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H&M sotto accusa: avrebbe bruciato 12 tonnellate di vestiti invenduti

H&M entra nel mirino dei media: l'accusa è quella di aver bruciato dal 2013 a oggi circa 60 tonnellate di abiti ancora utilizzabili.

H&M torna a far parlare di sé e questa volta non in senso positivo: secondo quanto emerso da un’inchiesta dell’anno 2017 di Operation X (un programma televisivo danese in onda sul canale Tv2) il colosso d’abbigliamento low cost avrebbe bruciato dal 2013 a oggi circa 60 tonnellate di abiti ancora riutilizzabili. Una cifra shock che ha scosso non poco l’opinione pubblica date le numerose campagne ambientali e di sostenibilità mosse proprio dall’azienda svedese. Ma come si è arrivati a questa conclusione? A spiegarlo è stato lo stesso programma televisivo il quale, secondo le dichiarazioni, avrebbe cominciato a chiedersi dal giugno 2016 dove davvero finissero gli indumenti “in avanzo” prodotti da H&M.

Le varie indagini messe in atto da Operation X avrebbero quindi portato alla società di rifiuti danese KARA/NOVEREN dove gli stessi giornalisti hanno ammesso di aver visto in prima persona un carico di abiti firmato H&M prima che esso venisse incenerito. Perché, quindi, distruggere abiti, a quanto detto dal programma, ancora impiegabili? Secondo i reporter il problema è la sovrapproduzione di queste grandi catene a basso costo.

È triste parlare di “moda” perché le sue tendenze sono temporanee. Se qualcosa non è più di moda allora non è più vendibile.

Ha annunciato Else Skjold, designer di Kolding Design molto attiva nelle materie di ecosostenibilità, al programma televisivo danese. Dal canto suo, l’azienda d’abbigliamento ha rigettato ogni accusa definendo ogni supposizione di Operation X non veritiera. H&M ha infatti parlato al sito internet Fashion United e in un’ulteriore intervista del programma danese per mezzo di Cecilia Stömblad Brännsten, responsabile ambientale e di sostenibilità dell’azienda:

Non bruciamo abiti ancora utilizzabili. Vogliamo che i nostri clienti utilizzino i nostri indumenti più e più volte. Quando non possono essere più usati, li ricicliamo. Consentiamo di bruciarli solo quando c’è un effettivo rischio per la sicurezza dei nostri clienti.

Ha spiegato la donna nell’intervista a Operation X. E ancora:

Gli abiti mostrati dal programma sono stati inviati all’inceneritore perché non confermi a causa della muffa e perché non hanno superato le nostre severe restrizioni chimiche.

Ha invece aggiunto la donna a Fashion United. Importantissimo infatti per l’azienda d’abbigliamento puntualizzare e rigettare ogni accusa poiché da anni si impegna attivamente nella salvaguardia dell’ambiente tanto che nell’aprile 2017 aveva annunciato di voler utilizzare entro il 2020 solo ed esclusivamente dei cotoni riciclati (quindi “total green”) per le collezioni future.

La circolarità è al centro della nostra strategia di sostenibilità. […] L’incenerimento è l’ultima chance che consentiamo ma solo in circostanze molto particolari, dove il riutilizzo o il riciclo non è un’opzione percorribile, per esempio quando i nostri prodotti sono contaminati da muffe o non soddisfano le nostre rigorose restrizioni chimiche

Ha tenuto a ribadire Cecilia Stömblad Brännsten sempre a Fashion United. Ma il programma Operation X si è mostrato ancora scettico riguardo le dichiarazioni del brand: secondo alcune analisi di laboratorio che hanno visto coinvolti due diversi pantaloni mandati dal colosso d’abbigliamento svedese alla società di rifiuti KARA/NOVERAN e due invece acquistati presso uno store del marchio, esse hanno mostrato come i primi due indumenti fossero perfettamente conformi alle regolamentazioni danesi ed europee, proprio come i secondi. Perché, quindi, stavano per essere inceneriti? H&M, al contrario, ha contestato i risultati dell’ente televisiva rendendo noti sul suo sito internet quelli svolti dalla propria equipe: secondo i risultati dell’azienda, infatti, primi pantaloni inviati per lo smaltimento avrebbero mostrato delle irregolarità impossibili da ignorare.