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Adottare un bambino. Una scelta coraggiosa, responsabile e soprattutto un atto d'amore.

Oggigiorno si sente parlare molto spesso di bambini adottati e di famiglie adottive; l'adozione è diventata parte integrante del nostro mondo e della nostra società. Quasi tutti noi conosciamo almeno una coppia che ha fatto questa scelta e magari noi stessi pensiamo di seguire le loro orme e di adottare un bimbo.
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Prima di prendere questa importante decisione è bene conoscere le sue peculiarità. Spesso la realtà adottiva può sembrare complessa e magari suscitare forti timori talvolta infondati.

La prima cosa importante da chidersi è Chi può adottare? Può adottare qualsiasi coppia che, al momento della dichiarazione di disponibilità, come previsto dall’art. 6 della legge 149/01, sia sposata da almeno 3 anni o possa dimostrare di aver convissuto, senza interruzioni, sempre da almeno 3 anni prima del matrimonio (rito che comunque deve essere stato celebrato in Chiesa o in Comune). Naturalmente non ci deve essere una separazione nè legale nè di fatto dei due coniugi. I membri di questa coppia devono poi essere in grado di educare, istruire e mantenere i minori e tali risorse saranno ovviamente oggetto dell’indagine da parte degli psicologi e degli assistenti sociali dei Servizi territoriali. Un altro elemento importante è la differenza di età che deve esserci tra genitori ed il futuro figlio adottivo, età che non deve essere inferiore a 18 anni nè superiore a 45 (ad esempio se un genitore ha 47 anni ha la possibilità di adottare un bambino di età non inferiore a 2 anni). Nonostante l’esistenza di questa normativa sull’età ci sono casi particolari in cui è consentito superare questo limite massimo di età.

La prima cosa da fare per avere un quadro completo e tutto il supporto necessario è rivolgersi ai Centri Territoriali Competenti.  Ma la cosa più importante da capire è che, come è giusto che sia, tutto ruota intorno alla tutela del bambino. La legge considera adottabili tutti quei bambini che non hanno una famiglia, perchè non riconosciuti al momento della nascita, perchè orfani o senza altre significative figure di riferimento, oppure perchè abbandonati (art. 8 legge 149/01). L’abbandono può avvenire anche all’interno della famiglia biologica, purtropppo non sono rari i casi in cui i genitori dimostrano la loro incapacità di prendersi cura del minore attraverso forme di grave trascuratezza, di ripetuti maltrattamenti fisici e psicologici o/e di abusi sessuali a danni del bimbo stesso. Per parlare di abbandono è però necessario che la mancanza di assistenza al minore non sia provocata da situazioni transitorie e non dipendenti dalla volontà degli adulti responsabili. Bisogna sfatare alcune leggende metropolitane per cui, ad esempio, tolgano un bambino alla propria famiglia biologica a causa di notevoli difficoltà economiche, perchè il bambino ha il diritto di crescere e di essere educato nell’ambito della propria famiglia e questo è un diritto sancito dalla legge (art. 1 legge 149/01).  Per sancire tale diritto, la legge incarica lo Stato, le Regioni, gli Enti locali di attivare adeguati interventi di sostegno e aiuto nei confronti delle famiglie in difficoltà. Per dirla in parole povere e tornando al discorso della centralità della tutela del bambino, prima di decidere di toglierlo alla famiglia di origine devono essere prima tentate tutte le strade possibili, solo quando nonostante gli sforzi, i tentativi di supportare, il bambino si trovi in un reale e irreversibile stato di abbandono, cioè solo quando si è sicuri che non esista alcuna possibilità di recupero per il nucleo familiare e che quindi il minore, per svilupparsi adeguatamente , non può rimanere all’interno della propria famiglia biologica, si pensa ad un provvedimento giudiziario che dichiara lo stato di adottabilità.

Le vie dell’adozione sono principalmente due:

L’adozione nazionale cioè l’adozione di un bambino in stato di abbandono sul territorio italiano e l’adozione internazionale ovvero l’adozione di un bambino in stato di abbandono che si trova all’estero, in paesi con cui sono in vigore trattati internazionali o bilaterali con l’Italia e in cui operano associazioni autorizzate e certificate che fanno da tramite tra la coppia e le istituzioni del paese stesso (Enti Autorizzati)

Ho voluto dare alcune informazioni di base, ma è chiaro che chi vuole intraprendere la strada dell’adozione deve rendersi conto che non è proprio come dire:  ”un giorno ti svegli e decidi di farlo”. L’idea dell’adozione è un percorso lungo e complesso. Perfino la decisione, comporta una serie di avvenimenti e la maturazione di esperienze che portano la coppia a questa importante scelta. Ufficialmente si inizia con una dichiarazione di disponibilità ma in realtà l’idea parte molto tempo prima. Diventare genitori adottivi rappresenta l’elaborazione di una evoluzione, che comporta il passaggio attraverso diverse fasi che se affrontate in maniera giusta, determinano nella coppia crescita e maturazione. L’apprendimento di informazioni specifiche e di una cultura della materia risulta spesso difficile  ma con l’aiuto e le conoscenza delle fonti informative più competenti, il percorso per quanto impegnativo, può risultare meno complicato anche se occorre grande determinazione ed energia.

Ho cercato di immaginare come possa sentirsi una donna che ha deciso di diventare “diversamente madre”, che per motivi vari ( infertilità, desiderio di dare una nuova vita ad un bambino abbandonato e in difficoltà, o entrambe le cose) ha deciso di adottare un bambino. Immagino di poter essere io quella donna e dico anche a me stessa che dal momento in cui hai maturato dentro di te questa decisione e l’hai condivisa con il tuo compagno che dovrà condividerla e supportarla, nel momento in cui hai fatto consapevolmente questa scelta sai che da qualche parte del Mondo esiste già tuo figlio, non l’hai concepito biologicamente ma dentro di te sai che sarà tuo figlio e che mentre cerchi di immaginarti come sarà, come farebbe una madre naturale, lui sta vivendo un dramma, quello dell’abbandono e della sofferenza e già questa consapevolezza ti procura sofferenza perchè sai che per arrivare a te, tuo figlio, dovrà necessariamente passare attraverso un percorso di sofferenza e che tu come madre o futura tale non puoi fare nulla per evitarlo. Questa creatura che aspetti, e chissà per quanto dovrai aspettare, sta disperatamente aspettando te. Non si è annidata nel tuo ventre ma nel tuo cuore e nella tua mente.

Siete due anime che si cercano e che si incontreranno, e quel giorno che attendi, come ogni madre, con ansia e preoccupazione ma anche con gioia e trepidazione, arriverà. E finalmente accoglierai tuo figlio nella tua vita, lo aiuterai a dimenticare o più verosimilmente a rielaborare le sofferenze vissute, sapendo che non potrai mai cancellarle ma solo fare in modo che rimangano relegate in un angolo della sua mente e sperare che non facciano troppo male,  che possa accettarle, superarle e crescere sano, forte e consapevole e finalmente insieme potrete percorrere il lungo, faticoso e meraviglioso cammino della vita.