messo nero su bianco che «le donne con più educazione e più competenze sono più facilmente nubili rispetto a donne che non dispongono di quella educazione e di quelle competenze».
E il ministro conservatore inglese David Willets, ha avuto il coraggio di far notare che «più istruzione superiore femminile» si traduce in «meno famiglie e meno figli». Il vero fattore fertilizzante è, quindi, la bassa scolarizzazione e se vogliamo riaprire qualche reparto maternità bisognerà risolversi a chiudere qualche facoltà.
Così dicono i numeri: non prendetevela con me.

di Camillo Langone