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"Non sprecate la vita a lavorare" l'appello di chi ha reso vuota la sua vita privata

I rimpianti di Erin Callan in un'intervista al NY Times: "ho sacrificato troppo alla carriera". Lo sfogo della ex top manager che fino a qualche anno fa era considerata una delle donne più potenti del mondo riapre il dibattito del difficile equilibrio tra lavoro e vita privata.
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L’eterno dilemma in cui noi donne spesso ci troviamo:  conciliare il lavoro, a volte importante, impegnativo, che da soddisfazioni,  anche economiche (che di questi tempi sembra una chimera) con la vita privata, gli affetti, la famiglia.

Noi donne siamo bravissime a farci in quattro, non ci risparmiamo, siamo abituate a farlo, ce lo hanno inculcato per millenni come un mantra:  il sacrificio è il nostro motto!

Una volta, quando potevamo permetterci di essere solo “l’angelo del focolare”, ruolo che non poche donne rimpiangono, anche se lo stereotipo va rivisto e integrato alla luce dei tempi e dello stile di vita che sono drasticamente cambiati, il problema non si poneva. Ma da quando abbiamo giustamente voluto e preteso di poterci  realizzare anche professionalmente, ci è stato richiesto di raddoppiare lo sforzo, che era già gravoso e ta lvolta siamo state costrette, nostro malgrado, ad una scelta, che gli uomini non hanno mai dovuto fare.

Domenica scorsa sul New York Times è comparso un articolo di Erin Callan, ex direttrice finanziaria di Lehman Brothers, nel quale la 47enne invita le donne a non sprecare tutte le proprie energie per la carriera lavorativa perchè non ne vale la pena e soprattutto non rende la vita migliore. Com’è ovvio immaginare la notizia ha fatto molto scalpore negli Stati Uniti.

E’ stato pubblicato un articolo con il titolo provocatorio “Is there life after Work?” (C’è una vita oltre il lavoro?), l’articolo è tutto incentrato sul rammarico della Callan per aver perso tanti anni della sua vita a lavorare senza sosta, mettendo in secondo piano gli affetti personali e le piccole gioie quotidiane: «Da quando ho lasciato il lavoro alla Lehman – scrive la donna sul New York Times – ho avuto tutto il tempo per riflettere sulle decisioni che ho preso di proporzionare il tempo dedicato al lavoro con il resto della mia vita. A volte incontro giovani ragazze che dicono di ammirarmi per quello che ho fatto. Ho lavorato duramente per 20 anni e ora posso passare i prossimi 20 anni a fare altre cose. Ma questo non è equilibrio. Non lo auguro a nessuno. Fino a poco tempo fa, pensavo che focalizzarmi sulla carriera fosse la cosa più importante per avere successo. Ma adesso sto cominciando a capire che ho sprecato il meglio della mia vita. Avevo talento, ero intelligente e piena di energia. Non avrei dovuto essere così estrema»

«La cosa più importante – continua la Callan nell’articolo – è che ho perso l’occasione di avere un figlio tutto mio. Oggi ho 47 anni e già sono parecchi anni che con mio marito cerchiamo di aver un bambino con la fecondazione in vitro. Stiamo ancora sperando». La Callan ricorda che per anni ha rinunciato a weekend con gli amici e i propri cari, ha pranzato e cenato tantissime volte davanti al computer e spesso ha passato i suoi compleanni in ufficio. I pochi giorni liberi li trascorreva a dormire, per ricaricare le batterie ed essere pronta per una nuova settimana di lavoro senza sosta: «Come tutte le persone – scrive – avevo relazioni, un marito, gli amici, i parenti, ma a causa del lavoro non ho dato a nessuno il meglio di me. Si sono dovuti accontentare delle briciole».

LO SCONTRO TRA POSIZIONI DIVERSE

L’articolo è stato considerato dalla stampa statunitense un chiaro attacco alle posizioni espresse recentemente da due delle donne in carriera più famose del momento Sheryl Sandberg, oggi numero due di Facebook e Marissa Mayer, Ceo di Yahoo. La prima ha pubblicato proprio in questi giorni “Lean in, Women, Work and the Will to Lead” (in italiano tradotto con il titolo “Facciamoci Avanti”) in cui la top manager spiega, a mio parere in preda a delirio di onnipotenza, perché le donne non raggiungano sul lavoro gli stessi traguardi degli uomini e incita i membri del gentil sesso a lavorare di più (ammesso che sia possibile)  e a combattere assieme per conquistare posizioni migliori nel mercato del lavoro americano. La seconda, invece, ha conquistato di recente le prime pagine dei giornali per aver deciso che dal prossimo giugno i suoi dipendenti che beneficiavano della possibilità di lavorare da casa saranno costretti a tornare in ufficio.  Ancora una volta noi donne non siamo solidali fra noi. Ragioniamo come glinuomini che abbiamo sempre criticato! Una vera tragedia per le donne che hanno figli piccoli e non sanno a chi lasciarli. Lo scontro tra l’ex top manager più potente del mondo e le due odierne donne in carriera sta appassionando i media americani e rilancia un problema evidentemente mai risolto: l’equilibrio tra lavoro e vita privata.

Mi domando perchè noi donne  facciamo così tanta fatica ad ottenere ciò che vogliamo, e perchè spesso remiamo contro noi stesse.  Pensiamo che mascolinizzandoci otterremo la considerazione e il rispetto che meritiamo?

Non abbiamo bisogno di dimostrare continuamente ciò che valiamo, la storia, la vita, parlano per noi!

Non credo che negando la nostra femminilità o emulando comportamenti sbagliati che abbiamo sempre criticato negli uomini ci sentiremo migliori. Noi in quanto donne dobbiamo essere portavoci di un messaggio diverso.  Credo che a prescindere dal sesso debba esistere un modo di vivere a misura d’uomo (inteso come essere umano), che possa conciliare il lavoro con altri aspetti non meno importanti della vita, che ci possa realizzare come persone in modo completo.

Il commento più lucido che ho letto riguardo a questo scontro tra donne in carriera è di Sheelah Kolhatkar che sulle pagine di Business Week ha tagliato corto: «Per molti secoli è sempre stato l’uomo a lavorare fino a morire. Forse è un perverso trionfo del femminismo che le donne si sentano libere facendo la stessa cosa».

Come darle torto….