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"Pull a pig", il sadico gioco di fare innamorare una ragazza solo per farla a pezzi

Le donne sono da sempre vittime di sessismo. Ma quando il sessismo incontra il bullismo, nasce Pull a Pig, un gioco crudele smascherato da Sophie, giovane donna coraggiosa che ha smesso di essere una vittima.
Pull a pig
Fonte: Web

Internet ha sicuramente rappresentato una grande rivoluzione nelle nostre vite. Ci permette di conoscere le notizie quasi in tempo reale, e i social network ci aiutano a restare in continuo contatto con le persone che sono lontane. Naturalmente Internet e i social network, se utilizzati male, per fini maligni, si possono trasformare in un ricettacolo di cattiveria. Ne è la dimostrazione il nuovo fenomeno del Web, il Pull a Pig. È balzato recentemente agli onori della cronaca, dopo che una vittima ha raccontato tutto, anche per mettere in guardia ragazze che, come lei, potrebbero cadere nella trappola. Ed è grazie a questa donna, di nome Sophie, che Internet ci sembra di nuovo un posto positivo, in cui le persone si mettono in guardia l’una con l’altra contro i pericoli.

Pull a Pig, tra bullismo e misoginia

Pull a pig
Fonte: Web

Pull a Pig funziona così: un gruppo di ragazzi rimorchia, sui social o dal vivo, la ragazza meno attraente della compagnia. Chi riesce a prendere in giro quella che viene giudicata come la più brutta vince. La presa in giro avviene come un normalissimo corteggiamento: la ragazza in questione deve essere convinta di aver trovato se non l’amore della propria vita, almeno la storia di una notte. Inutile dire che iniziativa crudele sia. Perché va contro tutto quello per cui le donne si sono battute per decenni, ossia far comprendere a tutti che qualunque sia il nostro aspetto fisico abbiamo un cervello, un’anima. E soprattutto un cuore.

La storia di Sophie Stevenson

Pull a pig
Fonte: Web

La nostra eroina in tal senso è Sophie Stevenson, una giovane britannica di 24 anni, vittima appunto di questo crudele raggiro, come racconta un video dell’Huffington Post. Durante una vacanza a Barcellona, aveva conosciuto un 21enne olandese, Jesse Mateman: sembrava una storia a lieto fine come tante, anche perché i due si erano dati appuntamento ad Amsterdam. Ma, una volta in hotel, a Sophie erano arrivati alcuni messaggi di Jesse, che, gettata la maschera, le diceva che era stata appunto raggirata in quel crudele “gioco” che è il Pull a Pig. Fortunatamente, Sophie ha avuto il coraggio di raccontare tutto alla stampa, non solo per rendere nota l’identità dell’autore del gesto ma anche perché altre ragazze non ci caschino. Perché altre ragazze non si sentano sole e sbagliate per il loro aspetto fisico, per il loro peso, perché qualcuno ha avuto il pessimo gusto di credere che quello possa essere un gioco.

L’esperienza giovanile di Deborah Dirani

In un articolo di Deborah Dirani sull’Huffington Post, la giornalista racconta di quando in vacanza un gruppo di suoi coetanei le fece lo stesso tiro. Perché il bullismo di genere non è qualcosa di nuovo. All’epoca, negli anni ’90, non si chiamava Pull a Pig, ma la sostanza non cambia. Si voleva semplicemente umiliare una ragazzina per via del suo aspetto fisico.

Quando ti umiliano per il tuo aspetto – scrive Dirani – quando ti dicono che sei brutta, troppo grassa, troppo magra, quando ti dicono che sei un “cesso”, puoi anche inalberare una risposta dignitosa, ma il male che ti fa quell’umiliazione, quell’essere stata punita per il tuo aspetto, non lo dimentichi più.

Pull a Pig, non proprio una novità

Pull a pig
Fonte: Warner Brothers

In un film del primi anni ’90, si raccontava dell’usanza tra militari di dilettarsi in “scherzi” del genere. Il film si intitola “Dogfight – Una storia d’amore”, ma a differenza della vicenda che ha visto protagonista Sophie Stevenson, c’è una redenzione da parte del bullo. Il nome del film trae ispirazione dalla gara crudele che alcuni uomini compiono a scapito delle donne poco attraenti o solo fisicamente insignificanti che incontrano, per bullarsi di loro. La pellicola era interpretata da Lili Taylor, la ragazza meno carina in un locale, e il compianto River Phoenix, un militare che la rimorchia per gioco, per farsi accettare dagli altri commilitoni. Il personaggio maschile, un marine, avverte comunque delle remore a comportarsi male nei confronti di quello femminile, un’aspirante cantante.

È il 1963, il sessismo è una prassi ampiamente diffusa, non solo negli Stati Uniti pre-rivoluzione sessuale. Così quando la cantante scopre tutto, non solo il marine cercherà di riparare, ma troverà in lei un essere umano assolutamente affascinante, non la vittima di un gioco crudele tra camerati. Ovviamente è un film, e le cose vanno un po’ diversamente. Però dobbiamo capire che il Pull a Pig non è esattamente una novità.