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India: si dà fuoco e muore dopo sette giorni di agonia. Era stata violentata dal capo, dai colleghi e poi licenziata

Pavitra aveva denunciato le violenze subite ma nessuno le dava ascolto così decide di darsi fuoco. Secondo uno studio, in Asia un uomo su dieci ha stuprato una donna.
(foto:Web)

Pavitra Bhardwaj, 40 anni, era assistente nel laboratorio di chimica del college Bhim Rao Ambedkar dell’Università di New Delhi, in India. Il 30 settembre si è data fuoco davanti alla sede del governo nella capitale, dicendo di essere stata licenziata dopo aver subito uno stupro da parte dei colleghi e del capo. Fu subito trasportata  all’ospedale di Lok Nayaki, riportando ustioni sul 90% del corpo. Le sue condizioni, così disperatamente critiche, avevano portato i medici a pronunciarsi già da subito sulla difficile probabilità che potesse guarire ed è infatti morta dopo una settimana di agonia: «Sapevamo che non ce l’avrebbe fatta», è il commento di un medico che la seguiva, riportato dai media indiani. Mentre era in ospedale, Pavitra ha spiegato alla polizia che «nessuno aveva ascoltato le sue grida d’aiuto in altri modi» e per questo aveva deciso di darsi fuoco, come estremo atto di protesta.

Come infatti confermato dal fratello, Pavitra aveva denunciato il caso alla polizia locale, al nucleo Crimini contro le donne, all’ufficio del capo di governo Sheila Dikshit, al vice-cancelliere dell’Università di Delhi ma nessuno sembrava darle ascolto, nessuno prendeva in seria considerazione il suo caso. Nemmeno suo marito, Dharmender Bhardwaj, che lavorava come capo poliziotto a Delhi, era riuscito ad aiutarla.

Dopo il caso della ragazza violentata su un autobus e morta dopo essere stata gettata dall’automezzo ancora in corsa, sono state tante le manifestazioni contro le leggi che in India non tutelano le donne vittime di violenza. Sembra che qualcosa stia cambiando o, almeno, c’è la volontà di far cambiare le cose. Le donne, in primis, vogliono essere ascoltate e tutelate da una cultura maschilista e discriminatoria.

Secondo uno studio finanziato dall’Onu, in Asia un uomo su dieci ha stuprato una donna. Se nel conteggio si include anche la propria partner, allora la percentuale sale: circa il 25% degli uomini è autore di una violenza.  Gli studiosi hanno interrogato un campione di 10.000 uomini in Cina, Bangladesh, Cambogia, Indonesia, Sri Lanka e Papua Nuova Guinea: nei questionari non hanno mai specificato la parola “stupro” ma veniva chiesto loro se avessero mai costretto una donna a fare sesso senza il suo consenso o se avessero mai approfittato di una donna troppo ubriaca o drogata per acconsentire. Dai risultati è emerso che circa il 6-8% degli uomini ha stuprato una donna che non fosse la loro partner mentre per le violenze domestiche le percentuali sono salite tra il 30 e il 57%. Quando veniva chiesta la motivazione di tale gesto, circa il 70% ha risposto rivendicando il proprio ‘diritto sessuale’, ovvero la credenza in base alla quale gli uomini sono autorizzati a fare sesso senza il consenso dell’altra; il 60% ha spiegato di aver agito così perché in cerca di divertimento;  il 40% ha dichiarato di averlo fatto per rabbia o per  punire la propria donna.

Lo stupro è un atto di violenza che cela il più profondo disprezzo nei confronti della donna, per questo la percentuale delle violenze sessuali sale in quei paesi in cui la donna è vista come un essere inferiore all’uomo. Fino a quando persisterà questo tipo di cultura, sentiremo ancora tante storie come quella di Pavitra.