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Alessandra Martines: se l'amore non ha età la maternità neppure

Un figlio a 49 anni, un uomo più giovane di 20 dopo il matrimonio con uno più grande di 25. Alessandra Martines ha sempre sfidato i cliché, ma con grazia ed eleganza, in punta di piedi.
Fonte: web

L’amore per un uomo più grande di lei di ben venticinque anni e poi quello per un altro, più giovane di venti. Una maternità arrivata nel 1998 e un’altra a 49 anni nel 2012.

Alessandra Martines è la prova vivente che l’amore non ha età, e non solo: che non è mai troppo tardi per realizzare un sogno, per sentirsi pronta per essere madre, per diventarlo.

Le donne di oggi, che sono le bambine cresciute a cavallo degli anni Novanta, ricordano soprattutto il suo caschetto cortissimo nella serie tv Fantaghirò, ma Alessandra, romana di nascita, francese d’adozione, è decisamente molto di più. Eclettica, istrionica, talentuosa in tutto ciò che ha fatto, dotata di una grazia e di un’eleganza innate ereditate dalla danza, suo primo grande amore (ancor prima di tutti i suoi uomini) e portate poi sul grande e piccolo schermo.

Etoile di primissimo livello, negli anni la Martines ha lavorato per il New York City Ballet e per il Chicago City Ballet, si è esibita al Teatro dell’Opera di Roma e al Verdi di Trieste, fino ad approdare sugli schermi italiani, come ballerina di Pronto, chi gioca? o di Fantastico 7. Non una regressione rispetto ai palcoscenici prestigiosi cui era abituata, ma semplicemente la volontà di mettersi in gioco, di sperimentare altro, una caratteristica che, in fondo, l’ha sempre contraddistinta.

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Perché Alessandra, all’occorrenza, sa anche tirare fuori le unghie, ma sempre in punta di piedi, con raffinatezza, una dote che indubbiamente le hanno dato proprio le lunghe ore di doloroso e sofferto allenamento.

Eleganza – spiega in un’intervista a Vanity Fair – è soprattutto procedere in punta di piedi, per non invadere la sfera dell’altro. Il mio background di ballerina mi ha insegnato tanto. Passare l’infanzia a forgiarti il corpo con l’esercizio fisico esasperato, che ti fa sanguinare i piedi tutti i giorni e ti costringe a prendere farmaci contro il dolore, lascia segni indelebili. Ho avuto una passione totalizzante per la danza, senza non sarei riuscita ad accettarne i sacrifici. Mi è rimasta la memoria dei muscoli allenati alla fatica estrema e una certa predisposizione ad andare oltre il limite sopportabile. Questo non mi ha mai impedito di provare esperienze diverse, anche se alla fine sento sempre il richiamo irresistibile del palcoscenico, con i suoi odori, i rumori, la polvere e le emozioni immediate. Forse è stata proprio la danza a insegnarmi che l’importante è far vivere la passione, il resto non conta.

E questa filosofia Alessandra l’ha portata anche nella sua sfera privata, vivendo al massimo tutte le sue storie d’amore, le sue passioni, incurante di giudizi, critiche, delle voci di chi una volta la voleva “troppo giovane” e adesso “troppo adulta”. L’amore con Claude Lelouche, classe 1937, nasce sul set di  L’amante del tuo amante è la mia amante, film del 1993; lui, che per la prima volta l’aveva vista durante le riprese dello spot di un profumo, da lì ne fa non solo la sua musa, ma anche la sua donna. Si sposano nel 1995, nel 1998 nasce Stella, ma nel 2008 l’idillio finisce. Quello sentimentale, perché quello lavorativo, invece, prosegue eccome. Nonostante lui l’abbia lasciata per una compagna più giovane, Alessandra non porta rancore all’ex marito, e continua a recitare in tutti i suoi film.

Perché, in fondo, Alessandra Martines non pianifica, non fa progetti a lungo termine, non si preoccupa del futuro; non per incoscienza, ma per amore delle “montagne russe”, di quel modo di vivere più libero e pronto ad adattarsi a tutto, a fare tutto.

Non si aspettava neppure di trovare Cyril Descours, nel 2009; un ragazzo più giovane di vent’anni, un vero e proprio stravolgimento nella vita di una donna che era abituata a essere la “bambina” della coppia.

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Anche con lui all’inizio nessun progetto, nessun programma certo; ma poi nel 2012 è arrivato Hugo, a 49 anni, in una gravidanza che lei stessa definisce sofferta, difficile, fatta di continue nausee, ma che le ha dato talmente tanta felicità da farle dimenticare i malesseri fisici. E se ne infischia beatamente se qualcuno le fa notare che lei avrà poco meno di settant’anni quando il suo bambino andrà all’università.

Beato chi riesce a prevedere tutto. Io per fortuna non ci riesco. Non ho mai avuto pregiudizi e penso onestamente che l’amore sia l’elemento fondante della costruzione dell’individuo. Hugo ha una madre e un padre che lo amano e lo rispettano, vive all’interno di una coppia solida, dove ci sono armonia e senso di responsabilità. Sono sempre stata contro tutti i cliché: perché due uomini o due donne che vivono insieme e si amano non potrebbero avere figli? E perché dovrebbero esistere limiti di età per procreare? Trovo questi argomenti raccapriccianti. E poi Hugo avrà un padre molto giovane.

Già, l’amore fra due persone dello stesso sesso, altro argomento che suscita spesso polemiche e dibattiti, ma che Alessandra vive con una grande naturalezza; lo ha portato sullo schermo, nei panni di Françoise ne Il bello delle donne, ne parla restando sbigottita dal fatto che ci sia ancora qualcuno che non lo trova normale.

Non ho mai capito quale sia la differenza fra eterosessuali e omosessuali, quando si è innamorati. Forse non si soffre allo stesso modo? O non si provano gli stessi sentimenti? – però, non le è mai capitato nella vita di amare una donna, anche se… – Non bisogna confondere la fiction con la vita. Per me l’anima non ha sesso e ogni storia ha il suo percorso. Tutto dipende dal momento che stai vivendo e dalle opportunità. Non so se mi potrebbe succedere. Invece sono molto più scettica nei confronti delle storie d’amore con persone molto diverse da noi. Non so se potrei innamorarmi di un burino. Penso sarebbe più facile portarselo a letto, un uomo che non ti somiglia. Il sesso ha il potere di appianare le differenze. È un’energia molto importante nelle storie di coppia, sia in quelle effimere che in quelle che durano.

Per lei, però, il sesso ha ben poca importanza rispetto ad altri, soprattutto ora, che arrivata a 53 anni vede le cose in una prospettiva ancora nuova e diversa, spinta dalla maturità che non ha cambiato di una virgola il suo modo di vedere anticonformista ma senz’altro ha ulteriormente accentuato l’ordine delle sue priorità. Che sono, in primis, fregarsene del giudizio altrui.

La maturità aiuta ad affrontare, ma soprattutto ad apprezzare, le situazioni che scegliamo di vivere. Non concepisco il rapporto profondo con un uomo senza un figlio.

Anche se arriva a 49 anni, quando molti già ti danno per “spacciata”, per “troppo vecchia”.

Alessandra semplicemente ha sempre vissuto la sua vita, lontano da scandali, immune ai pettegolezzi, non per presunzione o per superiorità ma perché ha sempre dato più importanza solo alla propria felicità. Che fosse con un uomo più grande di 25 anni o più giovane di 20.

Se n’è sempre fregata. Ma sempre in punta di piedi.