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Parroco alla ragazza stuprata: "Ti ubriachi e vai con un magrebino? Non sei vittima!"

Post choc di un parroco nel bolognese, che, commentando la denuncia di stupro di una minorenne, dice "Se ti sei ubriacata e sei andata via con un magrebino, quell'epilogo potevi pure aspettartelo". Non si tratta più solo di "cultura dello stupro", ma di colpevolizzazione delle vittime.

L’oscena cultura della colpevolizzazione della vittima sembra, tristemente, essere radicata in maniera viscerale in una società che pare sempre più disposta a cercare giustificazioni per gli aguzzini, che compassione per chi le angherie e le violenze le subisce. Molti di noi si arrogano, per non meglio precisate ragioni, il diritto di sentenziare, giudicare, esporre il pensiero, pericolosamente dilagante, che ricerca volutamente nella vittima la provocazione, l’istigazione alla violenza, o la sua accettazione, quindi, in un certo senso, la corresponsabilità.

E, del resto, la frase della scrittrice Michela Murgia a proposito dell’affare Weinstein, “Viviamo in un Paese in cui non servono nemmeno i maschi per essere maschilisti” è drammaticamente emblematica di una situazione in cui alla molestia, all’allusione sessuale, se non addirittura allo stupro si cerca sempre un contrappeso nell’agire femminile, nel comportamento a monte, quasi che in questo modo si volesse “bilanciare” la gravità dell’atto per renderlo più lieve, meno feroce… persino giustificabile, appunto.

Troppe volte abbiamo sentito frasi sulla scia di “Se esci di casa con la camicetta sbottonata e la minigonna te lo puoi anche aspettare…” o “Se non ha parlato per tutto questo tempo vuol dire che forse le è piaciuto/le ha fatto comodo“, e se ascoltare queste sentenze da donne fa male, ascoltarle da un uomo di fede lascia – per usare un eufemismo – sconcertate.
Don Lorenzo Guidotti, parroco di San Domenico Savio, quartiere San Donato, a Bologna, non è nuovo usare i social network per commentare ciò che accade nella sua città, o, come lui stesso ha spiegato, “mi limito a commentare gli articoli in rete cercando di ristabilire quella VERITÀ di cui generalmente si fa scempio“, ma lo screenshot di un suo post del 6 novembre 2017, riportato per primo dal sito di Radio Città del Capo, ha fatto davvero accapponare la pelle a molti.

"Se lo stupratore è figo non è violenza, ma fortuna"

"Se lo stupratore è figo non è violenza, ma fortuna"

Il prete ha commentato un episodio di cronaca che ha avuto per protagonista una diciassettenne, la quale il 3 novembre 2017 ha denunciato di aver subito uno stupro. L’adolescente, secondo quanto emerso, avrebbe passato la serata nella zona di piazza Verdi, con alcuni amici, bevendo più del dovuto, fino a quando, accortasi di aver smarrito il cellulare, avrebbe trovato aiuto in un giovane magrebino, che le ha detto di seguirlo. La coppia sarebbe quindi giunta in stazione, dove il ragazzo avrebbe stuprato, in un vagone abbandonato, la ragazzina, che si sarebbe svegliata solo la mattina dopo, seminuda e senza la borsa.
Leggendo la notizia, Don Lorenzo Guidotti ha commentato così l’episodio, lasciando perplesse le persone sue amiche sul social network, i suoi parrocchiani, e chiunque abbia letto il post.

