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John Travolta e Kelly Preston: "Si può vivere dopo la morte di un figlio"

Kelly Preston e il marito Jphn Travolta hanno affrontato il dolore più grande del mondo: la perdita di un figlio. Ma, dicono, vivere dopo un evento del genere è ancora possibile.
Fonte: reuters

Si può continuare a vivere dopo la morte di un figlio?

La domanda a cui nessun genitore vorrebbe mai trovarsi davanti l’hanno data John Travolta e la moglie Kelly Preston dopo anni di silenzio nel tempo hanno delicatamente provato ad affrontare la pagina più buia della loro vita insieme, quella della morte del figlio Jett.

Il primogenito di casa Travolta, nato nel 1992, un anno dopo il matrimonio dei genitori (celebrato due volte perché il primo rito, fatto secondo la cerimonia di Scientology cui Travolta aderisce, non fu ritenuto valido dal punto di vista legale) morì il 2 gennaio del 2009 mentre la famiglia era in vacanza alle Bahamas; il ragazzo sbatté la testa contro un lavandino del bagno, forse in seguito a una crisi epilettica o a un attacco cardiaco.

John e Kelly Preston con il piccolo Jett (Fonte: web)

Nonostante Travolta e Kelly Preston abbiano sempre, disperatamente cercato di proteggere la propria privacy a riguardo e quella del loro ragazzo, si sapeva che Jett era autistico, per stessa ammissione di Kelly, e che soffriva della sindrome di Kawasaki, una malattia che  provoca l’infiammazione dei vasi sanguigni nei bambini e che, in forma grave, può causare seri problemi al cuore.

Il dramma che ha sconvolto la famiglia Travolta, lo dicevamo, è stato a lungo conservato dai coniugi, soprattutto per proteggere dall’esposizione mediatica gli altri due figli, Ella Bleu, nata nel 2000, e il piccolo Ben, venuto al mondo proprio un anno dopo la morte del primogenito; né John né tantomeno Kelly desideravano dare in pasto a giornali e talk show televisivi il proprio dolore, ma nel 2012 è stata proprio la moglie del divo la prima a rompere il silenzio, in un’intervista per Lifetime in cui ha cercato di condividere non solo la propria sofferenza, ma anche di lanciare un messaggio di aiuto e supporto ai genitori che, come lei, hanno dovuto superare questo terribile evento.

Fonte: reuters

Nessuno dovrebbe perdere un figlio. È insondabile ” ha detto l’attrice “Ma sono qui per dire che si può superare; si può vivere di nuovo. Si può desiderare di vivere di nuovo “.

Le ha fatto eco il marito, che nel 2014, in un’intervista rilasciata via BBC alla Royal Drury Lane di Londra, ha dichiarato che quello fosse stato, ovviamente, il momento peggiore della sua vita; aggiungendo che, dopo l’accaduto, la vita non era più stata molto interessante per lui, e che gli ci era voluto molto tempo per riuscire ad andare avanti. Insomma, John e la moglie non hanno dimenticato, hanno solo cercato di “metabolizzare” qualcosa di difficilmente accettabile.

Travolta è quindi tornato a parlare delle conseguenze che la morte di Jett ha avuto nelle loro vite durante la trasmissione Good Morning America; se molti si sarebbero lasciati andare all’apatia, finendo forse con il colpevolizzarsi a vicenda fino a separarsi, la loro coppia, anzi la loro famiglia è riuscita a trarre da questo terribile episodio lo spunto per unirsi ancora di più; complice, ovviamente, anche la nascita di Ben, che ha fatto da vero e proprio collante in un momento, appena un anno e mezzo dopo la scomparsa del figlio sedicenne, in cui precipitare verso il baratro sarebbe potuto essere facilissimo.

Certamente ci siamo molto uniti – ha dichiarato John – certamente avere Ben ha rappresentato una bellissima ‘colla” per tenerci insieme dopo una perdita tremenda“.

La famiglia Travolta con Ella Bleu e il piccolo Ben (Fonte: film magic)

Forse “vivere” dopo la morte di un figlio non si può; forse si può solo “sopravvivere”, andare avanti soprattutto per amore degli altri figli, che non meritano di subire un altro dolore immenso come la disfatta della propria famiglia, dopo la perdita di un fratello.

John e Kelly sono una coppia invidiabile, non perché belli, ricchi e famosi, ma perché nel momento peggiore delle loro esistenze hanno saputo stringersi come fossero un’unica persona per andare avanti. L’unica soluzione possibile.