Facebook è il social network più amato/odiato di sempre. Tutti ne parlano, tutti lo usano, in pochi dicono di apprezzarlo davvero. Eppure c’è chi chatta, chi condivide qualsiasi momento della propria giornata, chi lo usa solo per spiare il profilo altrui.

Facebook è nella vita di tutti noi, anzi, quei pochi che non hanno l’account usano spesso quello di parenti e amici giusto per curiosare un po’. Il social network del giovane Zuckerberg ci sta lentamente rovinando la vita e noi nemmeno lo sospettiamo.

Come?

Vi faccio 5 semplicissimi esempi che non potrete in nessun modo confutare!

5 modi in cui facebook ti sta rovinando la vita:

Drogandoti

(foto:Web)
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Un recente studio ha formulato queste domande a cui devi rispondere sinceramente:

Passi molto tempo pensando a Facebook e a collegarti online per usarlo?
Senti il bisogno di usare Facebook spesso e per lungo tempo?
Usi Facebook nel tentativo di dimenticare i tuoi problemi personali?
Hai cercato di ridurre l’uso di Facebook ma senza riuscirci?
Ti agiti o diventi irrequieto se ti proibiscono di usare Facebook?
L’uso di Facebook ha avuto ripercussioni negative sul tuo studio o sul tuo lavoro?

Se almeno un paio di queste risposte sono positive allora sei medicalmente dipendente dal social network, un fenomeno conosciuto come Facebook Addiction, individuabile grazie ad una scala di riferimento ideata dalla psicologa Cecilie Schou Andreassen dell’Università di Bergen, in Norvegia. Lo studio della professoressa ha preso in analisi ben 423 studenti e creato le sei domande che rivelano quanto Facebook è una droga nella tua vita.

Licenziamenti

(foto:Web)
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Il 77% dei lavoratori ha un account Facebook: i 2/3 di essi fanno accesso con regolarità alla piattaforma sociale nelle ore lavorative. Il tempo medio di connessione sarebbe di 15 minuti. L’87% vi accedono per abitudine, senza scopi specifici.

 

Tutto ciò influisce in maniera negativa sulla produttività aziendale ben del 1,47 %.

Alcune aziende hanno quindi già iniziato a bloccare l’accesso ad internet sul lavoro e ogni anno diversi i licenziamenti per colpa del social network.  “Il collegamento quotidiano alla rete, e pertanto anche a facebook – si legge infatti in una sentenza emessa nel 2011 dalla Cassazione – in assenza di necessità lavorative integra giusta causa di licenziamento.”

Grande Fratello

(foto:Web)
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Facebook ti controlla: tiene tutte le tracce dei tuoi spostamenti, conosce i tuoi interessi, vede le tue foto e i tuoi video. L’utente può sicuramente impostare la privacy nel modo che meglio crede, limitando l’accesso dei propri dati personali a specifici gruppi di utenti. 

Ma anche nel caso una persona imposti al meglio la privacy, tutto ciò che viene condiviso rimane di proprietà legale di Mark Zuckerberg che potrebbe anche cederlo a terzi per motivi commerciali.

Crisi di Coppia

(foto:Web)
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Facebook non fa bene all’amore e soprattutto fa entrare in crisi moltissime coppie, ogni giorno: il social network è diventato sicuramente una delle principali cause di litigi, separazioni e divorzi. 

Lo sottolinea una ricerca condotta in Inghilterra dal sito Divorce Online, che mette a disposizione vari servizi alle coppie che vogliono mettere fine alla propria unione. Un terzo dei casi, l’allontanamento dei coniugi vede come causa principale proprio il socialnetwork. Facebook, nello specifico, sarebbe particolarmente “pericoloso”, perché porta l’utente a cercare gli ex compagni: nel 33% delle richieste di divorzio, Facebook è uno dei motivi principali.

Occhio ai soldi!

(foto:Web)
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Entrare in un profilo Fb e rubare le credenziali di accesso è molto semplice. Qualsiasi utente con una base di conoscenze informatiche può curiosare nel tuo profilo e non a caso, le denuncie di furto rivolte alla polizia postale sono aumentate del 940% passando dalle 600 segnalazioni l’anno nel 2007 alle 6700 odierne. Un malintenzionato può entrare nel tuo profilo con 4 metodi che non elenchiamo per non rischiare che qualcuno si impossessi delle informazioni solo per creare danni. 

Cercate quindi di utilizzare sempre password complesse con simboli, numeri e lettere, lunga almeno 8 caratteri.

Attivate l’approvazione degli accessi da browser sconosciuti e le notifiche per capire chi entra nel vostro account con i vostri dati d’accesso. (fidatevi di chi l’ha pagata sulla propria pelle, ops. Sul proprio account)

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