Fonte: radio città del capo

“Cioè… tesoro… mi dispiace ma 1) frequenti piazza Verdi (che è diventato il buco del cu*o di Bologna, e a tal proposito Merola sempre sia lodato!) 2) Ti ubriachi da far schifo! Ma perché? 3) E dopo la cavolata di ubriacarti con chi ti allontani? Con un magrebino? Notoriamente, soprattutto in piazza Verdi, veri gentleman, tutti liberi professionisti, insegnanti, gente di cultura, per bene. Adesso capisci che oltre agli alcolici ti eri già bevuta tutta la tirata ideologica sull’accogliamoli tutti? Tesoro a questo punto svegliarti semi-nuda è il minimo che ti possa accadere, mi dispiace ma, se nuoti nella vasca dei piranha, non puoi lamentarti se quando esci ti manca un arto, cioè a me sembra di sognare! Ma dovrei provare pietà? No! Quella la tengo per chi è veramente VITTIMA di una città amministrata di *****, non per chi vive da barbara con i barbari e poi si lamenta perché scopre di non essere oggetto di modi civili”.

Il religioso ha poi virato su quella che lui definisce “cultura dello sballo”.

Chi sceglie la cultura dello sballo lascia che si divertano anche gli altri. La dobbiamo piantare!! A voi giovani, ragazzi e ragazze: ma non lo vedete che vi fanno il lavaggio del cervello?!? Ve lo state facendo mettere in quel posto e dite pure grazie!”

Sembra evidente che invitare i ragazzi a non intraprendere strade sbagliate, come quella della droga o del consumo di alcolici, sia tutt’altro discorso rispetto al ritenere che una ragazza si debba “aspettare” di essere violentata se esagera con l’alcol o frequenta compagnie giudicate non idonee. I piani sono assolutamente diversi, e, forse per cercare di correggere il tiro rispetto a chi gli ha fatto notare questa non irrilevante differenza, Don Guidotti ha condiviso poi un nuovo post, riportato da Vanity Fair, in cui ha cercato di spiegare il precedente.

“Il mio non è un attacco alla ragazza, ci mancherebbe, ma un tentativo di far PENSARE gli altri ragazzi e i loro genitori… e, magari, anche chi amministra la cosa pubblica. Chissà forse proprio grazie alle PAROLE FORTI e a QUESTO ARTICOLO, il messaggio arriva a chi altrimenti non avrei mai raggiunto. Vogliamo aspettare la seconda vittima, la terza, la quarta, ecc? IO NO! E così ho avuto anche io il mio quarto d’ora di notorietà (ne avrei fatto anche a meno perché non la cerco). Sapevo benissimo di usare parole forti… e ho cambiato il titolo più volte per attenuare i toni e immaginarmi di fare il commento all’articolo, avendo davanti questa ragazza o immaginando che fosse della mia parrocchia (potrebbe esserlo). Di giovani come lei ne abbiamo tanti, soprattutto in questo quartiere. Non se ne può più di chi favorisce la (sub) CULTURA DELLO SBALLO, dell’alcool, della droga”.

A scagliarsi contro le affermazioni choc del Don soprattutto la rete Non Una di Meno di Bologna che, in una nota riportata sempre da Radio Città del Capo, ha scritto:

Noi riteniamo che la responsabilità della violenza maschile sulle donne e la violenza di genere sia sempre da attribuire a chi la compie e non a chi la subisce. La cultura che combattiamo è quella dello stupro, che permea la mascolinità e la società più in generale, e di cui non  sembra scevra  la comunità ecclesiastica.

Comunità che, dopo un primo e imbarazzato “no comment” ha poi rilasciato un comunicato, affidato alla Curia di Bologna e giunto assieme alle scuse di Don Guidotti, in cui si legge che quanto scritto dal parroco “corrisponde ad opinioni sue personali, che non riflettono in alcun modo il pensiero della Chiesa, che condanna ogni tipo di violenza“.

Oggi, forse per non inasprire ulteriormente le polemiche, il profilo Facebook di Don Guidotti non si trova più, cercandolo sul social. Certamente la sua posizione non può non imporre una riflessione, su dove sia posto il limite tra il cercare di proteggere e tutelare i più giovani dalla scelta di strade sbagliate, e l’additarli come correi di una violenza subita, decretando che, se agiscono in determinati modi, le conseguenze “se le possono pure aspettare”.