diredonna network
logo
Stai leggendo: Lo shopping compulsivo: quando il comprare diventa una dipendenza?

Estate 2017: come avere 9 costumi acquistandone solo 3 (o 4 con 2)

Campanellini per le fate, semi di miglio e Mia Bu, una formula magica per essere "liberi come bambini"

Calze trash per gambe... da animali

Costumi interi: storia e proposte moda di un pezzo must-have!

5 Spose spiegano perché non hanno perso Peso per il loro Matrimonio

Saldi estivi 2017: quando iniziano Regione per Regione e i must have della stagione!

Costumi Calzedonia 2017: colori, fantasie e stampe uniche!

Come vestirsi a un matrimonio: i consigli per tutti i tipi di celebrazione

Batteri fecali nel ghiaccio dei drink da Costa, Caffè Nero e Starbucks

Cacciata dalla piscina per il costume che indossa, il fidanzato si sfoga su Facebook

Lo shopping compulsivo: quando il comprare diventa una dipendenza?

A tutti piace fare shopping ma quando un piacere diventa un'abitudine patologica? Vediamolo insieme!
studentsofar.com
studentsofar.com

Con la bella stagione si sta più all’aria aperta, si passa più tempo a passeggiare e, complici i soggiorni in nuove località, lo shopping diventa d’obbligo!

Ma è una tendenza giustificabile?

Quando invece diventa un’abitudine patologica da interrompere con l’aiuto di uno psicologo?

 

Benché il fenomeno dello shopping compulsivo sia emerso in modo sempre più evidente in tempi recenti, un illustre psichiatra tedesco, Emil Kraepelin, gli aveva già dato un nome nel 1915: “oniomania”, ovvero “mania del comprare”.

La novità di questi ultimi tempi sta nel fatto che il mondo accademico ha mostrato una crescente attenzione verso questo fenomeno, considerandolo come altre dipendenze comportamentali, quali il gioco d’azzardo, internet, le relazioni affettive, la sessualità.

Queste tendenze, che fanno parte della quotidianità della maggior parte di noi, possono assumere per alcuni caratteristiche patologiche, che arrivano a provocare conseguenze molto gravi.

 

Lo shopping compulsivo

Il disturbo da acquisto compulsivo è piuttosto insidioso da studiare e da classificare, non comporta infatti l’assunzione di sostanze illegali, come avviene nelle dipendenze da droga per esempio e questo rende sicuramente più difficile valutare le conseguenze dannose nella vita di una persona. Ma come può essere allora definito questo disturbo?

Qual è il sottile confine tra l’essere amanti dello shopping e il non riuscire più a smettere di farlo?

Se stiamo già pensando al preoccupante numero di scarpe accumulato nel nostro armadio, ecco una definizione che potrà farci riflettere su che tipo di compratori siamo: lo shopping compulsivo ha come principali componenti l’impulso irrefrenabile e urgente all’acquisto, una crescente tensione che trova sollievo solo nell’atto di comprare e una spinta incontrollabile che porta a sottovalutare o trascurare qualsiasi conseguenza negativa (sul piano economico, lavorativo, relazionale o psicologico).

Se proviamo ad analizzare nello specifico questa definizione, possiamo cogliere molte sfaccettature importanti.

Anzitutto l’influenza della società attuale che esalta il consumismo, l’acquisto del superfluo e il possesso di un prodotto che viene visto come surrogato della vera felicità.

A questo si aggiunge il fatto che lo shopping compulsivo è la manifestazione di un disagio dell’individuo che tenta di colmare un senso di vuoto interiore, oppure di allentare l’ansia o ancora di regolare i propri affetti. L’acquisto rappresenta il mezzo per ridurre una tensione divenuta incontenibile, senza preoccuparsi se quel determinato oggetto sia effettivamente necessario o se verrà mai utilizzato.

Il piacere di comprare un qualcosa passa quindi in secondo piano, rispetto al bisogno di allentare una tensione interna ed è quindi accompagnato da sentimenti contraddittori: alcuni soggetti shopping-dipendenti si sentono meglio dopo aver acquistato un bene, altri provano un senso di colpa o di depressione.

Lo shopping compulsivo viene spesso associato ad altri disturbi, come quello ossessivo-compulsivo.

Un comportamento compulsivo nasce infatti dall’esigenza di proteggersi contro la paura di qualcosa, mettendo in atto un determinato “rito” e dietro la mania di comprare potrebbe quindi nascondersi la paura di sentirsi poco desiderabili o attraenti agli occhi degli altri.

I soggetti che presentano questo disturbo raccontano di sentirsi assaliti dall’esigenza di comprare, come da un ossessione che li costringe a mettere in atto questo comportamento e l’oggetto desiderato ricorda in parte il giocattolo che ha il potere di far smettere di piangere un bambino. L’impulsività è un’altra caratteristica tipica dello shopping-dipendente e si riflette alla sensazione che si avverte prima di mettere in atto il comportamento, nella ricerca di gratificazione immediata e nell’incapacità di tollerare la frustrazione quando si è costretti ad astenersi dal farlo.

In altri casi è possibile che l’acquisto serva per alleviare un sentimento depressivo, come ad esempio uno stato di tristezza, solitudine, rabbia o frustrazione.

 

Che conseguenze ha lo shopping compulsivo?

Le conseguenze dello shopping compulsivo possono essere riscontrate anche dopo anni dall’inizio di questo disturbo poiché non comportano infatti danni alla salute o evidenti alterazioni di personalità, come accade per altre dipendenze.

La gravità del disturbo la si nota anche dalla gravità delle conseguenze spiacevoli per sé e per i propri familiari: debiti contratti ed incapacità di pagarli, impossibilità di fronteggiare problemi legali, quantità di tempo che si dedica allo shopping, problemi familiari…

 

Chi cade vittima di questa dipendenza?

Le ricerche effettuate in merito, mostrano che non si tratta di un disturbo solo “al femminile”. Anche gli uomini, se pur in misura minore, sono coinvolti in questo fenomeno ed acquistano tramite internet, il doppio di quanto facciano le donne.

I prodotti maggiormente acquistati dalle donne sono rappresentati da vestiti, scarpe, oggetti per il trucco, articoli per la casa e libri.

Gli uomini prediligono invece oggetti per l’automobile, attrezzature sportive, articoli costosi che possano conferire loro un certo prestigio.

In entrambi i casi, i prodotti preferiti sembrano essere legati all’apparenza fisica e all’immagine esteriore.

La prevalenza del sesso femminile potrebbe essere dovuta al fatto che, mentre gli uomini reagiscono in modo più attivo ai problemi o alle frustrazioni (per es. reazioni di collera), le donne attuano strategie più passive ed emotive per gestire conflitti e stress, tra cui trovare sfogo nello shopping: un comportamento socialmente accettato ed anzi, sempre più incoraggiato dall’odierna società.

Come tutte le forme di dipendenza, anche lo l’acquisto compulsivo può essere però affrontato e risolto positivamente con un percorso breve di psicoterapia.

Se riconosci i sintomi e credi di aver vissuto episodi simili, parlane con uno psicologo, anche solo per conoscerti meglio!

 

Grazie alla Dott.ssa Alice Terracchio per l’aiuto nella stesura

 

Dott.ssa Cristina Colantuono

[email protected]