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Emma Watson Ammonisce Le Femministe: "Basta Odiare Gli Uomini"

Emma Watson diventa ambasciatrice UnWomen per le Nazioni Unite. Il suo discorso femminista sta facendo impazzire il mondo. Ma non abbiate pregiudizi, la dolce Hermione, conosce bene ciò di cui parla e ammonisce quelle donne che "odiano gli uomini"
(foto: Web)
(foto: Web)

Emma Watson è diventata una donna in gamba e, a soli 24 anni, è ambasciatrice del settore UnWomen delle Nazioni Unite.

Domenica scorsa, la Watson ha tenuto un discorso sui diritti delle donne e per dieci minuti ha promosso la campagna “He for She” parlando non solo delle donne e ampliando così il concetto di femminismo.

Parole che arrivano da una donna giovane, che si rivolge anche agli uomini, incitandoli a fare qualcosa per ridurre le disuguaglianze di genere.

“Se gli uomini non devono essere aggressivi per poter essere accettati, le donne non si sentano in dovere di essere sottomesse. Se gli uomini non devono controllare, le donne non dovranno essere controllate”

Emma Watson ha sottolineato la difficoltà che oggi si può trovare nella parola femminismo, soprattutto per come viene recepita da molti uomini.

Il femminismo su cui si basa la Watson è un femminismo paritario o di stato, che deriva dalla Belle Epoque e dal movimento delle suffragette.

Il concetto in realtà si è evoluto e la Watson ha cercato di spiegarlo nel migliore dei modi.

Un discorso il suo che è stato visualizzato oltre 3 milioni di volte.

“Più ho parlato di femminismo e più mi sono resa conto che troppo spesso battersi per i diritti delle donne era diventato sinonimo di odiare gli uomini. Se c’è una cosa che so con certezza è che questo deve finire. Per la cronaca, il femminismo per definizione è la convinzione che uomini e donne debbano avere pari diritti e opportunità: è la teoria dell’uguaglianza tra i sessi – politica, economica e sociale”

La Watson ha raccontato di aver cominciato a mettere in discussione le costruzioni sociali basate sul genere da quando era bambina.

“Quando avevo 8 anni, ero confusa dal fatto che mi definissero una prepotente perché volevo dirigere la recita per i nostri genitori: ma ai maschi non succedeva. Quando avevo 14 anni ho cominciato a essere trattata come un oggetto sessuale da alcuni media. Quando avevo 15 anni le mie amiche hanno cominciato a lasciare le squadre degli sport che amavano perché non volevano diventare muscolose. Quando avevo 18 anni i miei amici non erano capaci di esprimere i loro sentimenti. Ho deciso di diventare femminista e la cosa non mi sembrava complicata. Ma le mie ricerche più recenti mi hanno fatto scoprire che “femminismo” è diventata una parola impopolare. Le donne si rifiutano di identificarsi come femministe. A quanto pare sono considerata una di quelle donne le cui parole sono percepite come troppo forti, troppo aggressive contro gli uomini, persino non attraenti. Perché questa parola è diventata così scomoda?”

Gli stereotipi che esistono nel momento in cui si pronuncia la parola femminismo sono ancora molti, perchè si tende a far riferimento al femminismo radicale statunitense che ha delle posizioni politiche molto vicine alla destra americana, soprattutto con i diritti transgender e prostituzione.

Questo tipo di femminismo sottolinea che la causa dell’oppressione delle donne è solo una: gli uomini.

La Watson invece, con una mente più aperta e un’età diversa, vuole donare maggior importanza al femminismo più ampio. E aggiungerei, per fortuna.

“I miei genitori non mi hanno voluto meno bene perché sono nata femmina; la mia scuola non mi ha limitata perché ero una ragazza; i miei maestri non hanno pensato che sarei andata meno lontano nella vita perché un giorno avrei potuto avere un figlio. Queste persone erano i miei ambasciatori della parità tra i sessi e mi hanno resa la persona che sono oggi. Forse non ne sono consapevoli, ma sono dei femministi involontari che stanno cambiando il mondo. Abbiamo bisogno di più persone come loro. E se ancora odiate la parola, sappiate che non è la parola a essere importante ma l’idea e l’ambizione che quella parola rappresenta»”.

“Uomini, vorrei cogliere questa opportunità per farvi un invito formale. La parità di genere è anche un problema vostro. Perché fino a oggi ho visto il ruolo in famiglia di mio padre considerato meno importante dalla società, nonostante da piccola avessi bisogno della sua presenza tanto quanto quella di mia madre. Ho visto giovani uomini affetti da malattie mentali, incapaci di chiedere aiuto per paura di apparire meno “maschi”.
(…) Ho visto uomini resi fragili e insicuri dalla percezione distorta di cosa sia il successo maschile. Neanche gli uomini hanno i diritti della parità di genere. Non si parla molto spesso di come gli uomini siano imprigionati negli stereotipi di genere che li riguardano, ma vedo che lo sono. E quando se ne saranno liberati, le cose cambieranno di conseguenza anche per le donne. Se gli uomini non devono essere aggressivi per essere accettati, le donne non si sentiranno in dovere di essere sottomesse. Se gli uomini non devono avere il controllo per sentirsi tali, le donne non dovranno essere controllate. Sia gli uomini che le donne devono sentirsi liberi di essere sensibili. Sia gli uomini che le donne devono sentirsi liberi di essere forti: è tempo di pensare al genere come uno spettro, e non come a due insiemi di valori opposti.
Se smettiamo di definirci l’un l’altro in base a cosa non siamo, e cominciamo a definire noi stessi in base a chi siamo, possiamo essere tutti più liberi. (…) Voglio che gli uomini prendano su di sé questo impegno, in modo che le loro sorelle, madri e figlie possano essere libere dai pregiudizi, ma anche perché ai loro figli sia permesso di essere vulnerabili e umani, rivendicando quelle parti di loro che hanno messo da parte e diventando così la versione più vera e completa di loro stessi.
Magari starete pensando: che vuole questa tipa di Harry Potter? E che cosa ci fa sul palco dell’ONU? Una buona domanda. Me la sono fatta anch’io. Non so se ho le qualifiche per essere qui. Tutto quello che so è che mi importa di questo problema e che voglio far sì che le cose migliorino. Avendo visto quello che ho visto e avendone l’opportunità, sento che dire qualcosa è una mia responsabilità. (…)
Nella mia agitazione per questo discorso, e nei miei momenti di insicurezza, mi sono fermamente detta: se non io, chi? Se non ora, quando? Se avete dei dubbi simili ai miei, quando vi si presentano delle occasioni, spero che queste parole vi siano d’aiuto. (…) Se credete nella parità, potreste essere voi uno di quei femministi involontari di cui ho parlato prima. E per questo, mi complimento con voi”.

(foto: Web)
(foto: Web)

Dopo il successo di questo bellissimo discorso, estremamente affascinante se si pensa che è solo una ragazza di 24 anni a farlo cercando di interagire con il resto del mondo, la Watson ha ricevuto alcune minacce dal network 4chan, di pubblicare alcune sue foto private online.

C’è chi ha tentato di farsi pubblicità tramite quella minaccia, creando un sito in cui compariva un conto alla rovescia con l’ora e la data in cui le immagini della Watson avrebbero dovuto essere pubblicate.

Ma è stata tutta una bufala. Una storia non nuova che continua a ripetersi.

Fatto sta che poco importa, la Watson ha dato il meglio di sé e RdD non può che sostenerla e aderire alla sua iniziativa.

Piccola Hermione, ci sei sempre piaciuta.