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Dalla NASA arriva Valchiria, il primo robot "donna".

Alla NASA servivano rinforzi e visto che noi eravamo tutte impegnate tra lavoro/figli/casa/cercare di mantenere un aspetto decente, hanno creato le "Valchirie"...a nostra immagine e somiglianza!
foto:web
foto:web

Noi lo sapevamo. Sapevamo che prima o poi sarebbe successo.

Dopo averci dato delle Wonder Women, delle “bioniche”, delle tuttofare  per anni, dopo averli lasciati a bocca aperta di fronte alla capacità di stare al telefono parlando di lavoro, cucinare e fare (udite udite!) bene entrambe le cose, ci hanno “robotizzate” e buonanotte ai sognatori.
Ha sembianze femminili la “Valchiria” ideata dalla NATO per sbaragliare la concorrenza nel “Darpa robotic challenge”, il concorso indetto per creare qualcosa (o qualcuno) che aiuti l’uomo nelle zone colpite da catastrofi o negli scenari di guerra. E come una vera Valchiria, questa stangona di 1 metro e 90 di altezza e 125kg, dovrà superare una serie di prove sul campo, come guidare un veicolo, liberare una zona dai detriti, buttare giù una parete etc.
Insomma, nulla che una donna arrabbiata non farebbe senza rovinarsi lo smalto sulle unghie, no?
Nonostante le evidenti “protuberanze” sul torace, gli addetti ai lavori hanno subito precisato come le nostre Valchirie siano robot senza genere, ma poi nell’elencare le varie caratteristiche delle piccole Iron Women si saranno resi conto del contrario.
Leggete per credere:
1. Telecamere in tutto il corpo. Ora, mettetela come vi pare, ma una donna all’occorrenza può diventare un agente dell’FBI e monitorare tutto.
“E tu come fai a saperlo?”, é la domanda che segna l’inizio della fine.
2. Sensori in testa e corpo. Perché quando una donna sente una cosa, beh, puoi essere anche uno dei fratelli Grimm e inventarti che ti sei perso nel bosco, ma sappi che sei finito “fratello”.
3. Ha una batteria estraibile. Senza batteria può operare in autonomia per un’ora. Anche in questo caso la ricorrente frase “Ma come si spegne?” sembra calzare a perfezione. Le donne non si scaricano mai. Sfido chiunque a dire il contrario. Lo prova il fatto che riescano a rimettersi in piedi dopo 15 ore di travaglio, sapendo che rispetto ai 18 anni che seguiranno, quella sembrerà una passeggiata di salute.
A conferma del tutto alle Valchirie sono stati messi vestiti fatti di tessuto spugnoso e indossano scarpe di marca. Ovviamente direi. Perché noi nelle zone disastrate noi ci andiamo, ma sempre con stile.