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In principio il logos era Donna

Durante i secoli del cosiddetto "medioevo ellenico", nel quale i Greci stavano creando le fondamenta di quella che sarebbe diventata la civiltà occidentale, la ragione non era conosciuta come lògos. Anlizzando attentamente i testi omerici, spicca un'altra parola, di natura femminile: si tratta di "metis".
(foto:Web)
(foto:Web)

 

Durante i secoli del cosiddetto “medioevo ellenico”, nel quale i Greci stavano creando le fondamenta di quella che sarebbe diventata la civiltà occidentale, la ragione non era conosciuta come lògos. Anlizzando attentamente i testi omerici, spicca un’altra parola, di natura femminile: si tratta di metis. A livello etimologico essa sembra avere un qualche riferimento con un ben noto aggettivo, poly-metis, attribuito ad Ulisse. Ad un livello più concreto sappiamo inoltre che Metis era una divintà femminile: secondo il mito, prima moglie di Zeus, venne ingoiata dal marito perchè, essendo incinta, rischiava di dare alla luce un figlio che avrebbe spodestato il signore degli dèi. Per questo motivo, Zeus, avendola mangiata, possedeva una ragione potentissima più di ogni altro dio, così come fra le donne la possedeva al massimo Atena, figlia di Metis, colei che dopo l’incidente era nata dalla testa del padre. Metis sembra dunque rimandare a un potere invincibile, a qualcosa di così spaventoso da preoccupare lo stesso Zeus.

A differenza del logos infatti, la metis era una ragione

che non procedeva sezionando e classificando; non era astratta,

bensì era

la ragione astuta di chi riassumeva nell’azione un patrimonio di conoscenze, un’esperienza acquistata attraverso il lungo e paziente esercizio.

Metis nasce donna e appartiene alle donne, ma come si rapporta l’uomo omerico a questa “forza”? Quale opinione ha della donna, così potente, così astuta, forse più del sesso forte?

“E’ un essere infido, la donna” dice Agamennone a Ulisse nell’Ade

“Bada che non si porti via tuo malgrado qualche tesoro, /sai com’è il cuore nel petto di una donna..”

“..questo male così bello.”

Donne dell'antica Grecia (II)

Le citazioni sono tratte dai testi di Omero, rispettivamente dall’Odissea, XI, e da Esiodo, Theogonia: la donna non solo è un problema, ma è “male”. Per quale motivo? In primis bisogna fare altre due considerazioni: la metis, oltre ad essere una ragione “pratica” e d’esercizio, prendeva in sè anche la finzione e l’inganno, cioè “l’agire per vie traverse”. Era un’arte sottile e subdola che riusciva a trionfare anche sulla superiore forza fisica. L’esempio più conosciuto di “inganno” è quello della tela di Penelope. Ella non solo vanta di aver ricevuto in dono da Atena più metis di tutte le altre donne, ma è più volte indicata come “colei che riconosce quelle astuzie“: come Ulisse usa la ragione per sfuggire al ciclope, Penelope la usa per sottrarsi alle nozze con i proci, ma lo stratagemma -suggerito dalla Metis appunto- si rivela deludente e il trucco della tela viene scoperto. Non soffermandoci troppo sul personaggio non poco contradditorio della moglie di Ulisse, è importante renderci conto del messaggio che si cela in questo racconto dell’epos, epos che, in una civiltà orale come quella omerica, aveva il compito e il dovere di insegnare a tutti, uomini e donne, quale doveva essere il loro comportamento, e alle donne, in particolare, insegnava che dovevano obbedire, tacere ed essere fedeli. Scelta Penelope come “icona” di moglie ideale, ella non poteva che essere fedele ad oltranza al ricordo del caro marito, e così infatti viene presentata. Ma a tratti, osserva Eva Cantarela, emerge l’opinione che delle donne avevano gli aedi e la scarsa fiducia che avevano tra modello e realtà.

Quando è usata dalle donne la ragione o è inefficace o nefasta.

Penelope

Che sia inefficace lo mostra il caso di Penelope. Sembra che, nei testi di questo periodo storico-cuturale, la ragione sia uno strumento che la donna padroneggia poco, a meno che non la applichi all’interno di un particolare settore: l’Amore. Una sola ragione è in grado di usare perfettamente, quella della seduzione. A differenza degli altri ambiti in cui si sforza di esercitare la metis per una questione di dignità e tenacia  -vuole essere o cerca d’ essere “astuta”, ma fallisce miseramente-, in questo non solo è vittoriosa ma addirittura invicibile e pericolosa. L’uomo è spaventato e attribuisce epiteti negativi alla donna, per esempio “colei  che esercita l’arte del pharmakòn“, il veleno. La ragione-donna è terriibile: non solo mette in difficoltà l’avversario, ma rischia di soppraffarlo anche quando è tutt’altro che sprovveduto. Pensiamo all’episodio di Ulisse e Circe: presentandosi ai compagni dell’eroei come deve fare una donna, la maga trama per loro un’orribile sorte, alla quale solo uno, Euriloco, riesce a sottrarsi. Lo stesso Ulisse, nonostante fosse stato avvertito del pericolo e dell’inganno in atto, si salva grazie all’aiuto di Ermes, il quale gli dona una sorta di antidoto contro il veleno della “pharmakis“.

Questa è dunque la ragione efficace delle donne.

Pandora

L’apparenza sessuale, inoltre, determina e limita la sfera della ragione delle donne, segnandone l’aspetto negativo e funesto; basti pensare ai motivi per cui il genere della donna fu “creato”. Esiodo narra che Zeus, adirato con Prometeo, il quale aveva rubato il fuoco agli dèi, decise di punire gli uomini mandando loro un “terribile flagello“: si tratta di Pandora, la prima donna che Efesto creò con “terra e acqua” donandole la forma di una bellissima vergine, alla quale Atena insegnò l’arte della tessitura, Afrodite la grazia e desiderio struggente, Ermes “mente sfrontata, indole ambigua e donò menzogne e discorsi ingannatori nel suo cuore“. La donna è un essere mostruoso, un pericolo, dalla quale “discende il genere maledetto, le tribù delle donne“.
L’universo maschile sembra spaventato, ma non ha scelta: se gli uomini rifiutano di unirsi in matrimonio, muoiono senza discendenti cui lasciare i propri beni, se decidono di sposarsi, sono costretti a soffrire “tutta la vita un male senza rimedio”.

Quello che in Omero è ancora intuizione, in Esiodo è chiarissimo: la metis delle donne è pericolosa “per destinazione”: così ha voluto il signore dell’Olimpo, Zeus dalla mente infallibile.