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Roma: professoressa schernisce una bambina ebrea

Succede a Roma. Una professoressa, dopo che un'alunna le chiede il permesso per uscire dall'aula perché non sta bene, risponde con una frase antisemita e si giustifica dicendo che ciò che voleva dire è che i lager erano luoghi in cui regnavano: ordine, disciplina e attenzione.
scuola-caso-razzismo

Se da una parte in questi giorni nelle sale stiamo assistendo al boom di Bianca come il latte Rossa come il sangue, film tratto dal romanzo di Alessandro D’Avenia, che narra le vicende di giovani studenti alle prese con il primo amore, guidati da una figura di forte impatto nella vita di adolescenti che cercano di capire chi sono, quale il professore sognatore e poetico interpretato dall’attore Luca Argentero, dall’altra è di oggi la notizia di una prof. di un’istituto romano che alla richiesta di un’alunna di poter andare in bagno per via di un mal di testa risponde: << Se fossi stata ad Auschwitz saresti stata attenta>>.

 

L’istituto in questione è il liceo artistico Caravillari di Roma. I fatti sono i seguenti: durante una lezione della suddetta professoressa una ragazzina chiede di poter andare in bagno perché ha mal di testa, ma la docente convinta invece della poca attenzione prestata dall’alunna alla lezione le risponde ” Se fossi stata ad Auschwitz saresti stata più attenta”. Questa frase è già di per se una reazione dura e altrettanto indegna da parte di un’adulta responsabile dell’educazione di giovani menti, ma è sopratutto oltraggiosa è intollerabile se si pensa che la giovane in questione è ebrea. Dopo un’ iniziale momento di sgomento da parte di tutti gli alunni, che subito si sono schierati dalla parte della propria compagna di classe, la risposta a questa affermazione è stata giustamente ” lei è razzista”.

“Non sono antisemita, ma nella scuola italiana non c’è più la disciplina di una volta” si è difesa la docente, ma i ragazzi non hanno accettato questo comportamento e hanno minacciato la prof. disertare le sue lezioni. La preside della scuola ha subito aperto un’istruttoria e ha convocato la professoressa, la giovane e la madre di quest’ultima. “Ho detto quella frase per indicare un posto organizzato, dove regna l’ordine”, si è difesa la professoressa. Di questa vicenda si è interessata anche la Comunità ebraica romana, ma visto che  i toni sono diventati sempre più accesi, all’insegnante non è rimasto che mettersi in malattia in attesa della pensione imminente.

Questa vicenda è stata resa nota oggi, ma in realtà risale all’ottobre scorso. La preside della scuola si è detta disponibile a fornire una relazione sui fatti non solo al ministro Profumo, che si è sempre dimostrato sensibile ai problemi legati all’educazione e all’insegnamento, ma anche al Ministero Scolastico Regionale che potrà così prendere la dovute e relative decisioni sui provvedimenti e le eventuali sanzioni da attribuire alla vicenda.

Un nuovo caso di razzismo? Una frase detta per caso? Io mi chiedo da quanto in qua bisogna mettere i punti di domanda su fatti che continuano a portare l’Italia in un baratro sempre più profondo? Solo qualche mese fa abbiamo affrontato un’altra vicenda simile, in cui un professore diceva ai propri alunni che essere omosessuali è essere malati, oggi ci ritroviamo una professoressa che porta ad esempio i lager come luoghi ben organizzarti per la disciplina. Ma i campi di concentramento non erano forse luoghi in cui gli esserei umani perdevano ogni dignità? Non erano forse luoghi in cui le persone (ebrei, omosessuali, padri, madri, bambini ecc.) andavano al macello come le bestie? E lei cara professoressa trova una giustificazione nel dire che erano posti organizzati? Ah bé certo.

Ma in che società viviamo? In tutta questa scandalosa vicenda sa qual’è la cosa positiva che è venuta fuori cara prof.? Che i suoi alunni hanno dimostrato nei confronti della propria compagna un senso di protezione che dovrebbe nascere prima dagli adulti. E invece il buon esempio lo hanno dato dei ragazzi che hanno detto: ” NO! IO NON CI STO!”.

E come diceva Antoine de Saint-Exupéry ne Il Piccolo Principe:“I grandi non capiscono mai niente da soli e i bambini si stancano a spiegargli tutto ogni volta.” Non esistono frasi dette per caso, non in una posto come quello che si chiama scuola. I docenti devono essere degli esempi di vita per i propri alunni e non demonizzarli o umiliarli. Capisco bene che al giorno d’oggi non è semplice essere un professore e so benissimo che alcuni ragazzi siano più difficili di altri, ma dalla violenza nasca solo violenza e come diceva De André “dal letame nascono i fior”.

Essere professori dovrebbe essere una vocazione, così come essere medici o uomini di fede, e non doverebbe essere semplicemente una professione perché non potevo trovare nulla di meglio!

Cara prof. la lascio con il significato della parole EDUCARE: L’educazione è l’attività, influenzata nei diversi periodi storici dalle varie culture, volta allo sviluppo e alla formazione di conoscenze e facoltà mentali, sociali e comportamentali in un individuo. (cit. Wikipedia) 

Nella speranza che chiunque decida di votarsi all’insegnamento prenda esempio da quel professore di Alessandro D’Avenia che in un’intervista rilasciata al Tg5, riferendosi al suo romanzo nonché al film, ha detto: ” Finalmente vediamo per la prima volta un professore orgoglioso di essere tale.”