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Il nuovo fenomeno facebook: "Se i quadri potessero parlare" - l'arte dietro una battuta

La viralità del fenomeno ha sconvolto lui per quanto abbiamo riso noi con i suoi post. Chi si nasconde dietro questa geniale idea?

L’arte dietro una battuta: “Se i quadri potessero parlare”632mila mi piace nella pagina Facebook.

Hashtag creato dai followers sia su instagram che su twitter.

I primi 500.ooo mi piace in meno di un mese!

Un fenomeno con più seguaci di Chiara Ferragni (altra star del web) ma anche di Gué Pequeno!

Partiamo dall’inizio, ecco:

www.corriere.it

Importanti e famosi quadri dei più grandi artisti della pittura vengono reinterpretati nel messaggio di fondo in chiave stravolgentemente ironica.

Ma davvero, chi si nasconde dietro questa geniale idea?

Stefano Guerrera, pugliese di origine, trasferitosi a soli 18anni a Roma per studiare ingegneria informatica a “La Sapienza” è la mente umoristica del fattaccio. Pochi mesi fa Stefano ha pubblicato il primo post della sua collezione, nella bacheca personale di Facebook, e su suggerimento di un’amica, avendo riscosso grande successo tra i suoi contatti, ha aperto la pagina fun “Se i quadri potessero parlare”.

plus.google.com

La viralità del fenomeno ha sconvolto lui per quanto abbiamo riso noi con i suoi post; un susseguirsi di quadri più che seriosi, ancestrali, divini sdrammatizzati da battute secche e taglienti, al passo con i tempi, con le tendenze del giorno, con le festività, con lo slang dei più giovani, d’altronde Stefano ha solo 25 anni (e grande personalità), chi meglio di lui può attrarre il popolo più “online” dei social in Italia?

Insomma il telefono della nostra star ha cominciato a squillare ben presto incessantemente, forse è riuscito a crearsi un nuovo lavoro? Ad inventarlo? In quest’Italia che vuole i giovani a casa con i genitori fino all’età senile diviene importante la creatività e la voglia di fare dei più svegli. Nello specifico caso de “se i quadri potessero parlare” oltre alle grasse risate che suscita tutt’oggi, non fa altro che portare anche un po’ di storia dell’arte nella nostra quotidianità, il che non fa male a nessuno, in un paese che l’arte ce l’ha nel sangue e la mette sempre da parte.