diredonna network
logo
Stai leggendo: Amanda si mobilita per un italiano in carcere negli Stati Uniti

Violentata a 7 anni dal compagno della madre. Il processo dura 20 e l'accusa cade in prescrizione

Le ceneri dei defunti diventano vinili per dare ancora "voce" ai morti

Tenetevi forte: arriva il sequel di Love Actually

Traffico d'organi: il dramma dei bambini e dei profughi scomparsi nel nulla

25 lettere di (non) amore di uomini violenti alle proprie donne

Niente carcere per il 19enne stupratore. La pena: "Niente sesso fino al matrimonio"

Oroscopo dal 16 al 22 febbraio - Come sopravvivere alle stelle

"Trascurano i figli per accudire i loro 12 cani": giudice toglie i figli a una coppia

Gessica, sfigurata dall'acido: "La strada è lunga, ma tengo duro". Il video messaggio su Facebook

Figli che uccidono i genitori: 7 casi shock

Amanda si mobilita per un italiano in carcere negli Stati Uniti

Amanda Knox difende un condannato italiano negli U.S.A."La stessa profonda ingiustizia"
(foto:Web)

Durante il processo che ha visto la condanna definitiva di Amanda Knox e Raffaele Sollecito per l’omicidio della compagna di studi Meredith Kercher, l’attenzione dei media è stata rivolta verso un caso “speculare” avvenuto negli USA.

Enrico Chico Forti, ex campione di windsurf e trentino di origine, è condannato all’ergastolo negli Stati Uniti, in Florida, per l’omicidio di Dale Pike, un australiano di 42 anni. Forti ha sempre dichiarato la sua innocenza, proprio come Amanda, e la criminologa Bruzzone che si è occupata a fondo del caso ha assicurato che la sua sentenza è una profonda ingiustizia. 

Uno dei più grandi sostenitori di Forti è proprio Amanda Knox che si è dedicata, dopo il primo processo, a difendere e sostenere le cause che assomigliano alle sue. Amanda sarebbe dovuta diventare la testimonial di un’associazione, la Judges for Justice, che lotta per difendere le persone imprigionate ingiustamente.

Amanda fa un parallelo tra il suo caso e quello di Forti: entrambi, comunque, hanno mentito durante la prima fase dell’inchiesta. L’avvocato di Forti non lo fece più testimoniare, convinto che, dopo quella prima bugia, le sue parole sarebbero state screditate. (Forti aveva negato di aver incontrato la vittima la sera dell’omicidio)
Il trentino sostiene che tutta la costruzione del processo contro di lui è scattata perché la polizia della contea Dade, di Miami, voleva punirlo per aver insinuato sospetti circa un’altra inchiesta, quella sulla morte di Andrew Cunanan, il serial killer colpevole di aver ucciso Gianni Versace. Cunanan fu trovato morto su una casa galleggiante di Miami, e il verdetto fu che si era suicidato. Forti ha invece sempre sostenuto che ci sono prove che era stato ucciso e poi trascinato sulla barca.

 

Sarà vero?!