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Quote rosa: la Camera dice NO

La Camera dice No alle quote Rosa. Grande delusione del presidente alla Camera Laura Boldrini. Ecco cosa è successo in aula tra le provocazioni di Daniela Santanchè e la speranza di Stefania Prestigiacomo.
(foto:Web)
(foto:Web)

Una sfilza di No affossa le quote rosa. Un’occasione persa, come commenta la presidente della Camera Laura Boldrini.
Renzi però assicura gli elettori del Pd.

“Nelle liste democratiche l’alternanza sarà assicurata. Ho mantenuto la parità di genere da presidente della Provincia, da sindaco, da segretario, da presidente del consiglio dei ministri. Non intendo smettere adesso”

Laura Boldrini è stupita da questo no, inaspettato quanto ingiusto secondo lei. Simbolicamente si era schierata dalla parte delle Quote Rosa indossando una sciarpa bianca.

“Come presidente della Camera rispetto il voto dell’Aula sugli emendamenti riguardanti la parità di genere. Ciò nonostante non posso negare la mia profonda amarezza perchè una grande opportunità è stata persa, a detrimento di tutto il Paese e della democrazia”.

Contrariamente alla sciarpa bianca della Boldrini, la Santanchè si presenta in tailleur fuxia, provocando “il bianco ingrassa!”

Il Pd ora è spaccato: se ufficialmente erano tutti i favore, i numeri parlano in modo diverso e mancano decine e decine di voti del partito.
È Forza Italia ad essere contraria alle quote rose, e nulla di diverso si poteva aspettare dal partito che ancora soffre il sessismo maschilista di Berlusconi. Cosa ovvia, che tutti conosciamo, aldilà delle proprie convinzioni politiche.
Non sono risultati determinanti per il sì nemmeno i voti dei grillini, pronti a votare la parità uomo-donna anche per intralciare l’accordo sulla legge elettorale.

Protestano le deputate del Pd:

“Il gruppo non ha rispettato l’accordo. L’accordo era che il gruppo Pd avrebbe dovuto votare l’emendamento, dando in tal senso indicazione di voto e invece non è andata così visto che i voti a favore sono stati 253 mentre solo noi del Pd siamo 293. Quindi sono mancati molto più di 40 voti visto che a favore hanno votato anche esponenti di altre forze politiche”.

Stefania Prestigiacomo, che pianse in Consiglio dei Ministri quando Silvio Berlusconi nel 2005 le intimò di “non fare la bambina” e affossò le quote rosa che la giovane ministro voleva a tutti i costi, oggi si presenta in divisa bianca e riprende la battaglia.
Grandi assenti in questa lotta le 8 ministre donne del governo Renzi.
E voi cosa ne pensate?
Pro o contro a questa possibilità in Parlamento? C’è davvero bisogno di chiederla? È forse questo il più grande gesto di maschilismo? Oppure è una battaglia legittima, coerente con i tempi?