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Francia, lei ha 11 anni, lui 28: ci può essere sesso consensuale?

In Francia riesplode la questione della violenza sessuale su minori, in cui la legge dimostra ancora gravi lacune, dopo il caso di un ventottenne accusato solo di reati sessuali generici per aver avuto un rapporto con una bambina di 11.

La gran parte dei paesi europei, negli ultimi due decenni, ha giustamente fissato limiti di età molto severi sotto i quali non esiste il concetto di “sesso consensuale” ma solo quello di “violenza sessuale ai danni di un minore”; parliamo di restrizioni sacrosante, e doverose non solo per arginare una piaga terribile che coinvolge centinaia di vittime ben al di sotto della maggiore età, ma anche per assicurare alla giustizia, con l’imposizione di pene eque, chi abusa di bambini e adolescenti, spesso approfittando della loro ingenuità e circuendoli con l’inganno.

La media di età “fissata” a livello europeo si aggira attorno ai 14 anni: è il limite minimo, per esempio, stabilito in Belgio, dove ogni rapporto sessuale con un minore al di sotto di quell’età è considerato stupro, e punibile fino a 20 anni di reclusione, che aumentano a 30 se la vittima ha meno di 10 anni. In Gran Bretagna la soglia è superiore, fissata a 16 anni, ma 13 anni è l’età sotto la quale i minori non possono legalmente dare il proprio consenso a nessuna forma di attività sessuale.

Nel nostro paese l’età del consenso è fissata a 14 anni, e, al di sotto di tale limite anagrafico, qualsiasi rapporto viene considerato sempre violenza sessuale aggravata, anche se il giovane è consenziente, come previsto dall’articolo 609 del codice penale, la cui unica eccezione riguarda i rapporti fra due minori.

In Francia, però, la situazione è ben diversa, come emerge chiaramente da un fatto di cronaca portato alla luce per primo dal giornale transalpino Mediapart e ripreso, in seguito, da vari media internazionali; la vicenda è accaduta lo scorso 24 aprile 2017 a Montmagny, sobborgo di Parigi, e ha avuto come protagonista Sarah, una ragazzina di soli 11 anni che, uscita dalla sua scuola nella Val- d’Oise, dove frequenta la sesta, è salita in macchina con un uomo di 28 anni; non uno sconosciuto, ma un ragazzo che lei conosceva, e che l’aveva approcciata nei giorni precedenti proprio all’entrata dell’istituto scolastico. Una chiacchiera, un sorriso, fino alla proposta, agghiacciante per noi, ma che deve essere sembrata del tutto innocua alla bambina, di quel lunedì: “Vieni a casa mia che ti insegno come si bacia”.

E così è andata: Sarah ha seguito il ventottenne alla sua abitazione, e lì prima gli ha praticato del sesso orale nel corridoio, poi ha avuto con lui un rapporto sessuale completo. Naturalmente, come spesso accade in casi del genere, l’uomo, terminato il rapporto, le ha detto di non dire niente, che doveva essere un piccolo segreto loro, e le ha chiesto di rivedersi. Ma Sarah, terminata quell’esperienza che deve aver smosso in lei la consapevolezza che era appena successo qualcosa di molto grave, ha chiamato la madre per confessarle tutto, prima di scoppiare in lacrime dicendo “Papà penserà che sono una sgualdrina!”.

Così la scioccante storia di Montmagny è uscita allo scoperto, con la denuncia della mamma di Sarah alla polizia francese e lo sgomento generale; eppure, il particolare più terrificante di questo episodio è che il giovane, grazie a un cavillo giuridico legato alla legislazione francese, può essere incriminato solo per un generico reato sessuale – punibile con soli 5 anni di carcere – e non per violenza sessuale, che invece prevede un massimo di condanna a 20 anni se la vittima è al di sotto dei 15 anni di età.

Com’è stato possibile tutto ciò? Grazie a un cavillo, lo abbiamo detto, in particolare l’articolo 227-25 del codice penale francese, che ha indotto il giudice a ritenere che non ci fosse stata “violenza o coercizione e nessuna minaccia”.

In Francia infatti la legge prevede che l’atto sessuale si consideri consensuale, se non si verificano minacce o violenze, ma risulta evidente che non tenga affatto in considerazione i casi che coinvolgono bambini e minorenni; nel 2005, riporta Valentine Faure che si è occupata della vicenda per il New York Times, la Corte di Cassazione, il più alto organo giurisdizionale francese, ha stabilito che si possa parlare di “coercizione” solo per i “bambini davvero molto piccoli”, una definizione a dir poco terribile che si applica ai bambini sotto i 6 anni, lasciando, di conseguenza, quelli al di sopra di questa età potenzialmente esposti a essere “incasellati” nella fattispecie generica di “reati sessuali dove non esiste violenza”. Neppure la nuova legge del 2010, che pure ha introdotto il requisito della coercizione morale per decretare la violenza, ha in realtà stabilito limiti di età al di sotto dei quali si dovrebbe sempre parlare di stupro. Inaccettabile.

Non a caso, recentemente si sono moltiplicate le petizioni e gli appelli ai politici di chi intende cambiare questa situazione, e il caso di Montmagny ha inevitabilmente riacceso gli animi, acquistando risonanza anche al di fuori dei confini francesi; proprio la Faure ha portato a paragone il celebre caso del regista Roman Polanksi, arrestato dalla polizia svizzera nel 2009 per uno stupro commesso nel 1977 ai danni dell’allora tredicenne Samantha Geiger.

Alain Finkielkraut, uno degli intellettuali più popolari Francia – scrive la Faure al NYT in un’intervista radio sostenne che la vittima di 13 anni del regista,  non poteva essere considerata una ‘ragazzina’ perché ‘si era dimostrata disposta a essere fotografata in topless’, dando voce a un sentimento ancora troppo comune che le ragazzine e i ragazzini possono essere considerati sexy quando sono così giovani. Tutto questo deve cambiare. E quello che è accaduto a Montmagny deve diventare una chiamata al risveglio morale della Francia“.

Anche l’avvocato della famiglia di Sarah, Carine Diebolt, ha sottolineato come sia del tutto irrilevante capire se l’undicenne abbia o meno resistito al corteggiamento dell’uomo, e ha già annunciato l’intenzione di ricorrere in appello. “Oggi non dovremmo nemmeno avere questo dibattito dato che si tratta di una bambina“, ha sottolineato e, come ha riportato la 27esima ora, sulla faccenda è intervenuto anche il movimento francese per i diritti dei bambini Le Voix de l’Enfant, secondo il quale non dovrebbe mai neppure essere posta la domanda del consenso se si tratta di vittime di stupro minorenni. Il dibattito è ovviamente ancora in corso, e il processo, che doveva iniziare lo scorso 3 ottobre, sarà con tutta probabilità spostato a febbraio del 2018, ma sembra evidente che le leggi vadano riviste, e al più presto.