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Tutta colpa di Twiggy (e di Mary Quant) se le cattive ragazze indossano la minigonna

Se c'è un messaggio che una donna che indossa una minigonna lancia agli uomini (e alle altre donne) è semplicemente: "Sono una donna libera, libera di vestirsi come vuole, amare chi vuole, muoversi come vuole". La minigonna rappresenta un diritto inviolabile. Tutto qui.

Prendetevela con Twiggy Lawson, solo Twiggy per i più e Lesley Hornby per i genitori e i compagni di scuola.
Prendetevela con Mary Quant che ha accorciato gli orli alle gonne delle donne e le ha rese mini.
È tutta colpa loro se oggi eserciti di ragazzine e donne di ogni età se ne vanno in giro con solo pochi centimetri di gambe coperte.
Colpa loro se Basic Instinct è diventato un cult e Sharon Stone atleta olimpica di accavallamento di gambe.
Colpa (anche) loro se le donne risparmiano sulla stoffa, se ne fregano di ciò che “è sconveniente per una signorina” e se ne vanno in giro libere, esattamente come se fossero uomini. Come se potessero comportarsi nello stesso modo, senza preoccuparsi di quello che dice la gente, come se avessero addirittura uguale diritti e libertà.

Facciamo che la prossima volta che deciderete di dirla quella cazzata immane del “però se va in giro vestita così se la va a cercare” o di pensare che una vittima di stupro è meno vittima se indossa una minigonna, invece che spalare il vostro letame culturale a casaccio sul web andate sulla pagina Facebook di Twiggy e spiegate le ragioni del vostro sdegno a questa ragazzina esile e dallo sguardo furbetto anche oggi, 19 settembre 2017, che compie 68.
Magari, già che ci siete, le chiedete se vi fa fare quattro chiacchiere anche con Mary Quant che di anni, lo scorso 11 febbraio, ne ha fatti 83, ma non pensate che, chissà, magari nel frattempo ha messo la testa a posto e si è dedicata a cose più decenti, rimarreste deluse.

Da sinistra: Mary Quant e Twiggy per Vogue

Fatevi raccontare da Mary che quando aprì con il suo compagno Alexander Punket Greene il suo Bazaar erano gli anni Sessanta in cui Londra era la Swinging London, della gente stanca dell’austerità post-bellica e che la miniskirt, insieme ai pantaloni alla zuava, le calze colorate e le gonne a palloncino o trapezio, fu un modo per “liberare” le donne, tra le altre cose, dal carcere di abiti che non erano pensati per una femmina che lavora, né che deve muoversi in libertà.
E lei, in King’s Road fece prima ridere e poi tremare le grandi case di moda quando, come disse Andrew Loog Oldham, a lungo assistente di Quant

riuscì a dare alle lavoratrici la versione londinese, pensata per loro, di un abito in stile Chanel a un prezzo al quale le ragazze avide di novità non potevano resistere

Chiedete a Twiggy che aria si respirava in quegli anni, in cui i capelli degli uomini potevano essere lunghi come quelli delle donne e quelli dello donne cortissimi come tagli maschili e in cui i Beatles immaginavano un mondo in cui le persone vivevano insieme in pace. Chiedetele che cosa significavano quei capelli e quelle minigonne per le donne che avevano iniziato la loro battaglia per affrancarsi da stereotipi, doveri senza diritti, subordinazione all’uomo.

Poi, già che ci siete, spiegate loro perché ci tenete tanto a condurre la vostra rivoluzione al contrario.
Spiegateci perché, secondo voi, le donne devono fare, dire, pensare e vestire “come si conviene”.
Perché in sostanza sostenere che “una donna non può andare in giro vestita in un certo modo senza sapere che scatena gli istinti primordiali degli uomini” è poi un modo di dire che, quindi, la donna non può avere pari diritti e libertà di un uomo, che va in giro come gli pare senza problemi.
Ah, poi magari ci spiegate anche che uomini conoscete, allevate o avete in casa che, quasi come se fosse una normale conseguenza dell’evoluzione della specie, se i loro istinti di maschi alfa vengono stuzzicati assaltano, senza possibilità di raziocinio, donne “che hanno esposto la merce e quindi li hanno in qualche modo autorizzati”.

Magari a Mary Quant ditele, questo da parte nostra, che a volte non siamo così sicure che sia

Meraviglioso essere una donna e vivere oggi

Come ha scritto lei nella sua biografia del 2012. Perché se è vero, e siamo d’accordo con lei, sul fatto che oggi le donne

si muovono come atlete, stanno sedute come gli uomini con le ginocchia separate e i loro bambini prendono il cognome della madre.

è tristemente vero che non siamo affatto “nel pieno del controllo”, come ha scritto lei, delle nostre vite. Almeno non finché basta una minigonna a far sì che gli uomini prendano il controllo del nostro corpo e gli altri sostengano che il consenso l’hanno avuto dalla lunghezza di quel pezzo di stoffa che Mary e Twiggy ci hanno donato.