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Il figlio di Andy Whitfield, il guerriero stroncato dal cancro: "Posati sulla mia mano, papà"

Sono passati sei anni dalla morte di Andy Whitfield, il giovane interprete di Spartacus morto per un cancro, ma la vedova e i figli continuano a pensare a lui, e gli mandano messaggi carichi di amore.

Quando, l’11 settembre del 2011, Andy Whitfield se ne andò, a soli 39 anni, il mondo della televisione, e tutti quelli che lo avevano amato in Spartacus rimasero sconvolti. Sembrava impossibile che quel guerriero, alto, forte, muscoloso, potesse essere malato, che potesse essere piegato dalla sua malattia.

Il linfoma non Hodgkin, una neoplasia maligna del tessuto linfatico, diagnosticato nel marzo 2010 dopo una visita effettuata per via di alcuni dolori che l’attore sentiva diffusi in tutto il corpo, alla fine non gli ha lasciato scampo; erano appena finite le riprese della prima stagione della serie, firmata Starz, ispirata alla storia dello schiavo che ha sfidato l’impero romano, quella che era pronta a lanciare definitivamente Andy nell’Olimpo delle star.

I produttori credevano così fortemente in lui, nelle sue potenzialità da attore ma anche nella sua capacità di recupero dal male, grazie alla terapia, che decisero di sospendere momentaneamente il prosieguo della storia, girando un prequel, Spartacus- Gli dei dell’arena. Volevano aspettarlo, erano certi che Andy ce l’avrebbe fatta, che avrebbe sconfitto il problema e sarebbe tornato sul set, perché lui era un vero gladiatore, dentro e fuori. E, in effetti, Whitfield sul set ci tornò davvero, perché nel giugno 2010 il linfoma sembrava superato; ma dopo aver girato solo pochi episodi della seconda stagione di Spartacus, Vendetta, fu costretto ad abbandonare definitivamente la carriera da attore, e ad essere sostituito da Liam McIntyre. La malattia era comparsa di nuovo, e stavolta, purtroppo, era riuscita ad avere la meglio: Andy muore dopo 18 mesi, a Sidney.

Andy ha lasciato la moglie Vashti, sposata nel 2001, e i due figli, Jesse e Indigo; proprio a loro, ovviamente, molto piccoli quando il papà si è ammalato, è stato più difficile spiegare il motivo per cui lo vedevano stare male, e anche perché, di lì a poco, lui se ne sarebbe andato. Vashti ha raccontato in un’intervista a Vanity Fair che è stato proprio Andy a tentare di far comprendere ai bambini cosa sarebbe potuto accadere, inventandosi una dolcissima storia, la “storia di una farfalla. È una bellissima farfalla, una di quelle tutte colorate, che quando volano sembrano seguire una musica che possono sentire solo loro. Poi, un giorno, le si spezza un’ala, e nonostante continui a essere la più bella delle farfalle, non riesce più a volare. Decide di fermarsi sul suo fiore preferito e poco dopo muore”.

Fonte: instagram @vashti whitfield

Andy aveva poi detto loro “Ogni volta che vedete una farfalla, pensate a me“. E così i suoi bambini hanno fatto, racconta Vashti, che parla di un episodio accaduto loro poco dopo la morte del marito.

Siamo andati a una mostra in cui c’era una stanza piena di farfalle. Appena entrati Jesse ha gridato: ‘Wow, papà è ovunque‘.

Quando è arrivato il momento di andare, si è messo a piangere e tra i singhiozzi ha detto: ‘Dai papà, appoggiati sulla mia manina, dai papà’,  e una farfalla è volata sul suo dito. Eravamo felicissimi.

Così i piccoli Jesse e Indigo sono riusciti a mantenere intatta, con la magia e la speranza, la memoria del loro papà, mentre Vashti, per farlo, ha voluto lanciare, nel 2015, un documentario intitolato Be here now, voluto proprio da Andy; avevano scelto di girarlo nel settembre del 2010, appena saputo che il linfom non-Hodgkin era tornato, lo stesso giorno in cui sono andati a tatuarsi ciò che è diventato il titolo del video, che si può tradurre come Essere qui ora e che, come spiega Andy nel documentario, significa “Essere qui nel presente, ma non avere paura di quello che non conosci”. Compresa la morte.

Be here now è uscito il 13 giugno del 2015, per la regia di Lilibet Foster, a marzo del 2017 anche su Netflix, e, come ha spiegato Vashti durante una presentazione per la ABC, mostra i momenti più intimi della loro vita familiare, senza trascurare le sedute di terapia e i giorni in cui i dolori erano più acuti.

Vedere il filmato è stato un insieme di emozioni – ha detto la vedovama la prima cosa che ho pensato è che potevo riavere Andy per un paio d’ore: ascoltare la sua voce, le sue chiacchiere e vedere quanto fosse straordinario”.

Sono tanti, ovviamente, i messaggi che Andy e Vashti, assieme a Lilibet Foster e al produttore, Sam Maydew, hanno voluto lanciare attraverso il documentario: in primis, far prendere alle persone la consapevolezza di quanto sia importante investire e spendere fondi per la ricerca contro le forme tumorali, e in secondo luogo, naturalmente, ispirare chi ancora oggi lotta contro il cancro, invitandolo a non demordere, a combattere.

Si può uscire sconfitti, certo, ma fino all’ultimo secondo si deve dare alla propria vita l’importanza che merita, e non lasciare che il male abbia il sopravvento su di noi. Parola di Andy Whitfield. È lo stesso invito che Vashti ha ribadito attraverso il suo profilo Instagram qualche settimana fa, postando una splendida foto del marito che stringe uno dei figli.

Mi chiedo come si possa trovare la propria strada in ciò che questo momento ti sta offrendo proprio in questo istante – quando senti il bisogno di sapere come andrà o di prendere una pausa da tanta intensità. Ma basta fidarsi di dove sei, sapere che, in qualsiasi fase, o su qualunque pagina, sei esattamente dove dovresti essere. Non significa tuttavia che la passività sia la risposta. Significa semplicemente che se tu nuoti in profondità in quello che è possibile nel presente, e usi il coraggio come strumento per dire “fanculo io posso”… poi qualsiasi cosa è possibile.

E chissà, forse è possibile trasformarsi anche in una splendida farfalla e posarsi sulle mani dei tuoi bambini ogni volta che loro sentono la tua mancanza.