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Claudia Cardinale racconta lo stupro: "Ma da quell'orrore nacque il mio Patrick"

Claudia Cardinale racconta la sua esperienza quando, appena ragazzina, fu stuprata da un uomo e volle tenere il bimbo nato da quella violenza.
Fonte: web

Negli anni Sessanta molti giornali la definivano la “fidanzata d’Italia” e in effetti quel suo viso dai lineamenti dolci, mediterranei, adatti sia a interpretare ruoli da aristocratica come ne Il Gattopardo di Visconti che da persona del popolo (basti pensare al suo primo ruolo importante nel nostro paese, I soliti ignoti di Monicelli, del ’58, dove interpretava Carmelina, segregata in casa dal fratello), lasciava facilmente intuire perché Claudia Cardinale si meritasse a pieno diritto quel titolo. Amata e conosciuta anche – forse all’inizio della carriera persino di più – all’estero, al pari degli altri volti del neorealismo italiano del dopoguerra, su tutte, ovviamente, Sophia Loren e Gina Lollobrigida, Claudia è però nata e cresciuta in Tunisia, e la via del cinema, in realtà, non era proprio quella che, da ragazzina, sognava di intraprendere; aveva studiato, fra mille difficoltà per via del suo carattere irrequieto che le costava punizioni continue a scuola, per diventare maestra, ma poi…

A cambiare la vita, e la carriera di Claudia, lanciandola nel mondo dove sarebbe diventata una star, incredibilmente fu un episodio particolarmente drammatico: una gravidanza frutto di uno stupro.

La Cardinale ha confidato ad alcuni media, come Il Corriere, di essere stata violentata da adolescente, e che proprio da quella violenza era rimasta incinta di un bambino che lei scelse di tenere, il suo primogenito Patrick.

Un uomo che non conoscevo, molto più grande di me, mi costrinse a salire in auto e mi violentò. È stato terribile, ma la cosa più bella è che da quella violenza nacque il mio meraviglioso Patrick – ha raccontato l’attrice – Io infatti, nonostante fosse una situazione molto complicata per una ragazza madre, decisi di non abortire. Quando quell’uomo seppe della mia gravidanza, si rifece vivo, pretendendo che abortissi. Neanche per un attimo pensai a disfarmi della mia creatura! Ne parlai con i miei meravigliosi genitori e con mia sorella Blanche e tutti insieme decidemmo che il mio bambino sarebbe cresciuto in famiglia, come un fratello minore“.

Una decisione davvero straordinaria, difficilissima ma al tempo stesso densa di umanità e di amore per quella creatura che, in fondo, non aveva colpa di ciò che era accaduto. Ma perché proprio questo evento rappresentò la svolta decisiva per la carriera di Claudia?

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Per “contenere lo scandalo” che naturalmente avrebbe provocato la vicenda di una giovane che, pur riluttante, stava muovendo i primi passi nel cinema (aveva vinto il concorso “la più bella italiana di Tunisia” e un viaggio a Venezia durante la mostra cinematografica, dove la sua bellezza non passò inosservata a registi e produttori) si fece avanti il produttore Franco Cristaldi, che le propose un contratto di esclusiva con la sua casa di produzione, la Vides, e la portò a Londra. “Per questo mio figlio si chiama Patrick – spiega – ha preso il nome della chiesa dov’è stato battezzato“.

A legare Claudia al produttore ci fu anche una relazione personale, che tuttavia lei definisce “impari”, caratterizzata da disuguaglianza; è facile, in questi giorni in cui a Hollywood è scoppiata la bomba Weinstein, associare l’immagine a ricatti e molestie fisiche come quelle di cui è accusato l’ex boss della Miramax, ma, anche se nel caso della Cardinale non si è trattato fortunatamente di quello. Gli abusi psicologici comunque non possono essere considerati inferiori, o sottovalutati, e lo scenario che lei racconta nei suoi anni di rapporto con Cristaldi è proprio questo, parla di una donna che a lungo ha pagato il suo debito di riconoscenza con una fedeltà sottomessa, silenziosa, passiva.

Lui voleva che mantenessi segreta la nascita del bambino, non voleva nemmeno che vivesse con noi – ha detto – Con lui ero praticamente un’impiegata, una subalterna che veniva pagata al mese per i quattro film l’anno che facevo: non lo chiamavo nemmeno per nome, ma per cognome. Mi sentivo in ostaggio, mio padre e mia madre erano furibondi“.

Una “Cenerentola gratificata dalla sua generosità” come si definì una volta, che rischiò persino di restare imbrigliata in un matrimonio non voluto; nozze “che aveva deciso lui e in gran segreto: lo aveva organizzato senza dirmi nulla, io lo annullai perché non ero innamorata, era lui ad esserlo di me. Insomma, Cristaldi è stato certamente un grande produttore, ma sul piano privato… meglio sorvolare”.

In fondo, a spaventare Claudia è sempre stata, forse l’idea del matrimonio stesso, tanto che non consacrò mai neppure la relazione ventennale con Pasquale Squitieri, il suo vero amore e padre della sua seconda figlia, Claudine, così chiamata proprio perché, spiega Claudia, il regista desiderava che al mondo ci fosse comunque una Claudia Squitieri.

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Claudia non aveva idee contrarie al matrimonio perché questo avrebbe rappresentato un ostacolo alla sua carriera ormai decollata, non era tipo da veder “riduttivo” il ruolo di moglie, su di lei pesava tutt’altro tipo di pensieri, inevitabilmente e inestricabilmente legati al ricordo dell’orrore subito in gioventù: in fondo, le aveva sì regalato un figlio, ma pur sempre di stupro si era trattato. E poi, la donna che voleva “fare l’esploratrice, non l’attrice” non ha mai amato particolarmente mischiare vita pubblica e privata. Come a dire, amiamoci ma ognuno per conto suo.

La Cardinale ha mantenuto comunque un rapporto speciale con Squitieri anche dopo la fine della loro storia e il matrimonio di lui con Ottavia Fusco, con cui, non a caso, sta oggi portando in scena il suo progetto teatrale La strana coppia, di Neil Simon, in procinto di debuttare al Sistina di Roma il 31 ottobre 2017, con la regia di Antonio Mastellone, assistente del grande direttore scomparso nel febbraio di quest’anno.

Non tutte le donne riescono a riprendersi dopo aver subito una violenza, alcune tacciono per anni, oppresse dal senso di colpa e di impotenza o dalla paura di venire giudicate, di essere etichettate come “sgualdrine” o “donne a cui è pure piaciuto”, altre riservano il proprio segreto solo a persone davvero fidate ma psicologicamente non superano mai il ricordo di quanto subito. Claudia, pur segnata dall’orrore accadutole, non solo è riuscita a partire proprio da lì per costruire la magnifica carriera a cui era destinata, ma ha anche trovato la forza per crescere, con tutto l’amore possibile, e forse anche di più, un figlio che frutto dell’amore non certamente stato.