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Diario di una trentenne single: un'analisi critica su Bridget Jones

Bridget Jones è un personaggio con cui possono identificarsi tutte le trentenni single e che ci offre un lieto fine. Vediamo insieme come imparare dal suo esempio!
Diario di una trentenne single: un’analisi critica su Bridget Jones

Tutti conosciamo Bridget Jones: trentenne, frustrata, sovrappeso e… single che decide di iniziare il nuovo anno in compagnia di un diario in cui scrivere tutta la verità su di sé, i suoi propositi per allontanarsi dai vizi (alcool e sigarette) e per perdere i suoi chili in eccesso.

 «Decisi di riprendere in mano la mia vita. E di cominciare un diario in cui scrivere tutta la verità su Bridget Jones»

E per “riprendere in mano la vita” basta anche solo armarsi di tanta forza di volontà: una vita sana condita da buon cibo, sane abitudini e niente esagerazioni e tanta attività fisica.

Poi ci si può concentrare sull’ostacolo più grande: trovare l’anima gemella.

La protagonista del film ha la fortuna di potersi appoggiare ai suoi tre migliori amici (Jude, Shazzer e Tom) single ed eccentrici come lei che quindi comprendono senza pregiudizi e falsi moralismi la sua “situazione” ma la sua vita è anche fatta di momenti in cui è circondata da coppie felicemente sposate o parenti che non fanno che chiederle perché non si sia ancora “sistemata”.

Domande che quasi ogni donna, che si presenta alle riunioni di famiglia da sola, deve ascoltare ed a cui deve rispondere…

E allora vediamo insieme come imparare dall’esempio di Bridget Jones!

Perché queste domande?

Perché socialmente parlando è insolito per una donna non esser in compagnia quando si è dai 25 anni in su?

O perché è così difficile credere nell’indipendenza di una trentenne?

Timore proiettato di stare soli… o paura degli altri nel capire che si può stare bene da soli?

Poter scegliere quando, dove e cosa mangiare, guardare il genere di film che più si gradisce, non sopportare lunghissime partite di calcio o cruenti film di combattimento.

Apprezzare la sana esperienza di un critico colloquio interiore per conoscere il proprio stato d’animo, a volte malinconico o ansioso ma anche creativo ed energico oppure fare shopping con il solito intento di poter realizzare tutti i propri desideri, leggere tranquillamente un bel libro, rilassarsi con un bel massaggio….

Bridget Jones è una persona con cui ogni donna può identificarsi, un personaggio che pur apprezzando le gioie dell’esser single comprende però che tutto questo non le basta più ma vuole ora qualcos’altro.

Vede nel saltuario legame con il suo capo, lo splendido Daniel Cleaver, brillante ma donnaiolo, l’unico scopo della propria esistenza anche se poi si ritrova anche magicamente ad esser contesa da un avvocato divorziato che all’inizio si mostra altezzoso e scostante nei suoi confronti ma in realtà è attratto da lei “così com’è”.

La vita di Bridget Jones si mostra però caratterizzata dalla dipendenza affettiva, si lascia trascinare più che essere la protagonista della sua vita, vive in balìa delle sue emozioni, dipende dall’idea dei suoi amici…

Una donna che quindi è più vulnerabile agli eventi della vita e che infatti, dopo aver scoperto il tradimento di Daniel, si dispera, ingrassa ed arriva ad ubriacarsi… così da riempire i suoi vuoti affettivi e mandando a monte i buoni propositi.

Figuracce e fraintendimenti che s’interrompono con un lieto fine: Bridget inizia una dolcissima storia d’amore con Mark, l’amico timido e tranquillo che non osa dire ciò che sente e che indossa ridicoli maglioni di lana solo perché regalati dalla madre.

Un uomo che l’accetta con tutti i suoi difetti, una persona impulsiva che crede ancora nelle favole perché l’amore nasce dall’incontro di due unità, non di due metà, perché si vuole stare con l’altro e non perché si ha bisogno di lui.

E allora concentriamoci sulla “morale” che ci offre la storia di Bridget Jones!

Non avere una persona accanto non è innaturale, è una cosa del tutto normale, una condizione che permette la formazione della propria autonomia.

L’importante è vivere con ottimismo, la felicità arriva da dentro a prescindere dalla situazione o dalla compagnia.

Si ringrazia il dott. Giuseppe Cafagna per l’aiuto nella stesura dell’articolo